Dicembre chiude con un calo dell’1,6%, ben oltre le stime. Per gli analisti il futuro dell’industria tedesca resta cupo
Il paziente tedesco continua a non dare segnali di miglioramento. La produzione industriale della Germania ha infatti registrato un nuovo arretramento a dicembre, calando dell’1,6% dallo 0,2% di novembre, e portato a sei i totale delle contrazioni rilevati negli ultimi otto mesi. Un dato, peggiore anche delle attese, che fa il paio con l’arretramento del 3% su base tendenziale e porta il dato dell’intero 2023 a chiudere in negativo dell’1,5%. Per gli analisti, il futuro dell’economia teutonica si fa quindi sempre più cupo e getta ombre scure sull’intera Eurozona.
Secondo l’ufficio di statistica Destatis, l’industria chimica e quella delle costruzioni hanno registrato il calo maggiore: rispettivamente 7,6% e 3,4%. Due dati che sono arrivati a gelare le flebili speranze sorte mercoledì, quando i numeri hanno mostrato un inaspettato aumento al 9,8% dei nuovi ordini alle fabbriche. In realtà anche questo bilancio si è rivelato meno positivo delle apparenze, perché fortemente condizionato da alcuni ordini importanti in settori circoscritti come quello aereo.
Segnali negativi per i gestori. Ma qualche spiraglio c’è
Andrea Volpi, economista della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sottolinea come questi ultimi dati sulla produzione e sugli ordini non siano per nulla incoraggianti. Specialmente a fronte di una domanda sottostante che resta piuttosto debole. “Nonostante offrano qualche timido segnale di attenuazione della recessione le indagini di fiducia rimangono coerenti con un debole inizio di 2024 per l’industria”, evidenzia l’esperto.
Anche per Ralph Solveen, economista senior di Commerzbank, il fatto che la produzione sia scesa di quasi il 2% nel quarto trimestre rappresenta una ragione importante per la contrazione dell’economia tedesca. E anche il futuro non promette nulla di buono. “Il debole sviluppo degli ordini in entrata fa temere che la produzione continuerà a scendere nei primi mesi di quest’anno”, avverte l’analista.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Di parere leggermente diverso Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, secondo cui si intravedono prospettive di miglioramento a breve termine. “Il ciclo delle scorte e la transizione industriale successiva alla guerra in Ucraina potrebbero aiutare gli ordini a riprendersi“, spiega. Inoltre, dopo il forte calo dei prezzi energetici dello scorso anno, l’esperto sostiene che le imprese tedesche abbiano iniziato a emettere più debito poiché si sono convinte che l’Europa può vivere senza il gas russo”. Una comportamento che, storicamente, ha anticipato la produzione di beni capitali di circa nove mesi.
Secondo Wieladek, quindi, gli ordini di beni strumentali probabilmente aumenteranno nel breve termine. Ed è plausibile che la ricostituzione delle scorte, insieme all’aumento della domanda di investimenti, porterà a una ripresa delle commesse anche su più ampi orizzonti futuri. “Non prevedo un boom economico ma ritengo probabile che si assista a una modesta ripresa e che gli ordini di fabbrica tedeschi smettano almeno di ridursi”, conclude.
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