La presidente dell’Eurotower raccomanda ai Ventisette dialogo e difesa nella guerra dei dazi. E conferma “tagli graduali”. Tasso neutrale fra l’1,75 e il 2,25%. L’inflazione USA? “Un problema loro”
I temuti dazi di Donald Trump contro l’Europa per ora non si sono concretizzati, ma non è detto che non succederà. Per questo è necessario essere pronti, sviluppando ulteriormente il mercato unico e completando la Capital markets union entro quest’anno. Ospite attesissima al World Economic Forumdi Davos, la presidente della Banca Centrale europea, Christine Lagarde, sceglie la via della chiarezza, invitando i 27 Paesi del blocco a continuare sulla via del dialogo con gli USA, ma preparandosi al peggio. Intanto, da parte sua l’Eurotower continuerà con i tagli graduali dei tassi d’interesse, sempre che i dati lo permettano, per nulla spaventata da un eventuale aumento dell’inflazione a stelle e strisce.
La minaccia di nuovi dazi all’Unione europea da parte di Trump “non mi sorprende” e “qui in Europa dobbiamo prepararci e sapere come rispondere”, ha detto la presidente della BCE alla Cnbc a margine del Forum. Per Lagarde, l’UE ha infatti la forza per assorbire l’impatto di nuove barriere commerciali, grazie a un ampio potenziale da sfruttare. “La prima cosa da fare è ridurre le barriere interne, portando a compimento il mercato unico ed eliminando gli ostacoli che ancora impediscono talvolta il passaggio di servizi e anche di beni. Dobbiamo eliminare le barriere su cui abbiamo controllo”, ha avvertito. Tuttavia, l’obiettivo di Trump non è del tutto chiaro e l’idea di sostituire l’import dall’Europa con produzione interna americana “è discutibile”, ha evidenziato. Aggiungendo che la non imposizione immediata di tariffe commerciali sull’Europa era prevedibile: “un approccio molto scaltro, perché i dazi generalizzati non danno necessariamente i risultati che si attende”. In ogni caso, ha scandito, “il dialogo deve continuare”.
Fondamentale per Lagarde è in questo senso anche il completamento della Capital markets union. “Credo che ora ci sia un ampio consenso in vari Paesi e nella maggior parte dei partiti, eccezion fatta per quelli che difendono il loro terreno elettorale, sull’importanza di avere un mercato dei capitali che permetta al denaro di rimanere in Europa. Ma ora è il momento di agire”, ha avvertito. “Sono molto contenta che ieri la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyer abbia parlato espressamente del suo impegno per l’Unione del mercato dei capitali, ma ora è importante che torni in commissione e dica alla commissaria incaricata quali sono i piani e le priorità e che vuole risultati concreti entro la fine dell’anno”, ha aggiunto.
Tagli graduali: livello neutrale fra l’1,75 e il 2,25%
Quanto alla politica monetaria, pur ribadendo che il ritmo dei tagli dei tassi dipenderà dai dati, Lagarde ha affermato che “movimenti graduali sono quelli che al momento mi vengono in mente”. Una sforbiciata da 50 punti base non si può escludere, ma “siamo partiti presto e con mosse graduali” e l’idea è quella di continuare su tale strada, anche se il board è pronto a fare quanto necessario in caso di necessità. Per la presidente, Francoforte non è affatto in ritardo, anzi: è “ben posizionata” per raggiungere il target in modo sostenibile nel corso del 2025. Sul tasso neutrale, la presidente ha spiegato che al momento è compreso fra l’1,75% e il 2,25%. “I nostri team stanno facendo tutto il lavoro possibile per definirlo nel minor range possibile”, ha precisato, sottolineando quanto sia sfuggente individuare puntualmente un tasso né restrittivo né espansivo per la crescita economica.
In questo scenario di “fiducia” che l’inflazione UE tornerà all’obiettivo del 2% nel 2025, una ripresa dei prezzi negli USA, da molti anticipata in risposta alle politiche attese dall’amministrazione Trump, non preoccupa la BCE. “Se negli Stati Uniti si dovesse riaccendere l’inflazione sarebbe principalmente un problema per loro”, ha tagliato corto Lagarde. “Siamo certi che la disinflazione continuerà e non siamo troppo preoccupati per un’eventuale esportazione di inflazione verso l’Europa. Tuttavia, ci saranno fenomeni interessanti da monitorare, come l’andamento dell’euro-dollaro”, ha spiegato.
Colombe a Davos
Intanto, anche gli altri membri del board ospiti del al World Economic Forum continuano a mostrare un atteggiamento dovish. Dopo l’inaspettato ottimismo sul ritorno dell’inflazione al target entro metà anno da parte del falco tedesco Joachim Nagel, il governatore della Banca Centrale olandese Klaas Knot ha definito “ragionevoli” le aspettative dei mercati di due tagli da 25 pb nelle prossime due riunioni di gennaio e marzo. Di più ha fatto il numero uno della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau, secondo cui un costo del denaro al 2% entro l’estate prossima è plausibile e il decoupling dalla Fed non rappresenta un problema. Anche gli analisti e i trader prevedono che il tasso sui depositi scenda verso il 2% entro metà anno e si attendono tagli di 25 punti base a ogni meeting fino all’estate. Una view che si è rafforzata dopo il mancato annuncio da parte di Trump sui tanto temuti dazi contro il blocco.
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