Secondo gli asset manager ora la priorità di Francoforte è proteggere la crescita dell’Eurozona dai dazi di Trump. E ci saranno almeno altre due sforbiciate. La rotta, però, non è segnata e potrebbe cambiare
Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia e membro del board di Francoforte
Il meeting di aprile della Banca centrale europea ha gettato un po’ di luce nel buio dell’incertezza scatenata da Donald Trump sui mercati globali. Francoforte, oltre a tagliare nuovamente i tassi, ha infatti reso evidente che la sua priorità è ora quella di sostenere la crescita dell’Eurozona minacciata dalle tariffe USA. Il concetto è stato ribadito neppure ventiquattr’ore dopo dal governatore francese e membro del consiglio direttivo, Francois Villeroy de Galhau, secondo cui il rischio di un aumento dell’inflazione dovuto ai dazi appare “piuttosto basso”. “Siamo pronti ad agire velocemente di fronte a qualsiasi informazione disponibile”, ha assicurato, parlando di “agile pragmatismo” di fronte a possibili ulteriori shock economici. Alla luce di tutto questo, per i gestori non c’è dubbio che l’allentamento monetario sia destinato a proseguire, anche se il percorso non è privo di incognite.
“Anche senza un impegno formale su un percorso dei tassi, riteniamo che due aspetti siano essenziali: i rischi economici per l’Eurozona sono aumentati e ci aspettiamo che la tendenza disinflazionistica si rafforzi ulteriormente nei prossimi mesi, grazie alla riduzione dei prezzi dell’energia e all’apprezzamento dell’euro”, analizza Ulrike Kastens, senior economist di DWS. Per l’esperta, la porta è dunque “ampiamente aperta” a ulteriori tagli dei tassi nei mesi a venire.
Secondo Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International, con un possibile shock di crescita di 75 punti percentuali derivante dai dazi statunitensi, quest’anno l’espansione nell’Area euro si rivelerà scarsa o nulla. Inoltre è probabile che il processo di disinflazione acceleri quando le merci cinesi inizieranno a essere spedite verso l’Eurozona a volumi più elevati. “Di conseguenza, manteniamo la nostra previsione di base secondo cui il tasso finale si sposterà all’1,5%, probabilmente entro settembre”, afferma. Puntualizzando come i rischi legati a questa view dipendano soprattutto dalla reazione di Bruxelles alla guerra di Trump.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Anche secondo Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, Lagarde non ha terminato il ciclo di tagli e il costo del denaro continuerà a scendere in modo graduale. “L’attuale prezzo del tasso terminale, intorno all’1,55%, suggerisce un orientamento leggermente accomodante per il tasso di deposito. A giugno, con le nuove proiezioni dello staff, la BCE dovrebbe essere in una posizione migliore per determinare se sarà necessario un orientamento decisamente espansivo”, osserva.
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments
Sulla stessa lunghezza d’onda Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, secondo cui ci saranno altre due riduzioni di 25 punti base a giugno e luglio, che porteranno il tasso chiave all’1,75%. Tuttavia, fa notare, “l’evoluzione della guerra commerciale potrebbe propendere per una soglia tassi ancora più bassa”.
Roelof Salomons, chief investment strategist per i Paesi Bassi presso il BlackRock Investment Institute, evidenzia l’atteggiamento dovish emerso dal meeting. “La direzione del costo del denaro è ancora in discesa, ma potrebbero esserci alcuni ostacoli lungo il percorso”, avverte. Precisando che l’istituto centrale potrebbe vedersi costretto a modificare la rotta per gestire sia gli effetti delle tariffe sia quelli degli stimoli fiscali. “Nel breve termine, prevediamo una probabilità leggermente maggiore che Francoforte tagli i tassi al di sotto della soglia neutrale, che attualmente si attesta intorno al 2%. Ma nel lungo termine, una maggiore spesa pubblica aumenterà ladomanda di prestiti e spingerà verso l’alto i tassi neutrali. I prezzi di mercato sono in linea con le nostre aspettative”, chiarisce.
Si naviga a vista
Per Karsten Junius, cfa chief economist di J. Safra Sarasin, le prossime due sforbiciate ci saranno a giugno e settembre. Ma sottolinea che “la guerra commerciale è uno shock politico al quale le banche centrali dovrebbero rispondere in modo diverso rispetto a un disastro naturale come la pandemia”. Devono infatti tenere conto del fatto che i policymaker possono cambiare idea e invertire lo shock, ma possono anche amplificarlo. Ad esempio, chiarisce, “l’UE potrebbe imporre dazi di ritorsione sulle esportazioni statunitensi, provocando un aumento dell’inflazione anche nell’Area dell’euro”. Pertanto, secondo l’esperto l’approccio di Lagarde e colleghi, basato sui dati e valutato riunione per riunione, “non ha alternative reali”.
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