Il Job report di settembre supera le attese e allontana lo spettro recessione. Ora gli analisti si aspettano due tagli da 25 punti base entro fine anno. “Occhio alla duration”
L’economia USA non si sta raffreddando. A fugare i timori dei mercati, che negli ultimi mesi avevano messo in dubbio l’agognato soft landing, è il Job report di settembre da cui emerge un mercato del lavoro decisamente più solido del previsto. Si allontana così, assieme al rischio recessione, anche l’ipotesi di un altro maxi taglio da mezzo punto percentuale della Federal Reserve a novembre, con gli investitori che dopo la pubblicazione dei dati hanno intensificato le scommesse su una mini sforbiciata da 25 punti base.
Aumentano buste paga e salari, giù la disoccupazione
Nel dettaglio, il mese scorso negli Stati Uniti sono stati creati 254mila nuovi posti di lavoro (escluso il settore agricolo), ben più dei 150mila stimati dagli analisti. La disoccupazione è scesa dal 4,2% al 4,1%, contro le attese di un dato invariato, segnando il minimo da maggio. I salari orari medi sono cresciuti dello 0,37% (13 centesimi) a 35,36 dollari e del 3,97% rispetto a un anno prima. Il Bureau of Labor Statistics ha poi rivisto al rialzo i numeri dei due mesi precedenti: quello di agosto è passato da 142mila nuove buste paga a 159mila, mentre il dato di luglio da 89mila a 144mila. In totale si tratta di 72mila posti di lavoro in più rispetto a quanto comunicato trenta giorni fa.
Addio a un altro maxi taglio Fed
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Le cifre sul report NFP di settembre hanno sorpreso notevolmente perché hanno cambiato la narrativa di mercato che il mondo del lavoro fosse in crisi”, commenta Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, secondo cui i membri della Federal Reserve dovranno tornare a discutere sul da farsi. Al momento, secondo l’esperto, lo scenario più probabile è quello di due tagli da 25 punti base nelle prossime riunioni di novembre e dicembre. “Questi dati sembrano annullare le aspettative ultra-dovish di alcuni partecipanti al mercato su una Fed che potesse abbassare il costo del denaro di mezzo punto percentuale a ogni meeting prima della fine dell’anno”, sottolinea.
Per Lara Castleton, US head of portfolio construction and strategy di Janus Henderson, i buoni dati sull’occupazione daranno credito ai sostenitori del soft landing e ridurranno le spinte per una riduzione dei tassi più drastica di 50 punti base a novembre. “I mercati possono essere fiduciosi e continuare ad ampliare la propria offerta. Tuttavia, dobbiamo essere cauti nel porre troppa enfasi su un solo dato occupazionale, soprattutto se si considera la recente tendenza alle revisioni al ribasso”, avverte però l’esperta. Che suggerisce quindi agli investitori di mantenere l’attenzione sulle valutazioni di partenza e sulla crescita degli utili nel prossimo anno, “sapendo che ci sono diversi eventi e altri dati che potrebbero causare volatilità”.
Álvaro Sanmartín, chief economist di Amchor IS
Sulla stessa linea Álvaro Sanmartín, chief economist di Amchor IS, per il quale ora il mercato dovrà ridurre seriamente le prospettive di tagli da parte di Powell e colleghi. E quindi alzare le stime del tasso neutrale. “Riteniamo molto difficile, in assenza di shock, che la Fed riduca i tassi molto al di sotto del 4%, per questo suggeriamo attenzione alla duration nei portafogli a reddito fisso”, raccomanda.
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