Oro, i gestori vedono rosa. Ecco perché
Tra gli acquisti delle banche centrali, quelli boom da parte degli investitori retail e una Fed accomodante, il rally continuerà. E un’eventuale correzione azionaria potrebbe rivelarsi un’opportunità
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La fiammata degli spread e il ribasso delle principali Borse mondiali rappresentano una grossa sfida soprattutto per i gestori di fondi multi-asset, che per definizione si pongono come obiettivo quello di gestire entrambe le asset class.
Per questo motivo abbiamo chiesto ai principali gestori dei fondi bilanciati più diffusi fra gli investitori italiani come si stanno muovendo in questa fase complicata dei mercati dopo che i recenti dati di inflazione stanno spingendo le banche centrali dei paesi sviluppati a rivedere le loro politiche monetarie in maniera più aggressiva.
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“La vera preoccupazione per i mercati – spiega Luigi Cesari, head of Italian Balanced Institutional portfolio di Amundi Sgr – è fin dove le banche centrali dovranno arrivare in termini di rialzi prima di assistere ad un calo sostenuto dell’inflazione fino al loro target di inflazione (il 2%)”.
Anche la Banca Centrale Europea si muove in questa direzione e nell’ultimo meeting, come conseguenza del forte rialzo dell’inflazione europea di maggio all’8,1%, è stata decisamente più hawkish dichiarando l’inizio del ciclo di rialzi già a luglio e la possibilità di aumentare l’entità dei rialzi stessi (da 25 bp a 50 bp) a settembre se l’inflazione non dovesse mostrare segni di rallentamento. La Bce ha inoltre annunciato anche la fine del programma di acquisti App, condizione necessaria per il rialzo, data la sequenzialità della sua politica monetaria.
L’attenzione del mercato si è concentrata sul riprezzare sia rialzi più sostenuti da parte della Bce sia livelli di spread ancora più elevati.

“Può sembrare paradossale ma più che le parole dette, si sono fatte sentire sul mercato quelle non dette. Non è stato presentato nulla di specifico per rendere la restrizione monetaria simmetrica sulle varie circoscrizioni: nessuna tutela per gli spread della periferia, che reagiscono in modo direzionale”, sostiene Marco Piersimoni, senior investment manager, Pictet Asset Management.
E nella seconda parte dell’anno, secondo Cesari di Amundi, “ci sarà un cambio di regime, con i consumi in rallentamento a causa dell’elevata e persistente inflazione e un conseguente rallentamento dell’economia che dovrebbe spingere le tensioni inflazionistiche a rientrare. Ora più che mai il dato più importante che verrà monitorato dal mercato e dalle stesse banche centrali è quello sull’inflazione, al contrario dei cicli passati in cui un rallentamento dell’economia poteva spingere le banche centrali ad allentare le maglie della politica monetaria”, spiega l’esperto.
“La vera scommessa – va avanti Cesari – per le banche centrali è rialzare i tassi di interesse per calmierare l’inflazione evitando di portare le economie in recessione, una circostanza che avrebbe delle conseguenze e un impatto sui mercati ben più profondo”.
“In termini di posizionamento sui portafogli, questi cambi di politica monetaria ci portano ad essere più cauti sul fronte dei tassi di interesse e degli asset rischiosi in generale”, analizza Cesari, poiché si aspetta “una correlazione ancora elevata tra obbligazioni ed azioni nei prossimi mesi”.
“Avendo assistito negli ultimi due anni a qualche comunicazione eccentrica da Francoforte (“we are not here to close spreads”, marzo 2020), abbiamo agito in anticipo: abbiamo ridotto ulteriormente le posizioni di rischio tasso sui governativi europei, azzerando di fatto il rischio Italia”, spiega. “Oltre a questo – aggiunge l’esperto – abbiamo comprato franco svizzero contro euro, anche in questo per tutelare il portafoglio da un avvio non felicissimo della campagna di restrizione monetaria”, spiega Piersimoni.
“Rimaniamo cauti con i sottopesi in azioni e credito. All’interno del reddito fisso, siamo anche sottopesati negli Stati Uniti rispetto ad altri paesi sviluppati”, spiega Salman Ahmed, global head of Macro & Strategic Asset Allocation Fidelity International. “Mentre attraversiamo questa fase ‘da falco’ – spiega – pensiamo che questa configurazione di view sia sensata. Riteniamo che i mercati del credito rimarranno vulnerabili, data la possibilità di grave rallentamento e recessione che l’attuale inasprimento indotto dalla Fed possa far precipitare”. “Pensiamo anche che ci stiamo avvicinando al punto in cui il danno alla crescita, che è in arrivo, comincerà a dominare l’inflazione come preoccupazione principale sia per i responsabili politici, sia per i mercati”, chiosa Ahmed.

In M&G Investments la view multi-asset è stata spiegata da Fabiana Fedeli, chief investment officer Equities e Multi Asset della società: “Nella prima metà di maggio e in seguito alla correzione, nelle nostre strategie multi-asset siamo passati da una posizione di sottopeso sulla duration e da una posizione compresa tra il neutrale e il sottopeso sulle azioni a una posizione neutrale su entrambe le asset class. Continuiamo a essere cauti e selettivi e a detenere livelli di liquidità più elevati del solito, convinti che questo sia un mercato in cui preservare il capitale e attendere opportunità migliori. In ambito azionario, abbiamo tratto vantaggio dalla volatilità di mercato acquistando selettivamente alcuni titoli che avevano perso terreno. I titoli tecnologici hanno offerto alcune opportunità interessanti”.

“Dal punto di vista dei mercati azionari i rendimenti saranno inferiori a quelli visti negli ultimi dieci anni”. La pensa così Klaus Kaldemorgen, portfolio manager DWS concept Kaldemorgen, intervenuto in un evento della casa di gestione sulle prospettive dei portafogli multi-asset. “Mi aspetto – afferma – che i mercati azionari produrranno rendimenti nominali intorno al 7% nei prossimi anni, al di sotto dei rendimenti che siamo stati abituati a vedere negli ultimi 10 anni e comunque inferiori alla media di lungo termine del mercato azionario”.
La prospettiva multi-asset di Kaldemorgen, come spiega il gestore stesso, si basa sul principio di diversificazione “a tre cluster”: azionario growth, value e dividend. “In questa fase di mercato è necessario essere in grado di adattarsi in modo flessibile alle mutevoli condizioni di mercato. Quindi ciò che abbiamo fatto nei nostri portafogli total return è stato aumentare la solidità dei nostri portafogli azionari spostandoci dalla componente growth a quella ciclica”, analizza.
La componente reddito fisso del portafoglio è stata invece progressivamente “sostituita” da nomi difensivi con rendimenti da dividendi interessanti in settori come, ad esempio, farmaceutico o delle telecomunicazioni. “Questi nomi offrono qualità che non troviamo più nello spazio del reddito fisso, vale a dire una volatilità limitata e un flusso di reddito relativamente prevedibile”, conclude il gestore.
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