La guerra tra il governo di Bernier e Marine Le Pen sulla manovra da 60 miliardi ha scatenato il fuggi fuggi degli investitori. Due i possibili scenari all’orizzonte, secondo Crédit Mutuel AM
La Francia è tornata a spaventare i mercati. Dopo le fibrillazioni politiche dello scorso giugno, le difficoltà del governo di minoranza guidato da Michel Barnier sulla manovra finanziaria, unite a una preoccupante situazione economica del Paese, stanno spingendo pericolosamente al rialzo i rendimenti dei titoli di Parigi. Gli investitori temono infatti una crisi peggiore di quella dei mesi scorsi, che faccia saltare gli sforzi di austerità cui l’attuale esecutivo sta lavorando con la benedizione di Bruxelles.
Così sui mercati si è scatenato un altro fuggi fuggi dagli asset transalpini. Se il Cac 40 ha contenuto le perdite, a pagare il prezzo più alto sono stati i titoli di Stato. Il rendimento del decennale transalpino è arrivato a toccare il 3,02%, oltre quello della Grecia (3,01%) e quello della Spagna (2,89%). Giovedì lo spread tra l’Oat e il Bund tedesco è salito a 87 punti, dopo aver sfiorato mercoledì quota 90, il livello più alto da agosto 2012, quando l’Eurozona era in piena crisi debitoria. Solo un anno fa viaggiava intorno a 50, mentre l’Italia era a quota 170. Attualmente il differenziale tricolore è arretrato in zona 125 e la forbice con Parigi si è ridotta di circa 80 punti base, ad appena 40 punti.
Un nodo da 60 miliardi
Il nodo che potrebbe far saltare il governo riguarda la legge di Bilancio 2025. Una manovra da 60 miliardi di euro che prevede decisi tagli alla spesa e aumenti delle tasse, e a cui il Rassemblement National di Marine Le Pen si oppone con decisione. Barnier contava di farcela grazie al non voto dell’estrema destra, che ha invece minacciato la ‘censure’, ovvero la sfiducia. Motivo della levata di scudi che potrebbe portare il partito più votato di Francia a dare il benservito a Barnier è soprattutto l’aumento delle imposte sull’elettricità e il mancato aumento delle pensioni. Tutte misure che però l’esecutivo punta ad attuare per ridurre al 5% un deficit che è ormai a quota 6%: il doppio di quanto consentito dalla UE, che è già costato a Parigi la consueta procedura di monitoraggio per ‘deficit eccessivo’.
François Rimeu, senior strategist di La Française Am
“La Francia sta affrontando una crisi politica raramente vissuta sotto la V Repubblica e una situazione economica altrettanto preoccupante”, osserva François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, che sottolinea come gli ultimi dati dell’indice dei responsabili degli acquisti mostrino una situazione in ulteriormente deterioramento, con scarse possibilità di svolte nel breve. L’esperto vede al momento due possibili scenari, con molteplici ramificazioni: la sfiducia a Barnier oppure l’approvazione di una manovra più o meno emendata attraverso l’articolo 49.3 della Costituzione (che permette il varo della Finanziaria senza un voto parlamentare), con il governo che sopravvive a una potenziale mozione di sfiducia.
Barnier viene sfiduciato: inizia un periodo di grande incertezza
Quanto alla prima ipotesi, secondo Rimeu la probabilità che l’esecutivo Barnier possa cadere è del 50%. “In questo scenario, sembra probabile che lo spread Oat-Bund salga inizialmente a 95-100 punti base e che le azioni francesi sottoperformino gli altri indici europei del 2-3%”, afferma. Aggiungendo che il passo logico successivo sarebbe l’attivazione dell’articolo 47 della Costituzione, con un governo di nuova nomina che attuerebbe le sue politiche (e quindi il bilancio) senza voto.
“Ciò sarebbe possibile solo se il Parlamento non riuscisse a prendere una decisione. Tuttavia, un parlamento che respinge un testo ha già di fatto preso una decisione, il che renderebbe questa disposizione inapplicabile. Il passo successivo sarebbe un dibattito tra costituzionalisti, cosa che noi non siamo, e che aprirebbe la porta a tempi molto instabili”, mette in guardia. Precisando che tale scenario si tradurrebbe in una grande incertezza, negativa per le prospettive di crescita, e con scarse possibilità di stabilizzazione prima delle elezioni di luglio. “In questo contesto, le agenzie di rating sarebbero logicamente severe con la Francia e molto probabilmente taglierebbero il giudizio”, completa.
Barnier resta: gli asset francesi si riprendono ma i problemi sono solo rimandati
Nello scenario in cui il governo Barnier superi la mozione di sfiducia, per Rimeu ci sarebbe inevitabilmente un senso di sollievo generale, e quindi un rimbalzo degli asset transalpini. “Sembra possibile un ritorno a circa 70 punti base dello spread, nonché una leggera sovraperformance delle azioni francesi, intorno all’1%-2%”. Tuttavia l’esperto avverte che tale sollievo potrebbe essere di breve durata. “In primo luogo perché la sopravvivenza dell’esecutivo sarebbe legata alla cancellazione dei tagli alla spesa, che farebbe automaticamente salire le stime del deficit di bilancio 2025. E poi perché questi calcoli si basano su un’ipotesi di crescita dell’1,1% per il prossimo anno, che a nostro avviso è ottimistica”, analizza. Precisando che appare più realistica un’espansione attorno allo 0,6%-0,7%.
Inoltre, l’esperto segnala che le elezioni di luglio probabilmente influenzeranno gli investitori e la loro intenzione di aumentare le allocazioni in asset francesi. “Anche se le agenzie di rating dovessero concedere tempo a Parigi, probabilmente la perdita del giudizio AA verrebbe solo rimandata a quando gli obiettivi di deficit non saranno raggiunti a causa di target di crescita troppo ottimistici”, completa.
Cautela sugli asset francesi
Alla luce di tutto questo, Rimeu raccomanda quindi prudenza. “Oggi rimaniamo molto cauti sugli asset francesi. Le sfide che l’economia deve affrontare sono vertiginose: invecchiamento della popolazione, debito, mancanza di produttività e così via”, osserva. “Senza contare che questi problemi sono presenti nella maggior parte delle economie europee e che la situazione geopolitica è a dir poco instabile”, conclude.
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