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Spaventa anche un possibile rallentamento USA. Private debt preferito: ecco come cambia l’asset allocation, secondo la Global Insurance Survey di Goldman Sachs AM
Lo spettro inflazione torna a spaventare gli investitori. Nel complicato contesto geopolitico globale, le compagnie assicurative hanno infatti ripreso a temere un aumento dei prezzi, con oltre una società su due che indica proprio nel carovita il principale rischio macroeconomico per i propri investimenti. È quanto rileva la 14esima edizione della Global Insurance Survey annuale di Goldman Sachs Asset Management, stando alla quale tutti questi fattori sta spingendo verso una serie di modifiche all’asset allocation che vede sempre più privilegiare i mercati privati. Con il private credit in cima alle preferenze.
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L’inflazione si riprende la scena insieme a una frenata USA
L’indagine ha raccolto le opinioni di 405 chief investment officer e chief financial officer, che gestiscono complessivamente oltre 14mila miliardi, ovvero circa la metà degli asset del settore assicurativo globale, mostrando l’effetto delle nuove politiche internazionali su commercio, immigrazione e tassazione. E se il potenziale impatto dell’inflazione sui portafogli è tornato in cima alla lista dei rischi (52%), risulta elevata anche la quota di chi teme un possibile rallentamento o una recessione negli Stati Uniti (48%). Seguono la volatilità dei mercati azionari e del credito (47%), le tensioni geopolitiche (43%) e i dazi e le dispute commerciali (32%).
Mentre quindi si attende maggiore chiarezza sulle politiche economiche, molti temono che i mercati possano trovarsi ad affrontare simultaneamente un aumento dell’inflazione e un rallentamento della crescita a stelle e strisce. Tuttavia, precisa Mike Siegel, global head of insurance asset management and liquidity solutions di Goldman Sachs Asset Management, “con il 76% degli assicuratori che prevede che il rendimento dei Treasury a dieci anni sarà compreso nel range tra il 4% e il 5% entro fine 2025, in linea con l’ultimo anno, ci aspettiamo che l’inflazione underlying continui a scendere e il nostro outlook sulla crescita statunitense rimane ottimistico”. Per l’esperto, inoltre, sebbene le prospettive per l’Area euro e la Cina siano più pessimistiche, esistono comunque opportunità di investimento interessanti.
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Rotta sugli asset privati: come cambia l’asset allocation
Nonostante le implicazioni che l’aumento dell’inflazione e il rallentamento della crescita economica potrebbero avere sui mercati, resta elevata la domanda da parte delle compagnie di asset privati. Questi sono visti infatti offrire il maggior rendimento totale nel corso del 2025. E per il secondo anno consecutivo, il private credit è in cima alla lista (61%), seguito da azionario statunitense (57%), private equity (55%), private equity secondaries (30%) e debito high yield (28%). “Il mercato del private credit ha subito una trasformazione significativa nell’ultimo decennio”, fa notare Matt Armas, global head of insurance di Goldman Sachs Asset Management. Aggiungendo che l’espansione continuerà. “In questo contesto, le compagnie assicurative avranno ampie opportunità per diversificare i propri portafogli di direct lending, perseguendo al contempo interessanti rendimenti corretti per il rischio”, assicura.
Tanto ottimismo sta spingendo quindi molte compagnie ad aumentare le allocazioni nei mercati privati. Ben il 58% ha intenzione di incrementare l’esposizione al private credit, il 40% lo farà verso il private debt di tipo investment-grade, il 36% verso l’asset-based finance, il 32%verso il debito infrastrutturale e il 29% verso il private equity. Al contempo, solo il 17% prevede di aumentare l’allocazione nell’azionario statunitense, e ancor meno (10%) nelle azioni europee.
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La maggior parte degli assicuratori si aspetta poi rendimenti positivi per S&P 500 (83%). Tuttavia, dopo aver registrato guadagni del 25% nel 2024 e del 26% nel 2023, le previsioni per quest’anno sono più moderate: Il 50% prevede che l’indice metterà a segno un rendimento compreso tra il 5% e il 10%, mentre solo il 15% scommette sul 10-20%. Infine, nel reddito fisso il 35% punta ad aumentare il rischio di duration, in calo rispetto al 42% dell’anno scorso, suggerendo quindi un cauto ottimismo sul fatto che il contesto dei tassi rimarrà favorevole per chi è alla ricerca di rendimento.
L’AI accelera la trasformazione del settore
Quanto alle trasformazioni in atto nel settore assicurativo, la maggior parte degli intervistati (68%) vede nelle sinergie operative e nelle economie di scala i fattori trainanti dell’aumento delle operazioni di M&A. In molti ritengono poi che l’adozione crescente dell’intelligenza artificiale per migliorare le inefficienze possa fungere da ulteriore acceleratore: il 90% sta già utilizzando o sta valutando l’implementazione dell’AI (erano l’80% nel 2024) e l’81% di chi pianifica di adottarla vede come principale vantaggio la riduzione dei costi operativi. “Man mano che questa tecnologia evolve e migliora, avrà senza dubbio un impatto duraturo sulle compagnie a livello globale”, afferma Armas. Concludendo che alcuni miglioramenti andranno a vantaggio della sottoscrizione del rischio e dell’efficienza operativa, con implicazioni più ampie per il settore.
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