Con quasi 60 transazioni chiuse e un valore complessivo del sottostante pari a 1,2 miliardi di euro, la piattaforma fondata e guidata da Antonio Borgonovo si prepara a cogliere le opportunità derivanti della diffusione degli investimenti alternativi. Ecco le principali novità
Antonio Borgonovo, fondatore e ceo di Yeldo
Yeldo continua a crescere e a consolidare il suo ruolo nel mercato degli investimenti alternativi. La piattaforma, guidata da Antonio Borgonovo, ha recentemente superato il traguardo delle 60 transazioni finanziate e concluse, per un valore complessivo del sottostante pari a 1,2 miliardi di euro. Un risultato significativo che conferma l’interesse per un modello di accesso ad alto tasso tecnologico al private debt real estate, con rendimenti storici che si attestano intorno al 14% di IRR per gli investitori.
Quali sono i principali asset su cui vi state concentrando attualmente?
Innanzitutto, confermiamo il nostro modello con focus su private debt real estate, con concentrazione su finanziamenti senior e mezzanini. Abbiamo qualche eccezione, con piccoli casi di ingresso nell’equity, ma in maniera molto opportunistica. In termini di sottostante, continuiamo a puntare sul residenziale di alto standing, un segmento che ci piace molto per il suo potenziale di rendimento. Tra le ultime operazioni finanziate ci sono ville di lusso a Ibiza, in Sardegna e a Cascais, in Portogallo, dove abbiamo collaborato con uno sponsor già noto e affidabile. In particolare, il progetto di ville a Cascais è stato firmato da Norman Foster, un nome che garantisce grande prestigio. Questa tipologia di investimento residenziale di fascia alta rimane centrale nella nostra strategia, data la forte domanda di immobili di pregio in località esclusive.
Guardando ad altri segmenti, quali progetti state valutando per il prossimo futuro?
Oltre al residenziale, ci interessano student housing e co-living, settori che rispondono a una crescente domanda di soluzioni abitative flessibili e condivise. Inoltre, stiamo guardando con interesse al senior housing, un mercato che offre prospettive interessanti in un contesto di invecchiamento della popolazione. Anche la logistica rimane un’area con prospettive positive, mentre per i data center stiamo costruendo competenze interne per cogliere opportunità in un settore in forte crescita, trainato dalla digitalizzazione e dalla domanda di infrastrutture tecnologiche.
Parliamo di liquidità e diversificazione. Come si posizionano i vostri prodotti?
Il nostro obiettivo è rendere l’investimento immobiliare sempre più liquido e accessibile. Stiamo lavorando su prodotti che offrano un grado sempre maggiore di liquidità, durata relativamente breve e una cedola periodica. Stiamo attualmente perfezionando uno strumento a breve termine con collaterale real estate, che prevede una durata tra i 9 e i 18 mesi, garantendo agli investitori un portafoglio diversificato che co-investe in tutte le opportunità selezionate da Yeldo e una maggiore flessibilità in uscita rispetto alla media del settore.
La democratizzazione degli investimenti è un tema centrale oggi. Come si inserisce Yeldo in questo contesto?
Il termine democratizzazione viene spesso utilizzato in modo improprio o impreciso ed è dunque necessario specificare molto bene che cosa intenda. Per noi, democratizzazione significa offrire un accesso sempre più semplice al mondo private e wealth e agli investitori istituzionali a questa asset class. La maggior parte dei nostri prodotti è infatti riservata a investitori professionali o semi-professionali, con ticket a partire da 100mila euro. Tuttavia, il trend generale e le normative, come quella relativa a ELTIF 2.0, stanno spingendo verso una maggiore apertura anche alla clientela non professionale. Questo è un punto su cui stiamo lavorando, cercando di sviluppare prodotti più accessibili senza sacrificare la qualità dell’investimento.
Avete già in gamma prodotti che vanno nella direzione tracciata dalla normativa ELTIF 2.0?
Prevediamo di lanciare un ELTIF entro la fine dell’anno, di modo da permettere anche ad investitori non professionali di investire in uno strumento alternativo. Stiamo strutturando questo prodotto in maniera simile al fondo già attivo per investitori professionali e quindi un fondo evergreen semi-liquido. Questo prodotto risponde alle esigenze della clientela private, garantendo un bilanciamento tra rendimento, stabilità e durata grazie alla diversificazione del sottostante e alle finestre di liquidità.
Come si stanno evolvendo le vostre partnership con investitori istituzionali?
Stiamo sviluppando collaborazioni con grandi investitori istituzionali internazionali, adottando sempre di più anche modelli con anchor investor. L’idea è di realizzare operazioni di dimensioni maggiori rispetto alla media tenuta finora (tra i 50 e i 100 milioni di euro), in joint venture con un anchor che copra fino all’80% dell’investimento. Il restante 20% viene poi reso disponibile sulla nostra piattaforma, consentendo agli investitori privati di co-investire accanto a istituzionali di grande rilievo.
In che direzione pensate di espandere l’offerta di Yeldo?
Il valore che abbiamo costruito nel tempo risiede nella nostra tecnologia e infrastruttura, che sono adattabili a nuovi verticali. Il nostro focus nel medio-lungo termine è ampliare l’offerta oltre il real estate, esplorando sinergie in altre asset class dei mercati privati e sviluppando nuove partnership. Vogliamo creare una piattaforma versatile che possa ospitare non solo progetti immobiliari, ma anche in altri ambiti dei private assets, mantenendo la qualità di offerta e servizio che ci contraddistingue.
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