Lagarde non esclude altri ritocchi e avverte: l’economia rimarrà debole ma è prematuro discutere di tagli. Per gli asset manager i tassi resteranno su questi livelli fino a giugno. Intanto continua il rebus Pepp
Christine Lagarde, presidente della Bce
Dopo quindici mesi di guerra all’inflazione e dieci strette consecutive, la Banca centrale europea si prende una pausa. Senza però deporre le armi. Come previsto dai mercati, il Consiglio direttivo riunito ad Atene ha infatti deciso di non toccare i tassi di interesse dell’Eurozona e, per ora, di proseguire con l’attuale politica di reinvestimento dei titoli Pepp fino al termine del 2024. I passati aumenti del costo del denaro stanno funzionando, hanno sottolineato i banchieri centrali, “frenando in misura crescente la domanda e contribuendo pertanto alla riduzione dell’inflazione”. Ma, ha precisato la presidente Christine Lagarde, “una discussione sui tagli al costo del denaro sarebbe al momento totalmente prematura” e questa pausa non esclude nuovi aumenti “in futuro”.
Quanto all’economia di Eurolandia, Lagarde ha avvertito che l’attività rimarrà debole per il resto dell’anno salvo riprendersi gradualmente solo nel corso del 2024. Anche se i rischi “sono orientati al ribasso”. I tassi, invece, saranno mantenuti tali finché necessario. E a decidere le prossime mosse di politica monetaria saranno, come ampiamente ripetuto, i dati. Lagarde ha infatti evidenziato che le tensioni geopolitiche “potrebbero aumentare i rischi di inflazione, con i prezzi di energia e cibo che rischiano di tornare ad aumentarea causa del contesto generato dalla guerra”.
Passando agli acquisti di titoli, argomento osservato speciale dei mercati per questo meeting, la Bce ha confermato le attese prendendo tempo. Il Pepp, ha spiegato l’Eurotower, non è stato oggetto di discussione nel corso della riunione e, dunque, i reinvestimenti proseguiranno come noto. Il comunicato finale precisa, poi, che “lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato tali da mettere seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i Paesi dell’Area”.
Per i gestori il ciclo di inasprimento è arrivato al capolinea
Per la maggior parte dei gestori, la pausa decisa ad Atene dalla Bce è in realtà uno stop: il ciclo di inasprimento è giunto al capolinea e si è entrati nella fase in cui i tassi resteranno ai livelli attuali per diversi mesi. Il dilemma è quindi cercare di capire quando potranno partire i tagli. Secondo Gurpreet Gill, analista e macro strategist della divisione global fixed income di Goldman Sachs Am, la decisione di mantenere i tassi fermi si estenderà fino al 2024. E, anche se l’aumento dei prezzi dell’energia rappresenta un nuovo rischio di rialzo per l’inflazione headline, una crescita contenuta e un raffreddamento dell’indice core probabilmente precluderanno ulteriori strette. “Il nostro scenario di base prevede un’allentamento della stretta monetaria a partire dal terzo trimestre dell’anno prossimo, anche se un forte rallentamento dell’economia o un deterioramento del mercato del lavoro più ampio del previsto potrebbero spingere ad anticipare”, afferma.
Sulla stessa lunghezza d’onda Ulrike Kastens, economist Europe di Dws, secondo cui i tassi di inflazione continueranno a scendere a causa degli effetti base e dei fattori sottostanti e Francoforte subirà pressioni anche dal punto di vista economico. “Gli indicatori di sentiment, gli standard di credito e il calo dei prestiti indicano un significativo indebolimento della domanda interna. Nel medio termine, questo aprirà la porta a un adeguamento dei tassi d’interesse. Ci aspettiamo ancora un primo taglio dei tassi alla fine del secondo trimestre”, spiega.
Per Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, la Bce è attualmente in modalità pilota automatico per quanto riguarda il costo del denaro e i rischi rimangono orientati verso tagli dei tassi un po’ più tardivi rispetto alle attuali aspettative del mercato. “Riteniamo che per una piena normalizzazione dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% siano necessari un ulteriore raffreddamento dell’economia e una certa debolezza del mercato del lavoro”, osserva. Per quanto riguarda il Pepp, invece, l’esperto è convinto che la Bce punti a un taglio anticipato: “Non prevediamo che escluda categoricamente la vendita delle esposizioni obbligazionarie ma ci aspettiamo che continui a concentrarsi su una graduale e ordinata riduzione passiva dei reinvestimenti”, chiarisce.
Sugli acquisti di titoli, il chief global strategist di Intermonte Antonio Cesarano fa notare che la prossima settimana i dati preliminari sull’inflazione di ottobre potrebbero evidenziare un drastico calo in area 3%. “Questo – sostiene –potrebbe in prospettiva aiutare la Lagarde a posticipare ulteriormente la richiesta del Nord Europa di discutere il piano reinvestimenti Pepp ad almeno la prossima primavera, facendo leva anche sulle eventuali revisioni al ribasso delle stime di inflazione in pubblicazione a dicembre”.
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