A febbraio l’indicatore dei servizi torna a 50 punti. Ma salgono le pressioni sui prezzi. Per i gestori, l’Eurotower sarà ancora più cauta. E dai verbali di gennaio emerge che la maggioranza teme i tagli prematuri
Gli indici PMI di febbraio fanno “ben sperare in una ripresa dell’Eurozona”. Parola degli economisti di Hcob, che nell’ultima rilevazione evidenziano come il risultato del settore servizi sia tornato dopo sette mesi a quota 50 e quindi abbia raggiunto la fatidica soglia spartiacque tra contrazione e crescita. Una buona notizia per l’Area, che ha però un rovescio della medaglia: i prezzi di vendita sono aumentati a un tasso più veloce per la quarta volta di fila in scia agli aumenti salariali proprio nel terziario. Per gli analisti, si fa quindi sempre meno probabile l’ipotesi di una riduzione dei tassi a giugno da parte della Banca centrale europea. Specie considerando che i suoi funzionari, come emerge dai verbali della riunione di gennaio, si sono trovati d’accordo nel ritenere prematuro parlare di tagli.
Norman Liebke, economista della Banca centrale di Amburgo
Se il PMI dei servizi ha superato abbondantemente il 48,8 stimato dagli economisti, decisamente meno bene ha fatto l’attività manifatturiera. L’indice del settore è infatti sceso ai minimi da due mesi, da 46,6 a 46,1, deludendo le attese di una risalita a quota 47. La spinta del terziario ha comunque permesso alla metrica composita di aumentare da 47,9 a 48,9, al di sopra del consensus (48,5) e ai massimi da otto mesi. “Con l’Eurozona che ha imboccato la strada della ripresa, si intravede un barlume di speranza”, ha commentato l’economista della Banca commerciale di Amburgo Norman Liebke. A suo parere, anche gli ultimi dati relativi al livello di occupazione, in crescita più rapida rispetto al mese precedente, suggeriscono infatti un certo ottimismo.
Bene la Francia, nuova delusione dalla Germania
A livello di singoli Paesi, l’indice Hcob PMI manifatturiero francese ha battuto le stime ed è salito a 46,8 dal 43,1 di gennaio: si tratta del massimo degli ultimi undici mesi. Bene anche il dato sui servizi, che si è attestato a 48 punti dai precedenti 45,4, mentre quello composito è balzato a 47 da 44,6. Resta invece preoccupante la situazione tedesca. La manifattura teutonica ha infatti riportato una pesante battuta d’arresto a febbraio, con il relativo PMI sceso da 45,5 a 42,3 e sotto le stime. Anche se i servizi sono risaliti a 48,2 contro attese ferme su 48, l’indice composito è sceso da 47 a 48,1. Un dato, anche questo, inferiore al consensus (47,5) e in contrazione per l’ottavo mese di fila. “Mentre la ripresa della Francia è stata più forte sia per i servizi che per il manifatturiero, Berlino è rimasta indietro”, ha spiegato Liebke. Al punto da rallentare l’intera economia continentale, come “chiaramente dimostrato dal forte declino della produzione e dalla frenata dei nuovi ordini”. Infine, la situazione difficile è testimoniata anche dalle aziende campione che hanno “ridotto ulteriormente la loro forza lavoro”.
BCE, si rafforzano i falchi
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Intanto Eurostat ha confermato la stima preliminare sull’inflazione dell’Eurozona di gennaio, scesa al 2,8% dal 2,9% di dicembre. “Il contributo maggiore è venuto dai servizi (+1,73%), che hanno toccato il picco degli ultimi dodici mesi, ma anche da generi alimentari, alcol e tabacco (+1,13%), beni industriali non energetici (+0,53%) ed energia (-0,62%)”, analizza Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. Per l’esperto, il trend ribassista dei prezzi sembra giocare a favore della battaglia della Bce per riportare il carovita entro il target del 2% nel medio termine. “Ma la banca centrale dovrà riuscire a mantenere il difficile equilibrio fra la lotta all’inflazione insieme al rischio di stagnazione economica e il calo della domanda dei consumatori”, avverte.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, punta l’attenzione sul quarto aumento consecutivo dell’indice dei prezzi Pmi del terziario. “Il dato è in linea con le indagini della Commissione europea e mostra che l’inflazione dei servizi probabilmente rimbalzerà anche quest’anno. Pertanto, il rischio che rimanga a livelli significativamente superiori all’obiettivo del 2% fissato dalla Bce è in aumento”, mette in guardia.
Per l’esperto, questi dati daranno argomenti ai falchi del Consiglio direttivo: un aumento così forte del Pmi composito, guidato dai servizi, sosterrà la tesi secondo cui l’Eurozona ha già superato il picco della politica monetaria restrittiva. Mentre il quarto aumento consecutivo dei prezzi del settore metterà in allerta l’intero board. “Il rischio che il primo taglio di quest’anno venga rimandato oltre giugno è chiaramente in aumento. È infine plausibile che la Bce, quando taglierà, lo farà solo molto gradualmente e comunicherà questo percorso ai mercati”, osserva Wieladek. Per lo specialista, queste tendenze continueranno e saranno favorevoli per l’euro e ribassiste per il Bund.
Verbali Bce: rischi maggiori con tagli prematuri
D’altra parte, l’intero board di Francoforte appare cauto su una svolta della politica monetaria. Dalle minute della riunione di gennaio emerge infatti un “ampio consenso” riguardo al fatto che fosse prematuro discutere di un allentamento. E viene sottolineato che “il rischio di tagliare i tassi ufficiali troppo presto veniva ancora considerato superiore rispetto a quello di ridurli troppo tardi”. Per i banchieri centrali, il cambio di rotta nel caso in cui l’attività economica riprendesse più del previsto, la crescita salariale accelerasse o emergessero nuove pressioni inflazionistiche “potrebbe comportare elevati costi di reputazione”. Per questo motivo, nei verbali vengono definite ancora necessarie “continuità, cautela e pazienza”, dal momento che il processo disinflazionistico resta fragile e un rallentamento troppo precoce potrebbe vanificare i progressi compiuti.
La Banca centrale europea rimarca comunque che i dati sull’inflazione complessiva e sottostante sono stati “costantemente al di sotto dei livelli previsti, suggerendo perciò un processo disinflazionistico più rapido di quanto atteso”. E ritiene quindi “probabile” che a marzo, con le nuove proiezioni, si verifichi una revisione al ribasso delle stime per il 2024. Tuttavia, precisano i funzionari, le prospettive sui prezzi “restano particolarmente nebulose nel breve periodo”.
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