Dopo il primo turno i mercati concedono una tregua, ma tuti gli scenari restano aperti. Per i gestori, quello più probabile è di un parlamento “appeso” accompagnato da un’elevata incertezza
Vigile sollievo. È questa la reazione dei mercati all’esito del primo turno delle elezioni in Francia, che ha decretato una vittoria storica del Rassemblement National di Marine Le Pen, con il 33,15% dei voti, ma ha al contempo ridimensionato il rischio di una sua maggioranza assoluta al prossimo turno. Tale prospettiva, così come quella di una vittoria dell’estrema sinistra, è infatti particolarmente preoccupante per gli investitori dal momento che, visti i programmi, apre a un’impennata della spesa pubblica tale da minare le già fragili finanze della seconda economia dell’Eurozona. In vista della riapertura delle urne domenica prossima, piace invece l’ipotesi di una coalizione fra Ensemble, il partito del presidente Emmanuel Macron arrivato terzo con il 20,83%, e il Nuovo Fronte Popolare, secondo con il 27,99%. Tuttavia, lo scenario più probabile al momento appare quello di un parlamento “appeso”, con un governo tecnico come possibile approdo e l’inevitabile incertezza che ne seguirebbe.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
In attesa di scoprire martedì sera come il fronte di opposizione alla coppia Le Pen-Bardella intende organizzarsi, si è dunque placata la tensione sugli OAT, i cui rendimenti sono calati insieme allo spread con il decennale tedesco. Positiva anche la mattinata del listino francese, trainato da banche e utility e seguito dalle altre piazze del Vecchio Continente. Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, definisce la reazione dei mercati un misto di elementi tecnici, come i riacquisti di posizioni ‘corte’, e di sollievo politico.
Ora, secondo Diodovich, i riflettori sono puntati sulle prime dichiarazioni dei diversi gruppi politici sui possibili ritiri, e quindi sull’apertura dei negoziati in vista del secondo turno che renderà molto meno probabile lo scenario della maggioranza assoluta per Le Pen. “Queste trattative per formare un fronte comune contro RN permetteranno molto probabilmente anche di appianare le proposte politiche più radicali formulate durante la campagna elettorale da alcuni gruppi, soprattutto quelle in materia fiscale che tipicamente spaventano di più i mercati finanziari”, sottolinea. Aggiungendo che la sospensione dell’attuazione della riforma sull’assicurazione contro la disoccupazione da parte del primo ministro, Gabriel Attal, è già un segnale volto a incoraggiare questi negoziati.
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFM IM
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM, raccomanda cautela nel trarre conclusioni affrettate sull’esatta proiezione dei seggi, perché l’alta affluenza alle urne ha visto l’esplosione della contesa a tre. “Questo complica le cose. Il modo in cui i leader reagiranno e le alleanze saranno importanti per il risultato finale”, avverte. Chiarendo che un parlamento bloccato è lontano dall’essere politicamente ideale, ma non è necessariamente il risultato più sfavorevole per il mercato. “Per questo motivo, gli spread OAT-Bund potrebbero beneficiarne, ma fatichiamo a vedere un recupero consistente e sostenibile. L’incertezza è elevata, i fondamentali francesi non sono cambiati e l’esito finale è ancora sconosciuto e inconoscibile, con un gran numero di contese a tre che complicano le cose”, mette in guardia, precisando che il rischio di contagio verso i Paesi periferici dovrebbe essere limitato.
Anche secondo Alex Everett, investment manager di Abrdn, lo spread dei titoli francesi può ridursi solo in misura limitata rispetto ai Bund dal momento che il futuro della Francia non è ancora chiaro e che il rischio politico resta elevato. “Con il pericolo apparentemente scongiurato di una maggioranza di sinistra, si attenuano i peggiori timori del mercato di una spesa senza freni”, spiega. Ma ricorda che il Rassemblement National potrebbe ancora raccogliere i voti del secondo turno necessari per ottenere una maggioranza relativa o addirittura assoluta. “Fino a martedì sera, un’intensa fase di negoziati vedrà probabilmente la nascita di accordi tra i partiti di sinistra e di centro per cercare di scongiurare questo risultato”, specifica.
In attesa di vedere come si concluderà il balletto delle alleanze, secondo Sandra Rhouma, economista di AllianceBernstein, sono due gli scenari più probabili: “Innanzitutto, il cosiddetto ‘parlamento sospeso’ (60% di probabilità), con RN a rappresentare il primo potere politico, ma con poteri limitati dalla mancanza di una chiara maggioranza. In secondo luogo, una situazione di coabitazione, dove RN avrebbe la maggioranza assoluta (40% di probabilità)”, analizza. Una situazione che, a prescindere dai risultati finali, secondo la Rhouma fornisce un’unica certezza: “la politica francese si avvia verso un lungo periodo di incertezza e instabilità”.
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