Covip: mai così tanti nuovi aderenti da dieci anni, la metà sono under 35. Restano però i gap di genere e geografico. Le risorse salgono a 262 miliardi, pari all’11,6% del Pil: oltre il 19,3% è investito in Italia
Un sistema solido che continua a crescere, ma che ha ancora tanta strada da fare. La previdenza complementare italiana archivia il 2025 mettendo a segno un record sul fronte degli iscritti, arrivati a 10 milioni e mezzo con un deciso incremento degli under 35, e registrando un aumento del patrimonio a quota 262 miliardi. Restano tuttavia da colmare i gap di genere e geografico, oltre agli squilibri negli importi e nella continuità dei flussi contributivi. La fotografia emerge dalla relazione annuale della Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione, che ancora una volta certifica per le linee a maggiore contenuto azionario redimenti superiori al TFR: nel decennio, 5% contro 2,5%.
Oltre la metà dei nuovi iscritti ha meno di 35 anni
Alla fine dello scorso anno gli iscritti alla previdenza complementare erano il 4,8% in più, con una percentuale sulle forze di lavoro del 39,9% (dal 33,8% del 2020). In numeri assoluti si tratta di 757 mila nuovi aderenti, il numero più alto registrato da dieci anni a questa parte. Di questi, oltre la meta ha meno di 35 anni e ha fatto salire la quota totale dei giovani al 20,8%. In aumento poi il tasso di partecipazione femminile, anche se il gap di genere resta ancora molto ampio: gli uomini sono il 61,2%, le donne il 38,8%. A livello geografico, la maggior parte dei lavoratori che ha scelto di affidarsi alla previdenza complementare risiede nelle regioni del Nord: qui si concentra il 57,3% degli iscritti, mentre al Sud i valori si confermano decisamente più bassi.
273 fondi e risorse pari all’11,6 % del Pil
Continua intanto il consolidamento del settore, che dal 1999 ha visto il numero dei fondi più che dimezzarsi. Allo scorso dicembre quelli attivi in Italia erano 273: 33 negoziali, 38 aperti, 71 piani individuali pensionistici e 131 preesistenti. I primi contano 4,4 milioni di iscritti (+6,1% rispetto al 2024), i secondi 2,2 milioni (+8,7%), i Pip 3,8 milioni (+2,9%), mentre i preesistenti si fermano a 666 mila aderenti. Le risorse accumulate sono salite del 7,7% rispetto all’anno prima, soprattutto per la dinamica positiva dei mercati, ed equivalgono all’11,6% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati si attestano invece a 22,4 miliardi di euro (+8,7%), registrando un ritmo di crescita superiore alla media del quinquennio precedente. Gli aderenti versanti sono però solo 7,4 milioni, il 73% del totale, e la loro contribuzione media è di 2.990 euro.
Per gli investimenti i fondi pensione continuano a preferire obbligazioni governative e altri strumenti di debito, dove viene allocato il 55,8% del totale. Sale però l’esposizione azionaria complessiva, che si attesta al 32,9%, il 2,4% in più rispetto al 2024. All’immobiliare, in forma diretta e indiretta, va meno del 2% del totale. Gli impieghi destinati all’economia italiana si fermano a 43,9 miliardi di euro, pari al 19,3% del totale, in linea con l’anno precedente. Gli investimenti in titoli di debito e capitale di imprese tricolori si attestano rispettivamente a 3,4 e 2,4 miliardi (3 e 2 miliardi nel 2024), mentre quelli domestici detenuti attraverso quote di Oicvm sono pari a 2,3 miliardi di euro. “I veicoli di categoria iniziano a investire nei fondi alternativi”, ha sottolineato il presidente della Covip Mario Pepe, precisando come il settore guardi con favore al contributo che può fornire per il sostegno delle imprese nazionali. Sempre più fondi, ha rimarcato, “stanno includendo nei propri portafogli asset non quotati spesso attraverso iniziative congiunte”.
Nel decennio i redimenti doppiano il Tfr
Quanto ai rendimenti, il risultato al netto dei costi di gestione e della fiscalità è stato positivo per tutti i comparti delle forme pensionistiche complementari. Le linee azionarie hanno realizzato le performance più elevate, con ritorni medi compresi tra il 7,5% e il 10%, quelli bilanciati tra il 3,5% e il 5,5%. Su un periodo di osservazione decennale (da fine 2015 a fine 2025), i risultati medi annui composti dei comparti a maggiore contenuto equity si collocano intorno al 5% per tutte le tipologie e superano di gran lunga sia quelli delle altre linee sia il la rivalutazione del 2,5% realizzata dal TFR. Nonostante questo, sottolinea però la Covip, questi continuano a essere scelti da una quota ancora minoritaria di iscritti: appena il 3,9%.
Positivo anche il bilancio delle casse di previdenza, le cui attività ammontano a 136 miliardi di euro. Si tratta dell’8,7% in più rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto all’andamento dei mercati finanziari. Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli Oicvm detenuti, la quota più rilevante è costituita da strumenti di debito: 36% del totale. Gli investimenti in titoli di capitale sono invece pari al 21,6% e anche quelli immobiliari continuano ad essere cospicui, il 14,8% del totale, seppure in riduzione in termini percentuali. Nell’economia italiana gli impieghi delle Casse ammontano a 52,3 miliardi: il 38,4% delle attività totali. Predominanti sono i titoli di Stato, con 17,1 miliardi (12,6%), cui segue la componente immobiliare con 17 miliardi (12,5%). Gli investimenti in titoli emessi da imprese nazionali si attestano a 12 miliardi (8,8%), l’1,2% in più rispetto al 2024. Di questi, 882 milioni sono titoli di debito e 11,2 miliardi di capitale (che comprendono 1,9 miliardi di quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia, sottoscritte da dodici enti).
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