A marzo l’inflazione in Francia e Spagna arretra e fa ben sperare per il dato UE. Ai minimi le aspettative sui prezzi dei consumatori del blocco. Per gli analisti, Lagarde ridurrà i tassi ancora due volte
I mercati ora ci credono. La Banca centrale europea potrebbe tagliare nuovamente il costo del denaro il prossimo 17 aprile, nonostante una parte del board nelle ultime settimane sia tornata a parlare di cautela auspicando una pausa. Il merito è dell’inflazione, da cui continuano ad arrivare segnali di arretramento: a marzo, infatti, il carovita in due delle maggiori economie dell’Area, Francia e Spagna, si è attestato sotto le previsioni, mentre le aspettative dei consumatori del blocco sulla crescita futura dei prezzi sono rimaste ai minimi. Un quadro che ha portato gli investitori a prezzare tra l’80%-85%, dal precedente 65%, la possibilità di una nuova riduzione dei tassi nella prossima riunione.
Cruciale sarà il dato sull’inflazione di marzo dell’intera Eurozona, che verrà diffuso il primo aprile.Intanto, però, i risultati di Parigi e Madrid fanno ben sperare. In Francia infatti i prezzi sono rimasti stabili allo 0,9% questo mese, contro l’1,1% del consensus. E la Spagna ha visto il carovita calare al 2,2% dal 2,9%, ben al di sotto del 2,6% delle previsioni. Ne deriva che il CPI del blocco, complice anche i più modesti aumenti salariali, potrebbe rivelarsi inferiore alle aspettative e avvicinarsi al target del 2%, in netto anticipo rispetto alle attese di alcuni banchieri centrali.
Positive anche le aspettative dei consumatori
Buone notizie sono arrivate poi anche dall’indagine della BCE sulle aspettative dei consumatori. A febbraio, il tasso mediano di inflazione percepita nei dodici mesi precedenti è infatti sceso al 3,1% dal 3,4% di gennaio, il livello più basso da settembre 2021. E soprattutto le attese mediane per i prossimi dodici sono rimaste invariate al 2,6%, così come quelle a tre anni si sono confermate al 2,4%. In leggero calo, poi, anche l’incertezza sulle aspettative di inflazione nei prossimi dodici mesi, che ha toccato il livello più basso da gennaio 2022.
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca centrale europea
Tra i consumatori europei continua però ad aumentare il pessimismo rispetto alla crescita economica, con attese per una contrazione nei prossimi dodici mesi all’1,2%, dopo il calo dell’1,1% registrato a gennaio. Colpa anche delle tensioni internazionali e della possibile guerra commerciale globale. Su questo argomento lo stesso Luis de Guindos, vicepresidente della BCE, ha rimarcato la forte incertezza, chiarendo che un conflitto a colpi di tariffe avrebbe un impatto pesante soprattutto sulla crescita economica. “Per l’inflazione avrebbe un effetto negativo, in quanto un dazio è una tassa sui beni importati, ma nel medio termine la riduzione dell’attività economica compenserebbe in qualche modo questo impatto iniziale”, ha spiegato.
Goldman Sachs scommette su altri due tagli consecutivi
Proprio la crescita stentata dell’Eurozona, ora seriamente messa in pericolo delle politiche di Donald Trump, porta molti analisti a considerare più che probabile un nuovo taglio di 25 punti base il mese prossimo. Per Goldman Sachs ci sono “solide ragioni”, nonostante l’esito del meeting resti aperto. La banca USA vede poi anche un’ulteriore riduzione a giugno, che porterebbe il tasso sui depositi al 2%. Quest’ultimo dovrebbe essere il livello terminale, scrivono gli analisti, che in precedenza stimavano un final rate all’1,75%.
“L’inflazione di fondo sembra chiaramente avviata a raggiungere il 2% entro la fine dell’anno, la politica monetaria appare ancora relativamente restrittiva con un tasso sui depositi al 2,5%; l’aumento della spesa pubblica richiederà tempo per sostenere l’economia e probabilmente avrà effetti limitati sui prezzi”, si legge nel report. Inoltre, notano gli esperti della banca americana, le prospettive economiche degli Stati Uniti si sono deteriorate e l’Area euro deve affrontare rischi al ribasso significativi nel breve termine a causa dei dazi. “Vediamo quindi una solida giustificazione per un nuovo taglio del tasso di riferimento il 17 aprile”, affermano. Sottolineando che mantenere invariato il costo del denaro senza fornire alcuna indicazione sulla traiettoria futura potrebbe comportare un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie. “Il che potrebbe risultare indesiderabile alla luce dei rischi al ribasso in aumento per la crescita nel breve termine”, avvertono.
T. Rowe Price: tasso finale all’1,75%
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Anche Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, scommette su un taglio. “La decisione di aprile dipende da diversi dati principali: PMI di marzo, la guerra commerciale USA-UE, la disinflazione dell’IPC di marzo e l’inasprimento delle condizioni di prestito nell’indagine sui prestiti bancari”, spiega. Tre di queste quattro condizioni sono già soddisfatte: “I PMI sono stati più deboli nel settore dei servizi, che è quello che interessa alla BCE. È ormai evidente che gli Stati Uniti e l’Unione Europea si stanno dirigendo verso una probabile guerra commerciale prolungata e i dati sull’inflazione di Francia e Spagna hanno dimostrato che la disinflazione è ormai ben avviata”. A suo parere però il carovita complessivo probabilmente non raggiungerà l’obiettivo del 2% quest’anno: a gennaio e febbraio, infatti, una serie di aumenti dei prezzi dei servizi regolamentati ha offuscato il quadro generale.
Nel complesso però, secondo l’esperto, i dati sui prezzi consentono all’Eurotower di dare maggior peso alla crescita nella sua funzione di reazione. “Data l’entità degli shock negativi sulla crescita che l’Area euro sta subendo, la BCE continuerà a tagliare ad ogni riunione fino a raggiungere l’1,75%, al di sotto del tasso neutrale del 2%. Se alla fine taglierà più di così, dipenderà dall’entità dei dazi statunitensi”, conclude.
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