Groenlandia, incertezze sulla Fed e dollaro debole promettono di alimentare il rally. Ma c’entrano anche gli acquisti delle banche centrali, il ruolo della Cina e gli ETF. Ecco come aggiustare il portafoglio, secondo cio di Vontobel WM Sim Gianni Piazzoli
Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management IM
Le tensioni geopolitiche e le crescenti incertezze sul fronte macro e monetario continuano a sostenere la corsa dell’oro. Dopo una sequenza di nuovi massimi storici, il metallo prezioso si è infatti ormai spinto ben oltre le traiettorie suggerite dai modelli fondamentali tradizionali e ora si moltiplicano gli scenari di rialzo. Tra chi è particolarmente positivo sulle prospettive a breve termine c’è il cio di Vontobel WM Sim Gianni Piazzoli, secondo cui il lingotto non ha esaurito il proprio potenziale e promette di toccare quota 5mila dollari l’oncia già entro il 2026.
“Gli ultimi sviluppi geopolitici hanno portato il prezzo dell’oro ben oltre qualsiasi modello fondamentale”, osserva Piazzoli, che precisa come quota 5mila sia un livello “ampiamente raggiungibile” nel corso dei prossimi mesi. Anche se nel breve termine non è esclusa una fase di consolidamento, spiega infatti il manager, l’equilibrio potrebbe rompersi rapidamente alla comparsa di nuovi catalizzatori. “Dopo un possibile movimento laterale di alcuni mesi”, esemplifica, “il lingotto potrebbe proiettarsi verso nuovi massimi non appena ci sarà un nuovo e inatteso taglio dei tassi oppure si manifesterà un nuovo rischio geopolitico o una debolezza macroeconomica”.
Tassi e geopolitica alimentano la domanda di bene rifugio
Lo stesso rally messo a segno negli ultimi mesi si inserisce in una dinamica eccezionale: nel solo 2025 il prezzo dell’oro ha toccato 60 nuovi record storici, proseguendo poi la sua ascesa fino all’ultimo massimo del 12 gennaio a quota 4.629,96 dollari. E alla base di questo balzo, secondo Piazzoli, vi sono state soprattutto le notizie legate all’indipendenza della Fed dopo l’avvio di un’indagine penale ai danni del suo presidente Jerome Powell. “Un episodio che ha contribuito ad alimentare l’incertezza istituzionale e a rafforzare la domanda di beni rifugio”, spiega l’esperto. Alla base della corsa c’è però anche un quadro geopolitico sempre più instabile. Dal cambio di regime in Venezuela alle proteste in Iran fino al conflitto Russia-Ucraina, gli eventi internazionali continuano cioè a sostenere l’attrattiva del lingotto come strumento di protezione. Senza trascurare infine il ruolo del dollaro, con la politica economica altalenante di Trump che “mette in discussione la credibilità degli USA” e contribuisce al progressivo deprezzamento della valuta proprio a vantaggio del metallo prezioso.
Ma anche le banche centrali sono sempre più esposte
Sul fronte strutturale, Vontobel richiama l’attenzione anche sul comportamento delle banche centrali e sulla loro recente tendenza ad aumentare in modo significativo l’esposizione all’oro. “Oggi gli istituti detengono più lingotti che titoli del Tesoro”, sottolinea Piazzoli, “un segnale forte di cambiamento nelle strategie di riserva”. E anche guardando al futuro, l’aspettativa dell’esperto è che i policymaker approfittino di eventuali correzioni dei prezzi per rafforzare ulteriormente le proprie posizioni. “Non vediamo alcuna pressione di vendita da parte loro, il che limita il rischio di ribasso per il metallo prezioso”, afferma il cio.
Il ruolo della Cina e degli ETF
Un ulteriore elemento di supporto, nella view della casa svizzera, deriva dalla strategia di diversificazione delle riserve adottata dalla Cina. La quota ufficiale di oro nelle riserve di Pechino si attesta oggi all’8,3%, un livello pari al 20% e nettamente inferiore alla media globale, ma per Piazzoli questo significa che il colosso asiatico ha ancora molto margine per fare acquisti. Prospettiva che potrebbe produrre ulteriori significativi impatti sulle quotazioni nel medio periodo. Ma un ruolo crescente è anche giocato dagli afflussi verso gli ETF tematici, che hanno contribuito a spingere i prezzi su numerosi nuovi massimi nel quarto trimestre a partire dall’avvio del ciclo di taglio dei tassi da parte della Federal Reserve lo scorso settembre. Secondo Vontobel, tali flussi sono ancora in aumento ma restano lontani dai picchi registrati nel 2020 e questo suggerendo che “c’è ancora spazio per una maggiore domanda di oro da parte degli investitori retail”.
In questo contesto, nonostante quotazioni già elevate, Vontobel ritiene che i driver della domanda restino solidi e che il potenziale di rialzo non sia esaurito, anche in assenza di venditori significativi. Da qui la raccomandazione di mantenere un’esposizione strategica al metallo prezioso: “Consigliamo di allocare all’oro una quota del 3-5% di un portafoglio bilanciato”, conclude Piazzoli, “con l’obiettivo di ottenere non solo protezione dall’inflazione, ma anche una copertura efficace contro i rischi geopolitici e la debolezza del dollaro”.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio