Secondo gli analisti, il tono di Powell si è rivelato più hawkish del previsto. Un taglio in autunno è probabile, ma tutto dipenderà dai dati. Occhi su occupazione e inflazione e su Jackson Hole
La Federal Reserve non sembra pronta a tagliare i tassi d’interesse nemmeno a settembre. È questo il commento più diffuso tra i gestori all’indomani dell’ultimo meeting della banca centrale americana prima della pausa estiva, in cui come atteso il costo del denaro non è stato toccato. Il presidente dell’istituto, Jerome Powell, si è infatti mostrato granitico nel rimbalzare gli attacchi di Donald Trump, e le sue parole sono apparse decisamente hawkish. Prova ne è anche che mercoledì sera Wall Street ha chiuso in calo, dopo essere stata a lungo in leggero rialzo, e che il Cme FedWatch Tool dà in lieve discesa le probabilità di una sforbiciata dopo l’estate: poco sopra il 55% da quasi il 62% della vigilia.
Ray Sharma-Ong, responsabile multi-asset investment solutions Southeast Asia di Aberdeen Investments
Per Ray Sharma-Ong, head of multi-asset investment solutions Southeast Asia di Aberdeen Investments, il tono della conferenza stampa è stato decisamente da falco. E con sole tre riunioni ancora in programma per quest’anno, aumenta l’incertezza sulla possibilità che vengano effettuati i due tagli indicati nell’attuale dot plot. “Il nostro scenario di base prevede una sola riduzione, o persino nessuna, entro la fine del 2025”, afferma. Precisando che da qui al prossimo meeting verranno pubblicati due rapporti sull’occupazione, due sui prezzi e si terrà il simposio di Jackson Hole. “Riteniamo che l’inflazione si trovi a un punto di svolta, con possibili pressioni al rialzo legate all’aumento dei dazi. Ci aspettiamo che tali effetti inizino a emergere nei prossimi mesi. Osserveremo con attenzione i discorsi a Jackson Hole per cogliere eventuali segnali di una nuova forward guidance”, chiarisce.
Decisivi i dati su occupazione e prezzi
Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments
Dello stesso parere è Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, che evidenzia come la Fed avrà ora a disposizione due mesi di dati su occupazione e inflazione prima di decidere. “I prossimi report sui prezzi saranno molto indicativi per valutare l’impatto dei dazi”, rimarca. Anche per l’esperto il discorso a Jackson Hole del prossimo 21 agosto sarà ancora una volta cruciale. “Le probabilità di un taglio dei tassi a settembre, finora il nostro scenario di base, si sono ridotte a poco più del 50%, e rivedremo la nostra previsione con i dati sull’occupazione di luglio. Tuttavia, continuiamo a prevedere un tasso terminale compreso tra il 3,25% e il 3,5%”, aggiunge.
“Sebbene ampiamente prevista, l’assenza di segnali da colomba ha deluso i mercati che speravano in un percorso più chiaro verso un taglio dei tassi a settembre”, commenta Allison Boxer, economista di Pimco, che fa notare come i rendimenti del Treasury a dieci anni siano saliti durante la conferenza stampa di Powell. Per l’esperta, ciò che ha reso significativa la riunione è stato il raro dissenso di due governatori, Christopher Waller e Michelle Bowman. “Le dichiarazioni di Powell suggeriscono che il rallentamento della crescita da solo non è sufficiente a giustificare un taglio dei tassi. La maggioranza del comitato sembra voler attendere prove più evidenti dell’aumento dei rischi per il mercato del lavoro e del mantenimento delle aspettative di inflazione”, spiega quindi Boxer. Secondo cui i dati recenti indicano come tali rischi siano aumentati, cosa che “potrebbe alla fine sostenere la necessità di un taglio dei tassi in autunno”.
Ashish Shah, cio of public investing di Goldman Sachs Asset Management
Anche per Ashish Shah, global co-head and chief investment officer of Public Investing di Goldman Sachs Asset Management, i dati dei prossimi due mesi saranno determinanti. “Vediamo la possibilità di una ripresa del ciclo di allentamento in autunno, qualora l’inflazione legata ai dazi risulti più contenuta del previsto o il mercato del lavoro mostri segnali di debolezza”, asserisce.
Tutte le ipotesi sul tavolo
Gordon Shannon, gestore di portafogli della boutique di Vontobel TwentyFour Asset Management
Gordon Shannon, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management (boutique di Vontobel), evidenzia l’assenza di sorprese di quest’ultimo meeting. A suo parere, perfino i due voti dissenzienti a favore di un taglio erano ampiamente previsti, come dimostrano le reazioni tranquille dei mercati valutari e obbligazionari. “I piccoli cambiamenti nella dichiarazione mantengono l’enfasi sulla dipendenza dai dati del Fomc, senza né promuovere né escludere un taglio a settembre”, sostiene. Facendo notare come la crescita sia stata declassata da un ritmo solido a moderato e l’incertezza riguardo alle prospettive sia stata descritta come diminuita, sebbene ancora elevata.
Due sforbiciate entro dicembre sono ancora possibili
Tony Rodriguez, head of fixed income strategy di Nuveen
Tony Rodriguez, head of fixed income strategy di Nuveen, continua ad attendersi due tagli dei tassi di 25 punti base quest’anno, seguiti da altri due nel 2026. “Queste previsioni riflettono le nostre prospettive macroeconomiche, il percorso previsto della politica fiscale e le nostre ipotesi di base sui dazi”, spiega. Se poi i dazi dovessero risultare più elevati di quanto attualmente atteso o se la crescita dovesse rallentare in modo più marcato, per l’esperto i rischi sarebbero orientati verso ulteriori riduzioni. “La crescita economica ha subito un rallentamento più marcato nel 2025, anche se continuiamo a ritenere relativamente basse le probabilità di una recessione”, conclude.
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