Greggio vicino ai minimi di 14 mesi in scia ai timori per la domanda cinese e alla decisioni dell’Opec+. Ma per Rick de los Reyes (T. Rowe Price), la commodity potrebbe presto rimbalzare. E per trarne profitto meglio le società minerarie
Rick de los Reyes, head of Commodities di T. Rowe Price
“Che ne sarà del petrolio?”. Oltre ai dubbi sulla consistenza dell’intelligenza artificiale quale tema di investimento, è questo il principale interrogativo che ha attanagliato i mercati alla ripresa delle negoziazioni dopo la pausa estiva. Il greggio ha infatti archiviato la prima settimana di settembre all’insegna dei ribassi, con le quotazioni del WTI fortemente contrastate e quelle del Brent che hanno toccato i minimi da 14 mesi a 72,5 dollari. Un andamento figlio dei timori per le sorti economiche della Cina, tra i maggiori importatori al mondo, ma anche delle novità dalla Libia e soprattutto della decisione targata Opec+ di rimandare i piani per rafforzare la produzione con 180mila barili al giorno. La redazione di FocusRisparmio ha interpellato Rick de los Reyes, head of Commodities di T. Rowe Price, per capire quanto incideranno ancora questi fattori e cosa aspettarsi dalle prossime sedute.
Per gli investitori, intravede più i rischi o potenziali benefici dello scenario attuale?
Il rischio maggiore si verificherebbe se le scorte di greggio statunitensi sorprendessero al rialzo, dato che al momento sono vicine al picco ma non lo hanno ancora raggiunto. Se i produttori americani di scisto continueranno ad aumentare i volumi a un ritmo superiore alle attese in un contesto di prezzi già deboli, l’Opec potrebbe infatti decidere di fare nuovamente dietrofront e procedere all’aumento dei barili giornalieri: una scelta che farebbe abbassare ulteriormente i prezzi e chiuderebbe la stagione della produzione ad alto costo negli States. Si tratta di uno scenario negativo per tutti nel breve termine, ma il cartello internazionale potrebbe considerarlo necessario per migliorare le condizioni di mercato a lungo termine. In generale, ci aspettiamo di vedere i prezzi scendere vicino al livello attuale per poi piazzare un rimbalzo con un eventuale aumento della domanda.
Il coltello è dunque in mano all’Opec. Come interpretare le sue ultime mosse?
L’Arabia Saudita, Paese leader all’interno del cartello, è stata più volte chiara sul fatto che intende aumentare la produzione solo qualora le condizioni di mercato lo consentano. Non stupisce quindi la decisione della scorsa settimana di far slittare due mesi in avanti, precisamente da ottobre a dicembre, l’immissione sul mercato di 180mila barili al giorno aggiuntivi: si inquadra infatti perfettamente nella volontà di mantenere una certa disciplina in termini di produzione per un periodo di tempo un po’ più lungo del previsto.
In Libia il generale Khalifa Haftar, che controlla la parte orientale del Paese, ha tagliato la produzione di greggio come reazione alla bocciatura del suo candidato alla presidenza della banca centrale da parte del governo di unità nazionale. Una mossa che ha gettato il Paese sull’orlo della guerra civile ma alla quale i mercati hanno risposto con freddezza. Come mai e cosa aspettarsi in futuro?
Le notizie iniziali giunte dallo Stato africano sono state oscurate inizialmente da quelle sull’Opec+, che intendeva appunto ripristinare la capacità di produzione inutilizzata, e poi dagli ultimi aggiornamenti sullo stesso dossier libico, con la Camera dei rappresentanti a Bengasi e l’Alto Consiglio di stato di Tripoli che hanno firmato una dichiarazione congiunta per la nomina di un nuovo governatore e permesso così alla produzione di sbloccarsi. Quanto agli impatti futuri della crisi, gli investitori stanno scommettendo sul fatto che la quantità di greggio persa non riuscirà ad avere un impatto significativo sui prezzi.
Come posizionarsi sulla materia prima, al netto dei rischi legati alle dinamiche di cui abbiamo parlato?
Il rapporto rischio/rendimento sta iniziando a sembrare più favorevole dopo questo calo dei prezzi del petrolio: le scorte sono in calo e la domanda è ancora in crescita, anche se lentamente. Se non altro, suggeriamo di mantenere una certa esposizione al settore energetico come copertura contro ulteriori tensioni geopolitiche. Un’iniziativa da condurre però solo a fronte di un’attenta selezione, con focus in particolare sulle società di esplorazione e produzione oppure su quelle che forniscono servizi petroliferi. In questo modo, ci si muoverà con il prezzo del petrolio ma si avrà l’opportunità di generare alfa aggiuntivo selezionando aziende con driver idiosincratici e quindi in grado di offrire un rendimento più elevato di quello ottenibile semplicemente possedendo la materia prima.
Ci sono settori non energetici che possono beneficiare indirettamente di questi ribassi e sui quali dunque può avere senso una riflessione da parte degli investitori?
All’apparenza sono i consumatori a beneficiare di prezzi del petrolio più bassi, ma è importante guardare alle ragioni che stanno dietro tale calo. Se i ribassi sono legati alla debolezza della domanda, allora si tratta probabilmente di un segnale di rallentamento della crescita economica e questo va a discapito della categoria. Se invece il greggio è in ritirata a causa di un’offerta più forte del previsto, ci si attende un impatto sui cittadini. Penso che le maggiori preoccupazioni siano oggi da rintracciare rispetto al primo scenario, quindi non investirei necessariamente in titoli di consumo spinto dal calo dei prezzi della commodities.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio