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La banca centrale Usa potrebbe iniziare a tagliare il costo del denaro già alla fine del 2023. La Bce, invece, proseguirà la sua politica da falco, con il rischio di una recessione più profonda per l’Eurozona
La Federal Reserve ancora una volta decide di andare per la sua strada. E se Bce e Boe continuano ad alzare i tassi di interesse (sono saliti a giugno rispettivamente al 4% e al 5%), Jerome Powell, numero uno della banca centrale americana, si ferma dopo 15 mesi e dieci rialzi consecutivi del costo del denaro, lasciando i tassi tra il 5% e il 5,25%. L’attenzione, però, rimane alta. Non a caso lo stesso Powell ha voluto sottolineare che la Fed continuerà a decidere riunione per riunione, nell’attesa di vedere risultati tangibili di un calo dell’inflazione.
“Il messaggio è stato chiaro”, spiega l’economista di Invesco Paul Jackson, “ed è stato ampiamente interpretato come una pausa da falco, con la probabilità di ulteriori rialzi a venire”. “Inoltre”, prosegue l’esperto, “ha anche sottolineato che i tagli dei tassi di interesse sono lontani. Tuttavia, l’istituto non sempre prevede correttamente il suo percorso monetario. E la testimonianza più recente ci arriva dal 2021, quando la banca centrale americana aveva totalmente sottovalutato la necessità di un inasprimento delle sue politiche. La mia opinione è che la Fed potrebbe alzare i tassi ancora una volta, di 25 punti base, portandoli così al 5,5%; ma entro la fine dell’anno o nella prima parte del 2024 cominceranno a scendere. Tra 12 mesi i tassi saranno significativamente più bassi, tra il 4,25% e il 4,5%”.
A maggio l’inflazione Usa ha toccato i livelli più bassi degli ultimi due anni. Basterà per convincere la Fed a tagliare i tassi?
Un tasso di inflazione al 4% è un grande sollievo dopo il picco del 9,1% toccato esattamente un anno fa, a giugno 2022. Ma era ampiamente atteso vista l’entità dell’inasprimento della Fed, la decelerazione della crescita monetaria, il calo dei prezzi delle materie prime e l’attenuazione delle interruzioni della catena di approvvigionamento. L’interrogativo più grande riguarda il percorso della componente core, che è anch’essa scesa ma in modo meno convincente: dal 6,6% di settembre 2022 al 5,3% di maggio 2023. Con un carovita complessivo al 4%, mi aspetterei …

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