Reddito fisso: ecco dove guardano gli analisti nel 2026
Dopo il rimbalzo del reddito fisso, il nuovo anno si apre all’insegna dell’asset class. Strategie flessibili, mercati emergenti e gestione attiva al centro delle scelte dei fund selector
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La Banca centrale europea non toccherà i tassi giovedì prossimo, ma un taglio prima della fine dell’anno resta ancora possibile. È questa la view più diffusa tra i gestori a una settimana dal meeting di Francoforte, quando gli occhi saranno puntati soprattutto sulle parole della presidente Christine Lagarde. L’inflazione è infatti lievemente risalita oltre il target del 2%, l’economia dell’Area euro continua a mostrarsi resiliente e la disoccupazione è ai minimi storici. Quanto basta, insomma, per far prevalere le posizioni dei falchi. Le incognite restano però parecchie, dall’effetto dei dazi alle mosse della Federal Reserve, fino al rischio che il carovita possa scendere più del previsto, ed è quindi molto probabile che il dibattito tra le due anime dell’Eurotower tornerà presto a farsi infuocato.
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“I verbali della riunione di luglio, così come i commenti ufficiali della Bce dalla fine della pausa estiva, hanno sottolineato che l’asticella per un ulteriore taglio dei tassi è alta”, spiega Carsten Brzeski, global head of macro di Ing. Che fa notare come, durante l’estate, diversi sviluppi abbiano rafforzato l’atteggiamento attendista: l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Ue, la “decente” crescita del Pil del secondo trimestre e gli indicatori del sentiment delle imprese in continuo miglioramento. “L’ultima prova che i falchi porteranno nella sala riunioni del Consiglio direttivo la prossima settimana è il lieve aumento dell’inflazione ad agosto”, evidenzia.
Tuttavia, fa notare Brzeski, i verbali di luglio e la recente intervista di Olli Rehn hanno mostrato come alcuni membri della Bce temano un calo eccessivo dell’inflazione e come le preoccupazioni accomodanti non siano scomparse. In particolare, l’esperto individua tre buone ragioni a sostegno delle colombe. La prima è la crescente consapevolezza tra i responsabili politici dell’Eurozona che l’accordo Usa-Ue è tutt’altro che definitivo e lascia ampio spazio a nuove escalation. Poi, prosegue Brzeski, “a giudicare semplicemente dall’evoluzione delle cosiddette ipotesi tecniche, ovvero tassi di interesse e di cambio, la nuova tornata di proiezioni della Bce dovrebbe comportare una leggera revisione al ribasso dell’inflazione e della crescita per il 2026”. Infine, se la Fed dovesse avviare una serie aggressiva di tagli, potrebbe esserci un ulteriore rafforzamento dell’euro e quindi un’inflazione della moneta unica al di sotto dell’obiettivo.
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A tutto questo si aggiunge il tema della crisi francese. Al di là dell’esito del voto dell’8 settembre, infatti, gli sviluppi economici e politici d’Oltralpe potrebbero diventare motivo di preoccupazione per Francoforte. Non tanto per i tassi di interesse, quanto per il potenziale supporto in caso di un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato transalpini. “La conferenza stampa della Bce potrebbe rivelarsi più delicata del solito, perché Lagarde deve evitare di ripetere l’errore del 2020, quando aveva lasciato trasparire dubbi circa la sua propensione a spingersi fino a un draghiano ‘whatever it takes’. Ma al contempo deve evidenziare che il sostegno dell’Eurotower non può essere dato per scontato”, spiega Brzeski. A suo parere, la presidente dovrà sottolineare che il Transmission Protection Instrument può essere attivato solo per i Paesi che rispettano effettivamente le regole di bilancio europee o che stanno almeno seguendo i percorsi di aggiustamento previsti. Una condizione che Parigi attualmente non soddisfa. “È vero che la banca centrale ha un certo margine di manovra. Ma sembra molto improbabile che conceda alla Francia carta bianca in anticipo”, avverte l’esperto.
Alla luce di tutto questo, secondo Brzeski giovedì prossimo la discussione nel board potrebbe essere più controversa di quanto i mercati stiano attualmente scontando. “Pur nutrendo ancora una certa simpatia per un altro taglio dei tassi, piuttosto preventivo, per evitare un ingiustificato rafforzamento dell’euro e un’inflazione sottostimata, vediamo anche che la maggioranza della Bce non condivide questa opinione”, conclude, chiarendo che comunque una sforbiciata entro fine anno resta ancora possibile. Sulla stessa lunghezza d’onda sono anche gli esperti di Candriam, secondo cui l’Eurotower si prenderà una pausa la prossima settimana, ma conserverà la flessibilità necessaria ridurre il costo del denaro qualora le prospettive di crescita dovessero deteriorarsi.
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Quanto ai mercati, gli analisti della casa lussemburghese prevedono un aumento della volatilità a settembre e puntano a ridurre l’esposizione alle azioni Usa e a rafforzare la protezione a un livello di volatilità contenuto. “Abbiamo inoltre leggermente incrementato le nostre posizioni nel debito dei mercati emergenti, dato che la politica monetaria più accomodante degli Stati Uniti rappresenta un fattore di sostegno. E abbiamo deciso di mantenere una posizione corta sugli Oat e lunga sui Bund come protezione dalla rinnovata instabilità politica francese”, scrivono. Nell’ambito del reddito fisso, gli esperti restano poi costruttivi sulla duration europea ‘core’, pur avendola ridotta leggermente a fronte delle minori possibilità di un calo dei rendimenti a breve termine. “Restiamo neutrali sui Treasury e preferiamo il credito Investment Grade europeo, con un’esposizione selettiva al debito dei mercati emergenti”, concludono, rimarcando anche il sovrappeso sull’oro come copertura strategica contro i rischi geopolitici e la volatilità dei tassi reali.
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