L’azione militare e politica contro il governo di Caracas segna una nuova fase per la strategia statunitense in America Latina. I mercati hanno reagito con calma ma la mossa apre scenari complessi su energia, alleanze regionali e influenza globale
La cattura dell’ex presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, segna un punto di svolta che va oltre Caracas. Più che un evento di mercato immediato, è un segnale sul futuro degli equilibri energetici, delle alleanze regionali e della postura globale degli Stati Uniti. Nel breve periodo i mercati hanno reagito con freddezza, ma nel medio-lungo termine il ‘caso’ Venezuela potrebbe ridisegnare i rapporti di forza nell’America Latina, influenzare le catene energetiche occidentali e inserirsi in una più ampia competizione geopolitica che coinvolge Cina, Russia e le principali economie emergenti. È su questo orizzonte, più che sull’impatto immediato degli asset, che si concentrano le vere implicazioni finanziarie della crisi. Sui mercati l’effetto iniziale è stato limitato.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
“Le conseguenze dirette sui portafogli sono state relativamente contenute”, osserva Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, ricordando che “gli asset finanziari venezuelani sono in larga parte assenti dai principali indici globali” e che il Paese oggi rappresenta meno dell’1% della produzione petrolifera mondiale. Anche il prezzo del petrolio ha reagito con moderazione, riflettendo l’idea che un aumento dell’offerta venezuelana, se mai arriverà, richiederà tempo.
Secondo Filipe Gropelli Carvalho, Emerging Markets analyst di DPAM (gruppo Indosuez Wealth Management), il vero nodo resta politico: “È necessario fare molto di più affinché il Venezuela possa diventare una storia di ripresa, perché le dinamiche di potere interne non sono ancora chiarite” e un cambio di regime appare tutt’altro che imminente. Anche nel caso di un maggiore coinvolgimento delle compagnie statunitensi, “qualsiasi tentativo di rilanciare il settore petrolifero richiederà anni”, precisa Carvalho, con…
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
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