A giungo il carovita cala oltre le attese e rafforza l’ipotesi di una pausa della BoE. Gli occhi dei mercati restano sul neo primo ministro, che dovrà rilanciare la crescita senza compromettere la disciplina di bilancio
Rilanciare la crescita del Regno Unito utilizzando i limitati margini di flessibilità disponibili e continuando a rispettare le attuali regole fiscali. È un compito difficile quello che attende il neo primo ministro britannico, Andy Burnham, lo stesso che ha visto fallire, prima di lui, Keir Starmer e Rishi Sunak. Il nuovo inquilino di Downing Street, il settimo in poco più di dieci anni, ha inaugurato il suo mandato con un messaggio inequivocabile ai cittadini: il suo sarà un “governo concentrato sul costo della vita”. E ha annunciato come prima misura l’abolizione dell’Iva sulle bollette elettriche. Ma i mercati restano prudenti: non c’è spazio per spese extra. Gli occhi restano quindi puntati sulle coperture che l’esecutivo dovrà indicare per ogni sua mossa. La sfida non è impossibile, ma è certamente molto difficile. Soprattutto in un momento delicato come quello attuale, in cui l’incertezza geopolitica resta elevata e i rischi inflazionistici persistono, data l’esposizione di Londra ai prezzi dell’energia e l’ampia quota di debito pubblico indicizzato all’inflazione.
Proprio sul fronte dei prezzi, Burnham è stato accolto con una buona notizia. A giungo il carovita britannico è sceso più delle attese attestandosi al 2,6%, contro il 2,7% previsto e il 2,8% del mese precedente. Su base mensile, l’incremento è stato dello 0,1%, in linea con le previsioni e in frenata rispetto allo 0,2% di maggio. Il dato core, che esclude le componenti più volatili, è risultato invece in aumento congiunturale dello 0,3%, in linea con la variazione di trenta giorni prima, e al 2,6% su base annua, oltre il 2,5% del consensus.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
“Un primo segnale incoraggiante per il nuovo governo Burnham”, commenta Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui le pressioni sul costo della vita che hanno pesato sulle famiglie negli ultimi mesi stanno iniziando finalmente ad attenuarsi. “Il calo dei carburanti, il rallentamento dell’inflazione alimentare e la moderazione nel comparto dei servizi hanno contribuito a una discesa del carovita più rapida delle attese”, analizza l’esperto.
BoE verso una pausa
I mercati stimano che la Bank of England resterà in pausa il prossimo 30 luglio e continuano a prezzare un solo aumento dei tassi nei prossimi dodici mesi. A questo proposito, Flax avverte che però il quadro è tutt’altro che risolto: l’inflazione resta infatti al di sopra dell’obiettivo del 2% e le prospettive continuano a essere condizionate dall’incertezza dei mercati energetici globali. In questo contesto, conclude, “è probabile che la BoE continui ad adottare un approccio cauto, evitando di fornire indicazioni precise sul percorso dei futuri tagli e mantenendo una strategia strettamente dipendente dall’evoluzione dei dati”.
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Secondo Anthony Willis, senior Economist di Columbia Threadneedle Investments, molte delle attuali pressioni inflazionistiche sono di natura globale, ma il Regno Unito vi è particolarmente esposto sia per la natura vulnerabile del suo mercato energetico sia per la struttura del debito britannico, che vede una quota consistente indicizzata all’inflazione. “L’ambizione di portare la crescita verso il 2,5% è comprensibile, ma non esistono soluzioni rapide”, avverte quindi l’esperto, secondo cui la politica economica dovrà rafforzare il lato dell’offerta, migliorare la produttività e incentivare gli investimenti dentro vincoli di bilancio stringenti. “Un compito reso più complesso dalle esigenze concorrenti della spesa per la difesa e per il welfare”, sottolinea. Burnham si è impegnato a mantenere l’attuale quadro fiscale, limitando la possibilità di un cambiamento radicale e questo, secondo Willis,può rassicurare i mercati dei Gilt, ma lascia poco spazio a impegni non finanziati o a un ampio stimolo. “Per gli investitori, la domanda cruciale è se riuscirà a migliorare il profilo di crescita del Paese nel medio termine senza compromettere la credibilità fiscale”, rimarca. Tuttavia, per l’esperto ci sono anche ragioni per guardare oltre il pessimismo: il governo è infatti solo al secondo anno di legislatura e dispone di una solida maggioranza. Inoltre, precisa, per gli investitori conta anche il fattore valutazioni: gli asset britannici restano poco costosi rispetto a molti omologhi internazionali, in particolare sui mercati azionari. “Se la nuova amministrazione riuscirà a ricostruire la fiducia e a definire un quadro di politica economica credibile, il sentiment potrebbe migliorare”, assicura.
L’attenzione dei mercati
Per il Global Credit Team di Algebris Investments, “un elemento di incertezza per i mercati” è rappresentato proprio dalle posizioni di Burnham in materia economica, “ancora relativamente poco definite”. Pur avendo ricoperto per breve tempo incarichi al Tesoro nel governo ombra oltre dieci anni fa, da allora l’ex sindaco della Greater Manchester non ha infatti più avuto deleghe economiche di rilievo.
Secondo Lee Hardman, senior currency analyst di Mufg Bank, in particolare l’attenzione degli investitori è focalizzata sull’utilizzo da parte del neo premier della flessibilità prevista dalle attuali regole fiscali, sui tagli Iva pianificati sulle bollette elettriche e sulla nomina di John Healey a Cancelliere dello Scacchiere. “Questi fattori, insieme, aumentano l’incertezza sulla traiettoria fiscale del Regno Unito”, evidenzia, ricordando come Burnham abbia sottolineato che qualsiasi misura per ridurre il costo della vita sarà interamente finanziata e che ulteriori provvedimenti politici sono in fase di valutazione. Quanto alla scelta dell’ex ministro della Difesa come nuovo titolare dell’Economia, l’esperto fa notare come la cosa abbia “alimentato le speculazioni su un ulteriore aumento della spesa per la difesa in futuro”, dato Healey si è dimesso dal governo Starmer proprio perché preoccupato dall’inadeguatezza dei piani di spesa sul riarmo. Tuttavia, precisa Hardman, “è considerato un esponente dell’ala moderata o di centrosinistra del Partito Laburista, il che contribuisce ad attenuare i timori sul rischio di una politica fiscale molto più espansiva”.
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