A marzo i prezzi dell’Area euro sono arretrati al 2,2%. Giù anche il dato core e quello dei servizi. Ma a Francoforte aumentano i membri a favore di una pausa in vista dei dazi. Anche per i gestori, Lagarde potrebbe scegliere fermarsi
Nell’Eurozona il processo di disinflazione prosegue e fa sperare mercati. A marzo i prezzi al consumo nell’Area sono infatti arretrati ancora, come atteso, attestandosi al 2,2% dal 2,3% di febbraio. Merito non solo del forte calo dei costi energetici, ma anche del rallentamento dell’inflazione dei servizi, sempre attentamente monitorata dalla Banca centrale europea. Si rafforzano quindi le scommesse degli investitori sulla possibilità di una taglio dei tassi tra due settimane, ora prezzato al 70%-75%, nonostante alcune indiscrezioni diano in crescita il fronte a favore di una pausa all’interno del board di Francoforte.
Secondo la stima flash di Eurostat, il mese scorso si è raffreddato anche l’indice core dei prezzi, quello al netto delle componenti più volatili e quindi maggiormente monitorato dalla BCE. È sceso al 2,4% dal 2,6% precedente, facendo meglio del 2,5% atteso dagli analisti. Ma soprattutto il dato dei servizi è calato al 3,4% dal 3,7%, allontanandosi dalla soglia del 4% dove era rimasto inchiodato per quasi tutto il 2024 preoccupando non poco i policymaker. Buone notizie sono arrivate anche dal manifatturiero del blocco, con l’indice PMI che ha a marzo mostrato i primi segnali di ripresa. Secondo l’indagine a cura di S&P Global, l’indicatore è salito a 48,6 punti, appena sotto la stima preliminare di 48,7 ma molto più vicino alla soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Inoltre la misura della produzione, che confluisce nel PMI composito in calendario giovedì, è balzata a quota 50,5 da 48,9 per la prima volta in due anni.
Il board BCE valuta una pausa
Un quadro che lascia bene sperare, ma su cui pende la minaccia dei dazi di Donald Trump. La nuova politica tariffaria dell’amministrazione USA e le eventuali ritorsioni potrebbero infatti rallentare la crescita e riaccendere la corsa dei prezzi, creando potenzialmente un ambiente di stagflazione. Sarebbe questo il motivo, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, per cui all’interno del board dell’Eurotower stanno aumentando i membri a favore di una pausa cautelativa nel processo di allentamento monetario. L’esito della riunione del 17 aprile, insomma, sarebbe decisamente più incerto di come i mercati prevedono, proprio a causa dell’elevata incertezza sulle politiche commerciali e dell’aumento delle spese militari in Europa.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Anche per Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, un pausa resta probabile. Nonostante i dati rincuoranti sui prezzi nell’Area, infatti, l’esperto fa notare come non manchino divergenze tra i vari Stati membri: “In Italia l’inflazione è passata dall’1,6% di febbraio al 2% di marzo, toccando il valore più alto dell’ultimo anno, laddove in Germania è scesa al 2,2%, il livello più basso degli ultimi quattro mesi. Questi dati contrastanti evidenziano una disinflazione irregolare, che ostacola il tentativo della BCE di stabilizzare le pressioni sui prezzi nell’Eurozona”, spiega. Ovviamente, poi, bisogna tenere conto che ai numeri dell’inflazione fa da sfondo un contesto complesso, segnato dagli imminenti dazi statunitensi, che “avranno un impatto diretto sulle principali economie dell’UE, dall’industria dell’automotivetedesca a quella vitivinicola francese”. Per Flax, insomma, l’Eurotower ha ancora alcune settimane a disposizione per valutare la situazione prima della prossima riunione, ma “con così tante incertezze in gioco, potrebbe optare per mantenere i tassi invariati ad aprile e riconsiderare eventuali interventi più avanti nel corso dell’anno”.
Di diverso parere Filippo Diodovich, senior market strategist IG Italia, secondo cui queste cifre sull’inflazione confermano che la Bce andrà avanti con l’allentamento. “Crediamo che i tagli siano necessari per rilanciare la ripresa economica delle economie del Vecchio Continente”, afferma. Aggiungendo che Lagarde e colleghi resteranno comunque molto vigili sull’andamento delle variabili macroeconomiche, in particolare sull’inflazione, e cercheranno di valutare nei prossimi mesi gli effetti delle politiche commerciali degli Stati Uniti. “Manteniamo le nostre aspettative su una riduzione dei tassi di interesse nell’Eurozona di ulteriori 50 bps nel corso del 2025. Riteniamo possibile quindi che ci possa essere un taglio back-to-back già nella prossima riunione di aprile perché crediamo che sia difficile constatare gli effetti dei dazi sull’economia europea in così poco tempo”, precisa.
Per Ulrike Kastens, senior economist di Dws, l’istituto centrale sarà rimasto soddisfatto, dal momento che un ulteriore allentamento dei prezzi dei servizi è una premessa fondamentale per raggiungere l’obiettivo del 2%. “Nonostante gli effetti stagionali, ci aspettiamo che i tassi di inflazione rimangano sopra la soglia del 2% nei prossimi mesi. Ciò, insieme a un miglioramento delle prospettive economiche, limita la possibilità della Bce di ridurre i tassi”, avverte.
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