Ad aprile il carovita è arretrato al 2,8%, il dato più basso da marzo 2025. Merito soprattutto del sostegno governativo alle bollette. Per gli analisti, ora Bailey ha meno fretta, ma la tregua è temporanea
Boccata d’ossigeno per il governo di Kevin Starmer, alle prese con il caos politico post elettorale, la crisi economica e l’impennata dei rendimenti dei Gilt. Ad aprile, infatti, nel Regno Unito l’inflazione è arretrata al 2,8%, sotto il 3% previsto dagli analisti e in calo rispetto al 3,3% del mese precedente. Si tratta del dato più basso da marzo 2025, che ha immediatamente ridotto le aspettative dei mercati su un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of England nella riunione del 18 giugno. Tuttavia, gli analisti mettono in guardia dai facili entusiasmi e avvertono che la tregua sarà di breve durata: gli effetti dei rincari energetici dovuti alla guerra in Medio Oriente si faranno sentire nei prossimi mesi.
Su base mensile, l’indice dei prezzi ha registrato un incremento dello 0,7%, sotto lo 0,9% atteso e in linea con il dato del mese prima. L’inflazione core, quella al netto delle componenti più volatili come cibo ed energia, ha segnato un aumento congiunturale dello 0,7%, contro lo 0,8% del consensus e lo 0,4% di marzo, mentre la variazione tendenziale si è attestata al 2,5%, meno del 3,1% precedente e del 2,6% stimato. A influire positivamente sui numeri di aprile sono stati i prezzi di elettricità e gas più bassi prima dello scoppio del conflitto e il pacchetto governativo di sostegno alle bollette. Tuttavia, l’Office for National Statistics ha pubblicato anche i dati sui prezzi alla produzione che, nello stesso mese, mostrano invece una crescita del 4% su base annua, decisamente oltre il 2,8% previsto e il 3% di marzo.
I mercati vedono una BoE meno hawkish
Dopo il report dell’ONS, i mercati hanno ridotto le attese su una stretta della BoE a poco più di 50 punti base entro dicembre, dai precedenti 60 pb. Per James Smith, UK economist di ING, questi dati “mettono in discussione la necessità di aumenti aggressivi dei tassi”, anche perché arrivano all’indomani dei numeri sull’occupazione che segnalano un mercato del lavoro ancora in difficoltà. “Continuiamo a pensare che i mercati stiano sovrastimando la propensione della Banca d’Inghilterra ad inasprire la politica monetaria ai livelli attuali dei prezzi dell’energia”, ha affermato Smith a Reuters.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, il carovita di aprile offre sì un certo sollievo, ma non modifica il quadro di fondo. Il rallentamento, spiega l’esperto, è stato infatti sostenuto “soprattutto dagli effetti base e dall’impatto temporaneo del calo dei prezzi regolamentati dell’energia”. L’aspetto centrale resta quindi la natura transitoria di questi fattori: i costi energetici stanno infatti tornando a salire e “la BoE ha già evidenziato il rischio che tali pressioni si trasmettano progressivamente ai prezzi più ampi dell’economia nei prossimi trimestri”.
Un delicato equilibrio
Il contesto per Andrew Bailey e colleghi rimane quindi complesso. “Sebbene l’inflazione complessiva possa continuare a rallentare nel breve periodo, permane il rischio che il miglioramento si riveli temporaneo qualora i costi energetici continuassero a crescere o emergessero effetti di secondo impatto”, avverte Flax. E anche se la debolezza del mercato del lavoro contribuirà a moderare le pressioni salariali, per l’esperto l’istituto centrale “resterà verosimilmente prudente prima di considerare definitivamente risolta la fase inflazionistica”. In termini di politica monetaria, insomma, lo scenario rimane in delicato equilibrio. “I dati più recenti riducono probabilmente la necessità immediata di ulteriori rialzi dei tassi, ma non offrono ancora elementi sufficienti per giustificare un allentamento”, osserva. Concludendo che per i mercati il messaggio resta quello di un percorso di rientro verso il target ancora irregolare, “con una volatilità dell’inflazione destinata a rimanere una componente strutturale del quadro macro per il resto dell’anno”.
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