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Dalla terza edizione del Bain Banking Event di Milano, un quadro del settore rispetto agli equilibri geopolitici e finanziari. Tante l’opportunità individuate dagli esperti, a partire da innovazione e stabilità. Ma non mancano i rischi
Fare sistema. E non c’entra solo il ben noto concetto di sistema Paese. Come sottolinea Elena Goitini, amministratrice delegata di BNL e responsabile del gruppo BNP Paribas in Italia, il sistema del quale si ha necessità è quello europeo. “L’Europa non esiste senza l’unione bancaria e il mercato unico dei capitali. Se non ora quando?”, si chiede retoricamente la manager riflettendo sulla chance che il Vecchio Continente ha di giocare la sua partita nel mondo finanziario e all’interno di equilibri geopolitici sempre più frantumati. Gli esperti del settore concordano tutti, a partire da Marco Elio Rottigni, direttore generale di Abi: “Il mercato europeo è frammentato e ha un ostacolo strutturale, cioè non ci sono regole uniche. Il primo passo è arrivare il più velocemente possibile alla capacità di mettere a sistema un modello di regole che valgano per tutti”, chiarisce.
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Alla terza edizione del Bain Banking Event di Milano, i leader del settore hanno condiviso uno sguardo privilegiato su come il settore finanziario stia rispondendo alle attuali sfide: volatilità dei mercati vicina ai massimi storici, imprese che affrontano una fase di ripensamento delle supply chain e tecnologia che offre importanti opportunità di efficientamento e miglioramento della customer experience ma al contempo chiama ad una revisione profonda dei modelli operativi. Una tavola rotonda che, insieme a Goitini e Rottigni, ha visto confrontarsi anche Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo e Giovanni Ronca, responsabile Wealth Management UBS Italy. “Dalla discussione è emerso come, in un’epoca segnata dall’incertezza, le banche possono rappresentare fari di stabilità e fonti di innovazione. Il contributo del sistema va ben oltre l’intermediazione: contribuisce a generare fiducia, protezione dei consumatori e supporto alla crescita”, ha spiegato il moderatore Luca Penna, senior partner e responsabile Financial Services Southern & Eastern Europe di Bain & Company.
La ricerca di Bain
Il recente intervento degli Stati Uniti per contenere il proprio disavanzo commerciale ha innescato un’ondata di misure protezionistiche, con conseguenze tangibili sull’economia globale. A dirlo è lo studio che Bain & Company ha presentato durante la mattinata di lavori: in soli cinque giorni, sono andati in fumo oltre 10 trilioni di dollari in capitalizzazione di mercato. La volatilità finanziaria ha raggiunto livelli paragonabili a quelli della crisi del 2008 e della pandemia, mentre le banche centrali abbandonano le forward guidance.

Eppure in questo scenario macroeconomico incerto, le banche sono chiamate ad alcune importanti riflessioni strategiche e competitive, offerte dalla tecnologia. Come indica la ricerca, infatti, i principali istituti di credito nazionali hanno investito oltre 1 miliardo di euro in progetti digitali e innovativi e ad oggi l’80% delle attività operative bancarie è potenzialmente automatizzabile.

L’innovazione tecnologica, tuttavia, richiede anche un profondo cambiamento nelle competenze: nei prossimi cinque anni, oltre il 40% delle attuali skills sarà trasformato. Il settore bancario cerca sempre più profili con competenze tecnologiche: in Italia, il 30% delle nuove assunzioni nelle banche riguarda laureati in discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Nel comparto dei servizi finanziari, le assunzioni in ambito intelligenza artificiale sono cresciute del 17%. Nonostante questo, l’offerta di talenti fatica a tenere il passo: in Italia ci sono il 6% in meno di studenti STEM rispetto alla media europea, e un’età media dei dipendenti bancari superiore rispetto alla media. Inoltre c’è l’annoso problema demografico: una persona su quattro ha più di 65 anni e questa fascia d’età detiene oltre il 50% della ricchezza.
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Il ruolo del sistema bancario
Il sistema bancario ha un ruolo cruciale nello sviluppo dell’educazione finanziaria, ancora molto bassa, e nella proposizione di soluzioni e strumenti di wealth & protection in grado di proteggere il potere d’acquisto e supportare il Paese. “Tra il Liberation day e la rivoluzione tecnologica, se dovessi ragionare d’investimenti, avrei una forte paura che la distruzione di ricchezza sia cominciata”, dice Giovanni Ronca, responsabile Wealth Management UBS Italy. “Gli investitori cercano certezza e stabilità ma non la trovano da nessuna parte. Compito delle banche, allora, è essere il loro coach, che sappia guidarli verso il futuro”. È per questo che serve tanta pianificazione, come sottolinea anche Stefano Barrese, responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. “Pianificare è fondamentale ma oggi bisogna farlo su vari scenari. Dobbiamo spingere i piccoli e medi imprenditori che possono investire su un periodo di tre o cinque anni, senza farlo necessariamente in modo tattico. L’asset fondamentale rimane sempre la fiducia”. Guardando, poi al futuro, la banca del 2030 sarà molto diversa da quella che conosciamo adesso. “Sarà una banca ibrida, sarà comunque umana, sarà sostenibile, nel senso che sarà una banca che massimizzerà i profitti tenendo in conto i costi ma anche l’impatto che genera”, conclude Elena Goitini.
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