3 min
Nei verbali di gennaio si legge che con tutta probabilità il tasso neutrale sarà più alto che in passato. E che le stime di crescita di dicembre sono state troppo ottimistiche. Per la banca USA, Trump costerà lo 0,5% del PIL
Con il taglio di gennaio i tassi di interesse dell’Eurozona si sono avvicinati all’obiettivo, dal momento che con tutta probabilità il livello neutrale sarà più alto rispetto al periodo pre pandemia. È questo uno dei messaggi chiave che arriva dai verbali dell’ultima riunione della Banca centrale europea, quando il costo del denaro è stato ridotto con voto unanime al 2,75%. “Ci stiamo avvicinando al punto in cui la politica monetaria non può più dirsi restrittiva”, si legge nelle minute, dove però viene ribadito che il board ritiene ancora “prematuro discutere di un possibile livello di atterraggio”. L’attenzione dell’Eurotower resta infatti puntata sul difficile contesto geopolitico, che minaccia di avere pesanti ripercussioni sia sulla crescita, già stentata, sia sull’inflazione.
📰 Leggi anche “Eurozona, tagliate le stime sul PIL. Allarme dazi Trump“
Quanto ai prezzi, i banchieri centrali hanno convenuto che il processo disinflazionistico appare sulla buona strada. Sebbene l’obiettivo del 2% non sia ancora stato raggiunto e si preveda che il carovita rimanga al di sopra nel breve termine, viene specificato che la fiducia “in una convergenza tempestiva e sostenuta è aumentata”. Sia l’indice headline sia quello core sono infatti recentemente scesi al di sotto delle proiezioni Bce.
La BCE vede grigio: precedenti stime sul PIL troppo ottimistiche
A spingere il consenso dei governatori sul taglio di 25 punti base sono state poi anche le prospettive di crescita, che continuano ad essere deboli. Anzi, nei verbali si legge che le precedenti stime sul PIL appaiono ora “troppo ottimistiche”, considerato che non tengono conto dell’impatto dei dazi Usa. Questi, infatti, certamente cambieranno il quadro, dal momento che la domanda estera “ha dato la spinta maggiore alla crescita negli ultimi due anni”. Per il board dell’Eurotower, le previsioni di dicembre sono quindi destinate a peggiorare, perché “si stanno materializzando segnali di rischi al ribasso”. Gli ultimi sondaggi dei previsori professionali, degli analisti e del Fondo monetario internazionale “suggeriscono una revisione al ribasso delle stime della Zona euro nel 2025 e 2026”, viene sottolineato. Viste queste view peggiorate, secondo Francoforte non è più così sicuro che quest’anno ci sarà una ripresa guidata dai consumi. Inoltre, “è difficile essere ottimisti sul quadro economico” visto che “le previsioni di dicembre non comprendono l’impatto dei dazi USA”.
📰 Leggi anche “Eurozona, la crescita resta anemica“
Anche Goldman Sachs lima le previsioni sull’Eurozona
Intanto, anche gli analisti di Goldman Sachs hanno fatto sapere che le prospettive di crescita a breve termine dell’Area euro “restano deboli”. In un aggiornamento sull’economia europea pubblicato mercoledì, gli esperti della banca USA sottolineano che il flusso dei dati macro è leggermente migliorato, come testimonia il PMI composito di febbraio, ma precisano che continuano a soffiare forti alcuni venti contrari. In particolare preoccupano le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. “Stimiamo che i piani del presidente Trump di imporre tariffe sull’acciaio, sui beni essenziali e sulle auto dell’UE ridurranno il PIL reale dell’area euro dello 0,5% quest’anno, compresi gli effetti dell’elevata incertezza della politica commerciale. Inoltre, vediamo rischi materiali al ribasso qualora gli Stati Uniti imponessero una tariffa su tutti i beni provenienti dall’UE. Pertanto, rimaniamo cauti sulla crescita del 2025”, si legge nel report.
Per quest’anno Goldman Sachs vede una crescita modesta dello 0,7% (contro un consensus dell’1%) che poi dovrebbe accelerare all’1,1% nel 2026 e all’1,3% nel 2027, stime alzate rispettivamente di 1 e 2 decimi. Una spinta potrebbe però arrivare da un accordo di pace in Ucraina. Per gli analisti USA, il PIL del blocco potrebbe aumentare dello 0,2% in uno scenario di cessate il fuoco limitato e dello 0,5% in uno scenario più favorevole. Merito di prezzi del gas più bassi, di un’inflazione generale più contenuta, di una maggiore fiducia, di condizioni finanziarie più favorevoli e di ricadute positive dalla ricostruzione dell’Ucraina. Si avrebbe dunque “un modesto impulso alla crescita da un cessate il fuoco, a meno che non si raggiunga un accordo di pace globale”, conclude il report.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.