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Un sondaggio tra oltre 200 investitori realizzato da Goldman Sachs evidenzia attese di politica commerciale meno restrittiva, nuove misure fiscali e interventi della Fed per ridurre i tassi a lungo termine. “Ma gli impatti differenziati tra i settori”
Dazi destinati a stabilizzarsi, politica fiscale ancora espansiva e una Federal Reserve orientata a ridurre i tassi a lungo termine. Sono queste le principali aspettative degli investitori globali per il 2026. La conferma arriva dall’ultimo sondaggio condotto da Goldman Sachs su oltre 200 operatori di mercato, che fotografa un consenso diffuso verso l’ipotesi di aggiustamenti graduali delle politiche economiche statunitensi. Uno scenario da cui scaturiranno impatti rilevanti su allocazione settoriale, mercati obbligazionari e strategie di investimento.
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Dazi più stabili e attese di intervento della Corte Suprema
Secondo il sondaggio, il 78% degli intervistati ritiene probabile che la Supreme Court of the United States blocchi almeno una parte dei dazi introdotti nel 2025 ma solo il 30% si aspetta rimborsi effettivi delle tariffe già pagate. La maggioranza prevede infatti che eventuali decisioni abbiano effetti principalmente prospettici. Sul fronte delle prospettive tariffarie, prevale un orientamento prudente: il 29% del campione si aspetta livelli sostanzialmente invariati nel corso dell’anno, mentre il 52% prevede soltanto una lieve riduzione. Le aspettative risultano differenziate per area geografica, con una maggiore probabilità attribuita a incrementi dei dazi verso il Canada rispetto al Messico mentre per la Cina prevale l’ipotesi di una riduzione.
Politica fiscale: attese di nuovi stimoli e più spesa per la difesa
Il report evidenzia anche un orientamento sorprendentemente espansivo nelle aspettative di politica fiscale. Il 43% degli investitori prevede l’introduzione di misure di stimolo, tra cui rimborsi legati ai dazi o tagli fiscali, mentre il 60% si attende un aumento significativo della spesa per la difesa. Queste aspettative suggeriscono che il mercato continui a incorporare uno scenario di sostegno pubblico all’economia, anche in presenza di un contesto commerciale ancora incerto.
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Fed e affordability: focus sui tassi a lungo termine
Un altro elemento centrale riguarda la politica monetaria. Circa due terzi degli intervistati ritengono che la Federal Reserve, sotto una nuova leadership, adotterà misure mirate a ridurre i tassi di interesse sul lungo termine probabilmente in coordinamento con il Tesoro. Tra gli strumenti ipotizzati figura anche un intervento specifico sui mutui immobiliari, ad esempio attraverso la fine del runoff dei mortgage-backed securities detenuti nel bilancio della banca centrale. Le aspettative sulle politiche per migliorare l’accessibilità abitativa restano invece meno uniformi, fatta eccezione per possibili acquisti di MBS garantiti da agenzie federali e restrizioni agli acquisti immobiliari da parte di investitori istituzionali.
I settori favoriti (e quelli penalizzati)
Dal punto di vista settoriale, gli investitori individuano difesa, banche ed energia come i comparti più probabilmente destinati a beneficiare dei cambiamenti di policy nel 2026. Al contrario, servizi sanitari e comparti pharma-biotech sono considerati più esposti a potenziali effetti negativi derivanti da interventi normativi o politici.
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