L’agenzia lima le stime sul Pil 2024 allo 0,7% e migliora quelle sui prezzi. Francoforte ridurrà il costo del denaro tre volte quest’anno a partire da giugno. Ma poi la ritirata del carovita frenerà
L’economia dell’Eurozona è sulla via di un atterraggio morbido, ma la crescita resta debole e potrebbe rivelarsi più timida del previsto. Colpa non solo della scarsa produttività e della lentezza dei governi nell’attuazione dei pacchetti di stimolo di Bruxelles, ma anche di un processo deflazionistico che potrebbe rivelarsi più lento del previsto. E che potrebbe portare la Banca centrale europea a tagliare i tassi meno di quanto atteso. La previsione arriva da S&P Global Ratings, che nel suo ultimo outlook dedicato all’Area ha rivisto marginalmente al ribasso le sue previsioni sul Pil e leggermente al rialzo quelle sul carovita. Precisando di aspettarsi ancora che l’Eurotower inizi a ridurre il costo del denaro a giugno.
Sylvain Broyer, capo economista di S&P Global Ratings per l’area Emea
Secondo i calcoli dell’agenzia Usa, l’economia dell’euro quest’anno si espanderà dello 0,7%, poco meno dello 0,8% della precedente stima, soprattutto a causa dell’effetto di trascinamento più debole del Pil 2023. Riviste al ribasso anche le stime per il 2025, quando l’Eurozona crescerà dell’1,3% (era +1,5%), e per il 2026, quando si fermerà ancora a +1,3% (era +1,4%). Secondo Sylvain Broyer, capo economista di S&P Global Ratings per l’area Emea, il blocco rimane sulla buona strada per un “miglioramento dell’attività e una moderazione della crescita dell’occupazione”. Pesano però “l’incertezza sull’andamento della produttività e la lentezza nell’attuazione del pacchetto di rilancio dell’Ue di nuova generazione” che potrebbero rendere il rimbalzo dell’attività “più debole del previsto”.
I salari ostacolano la disinflazione
Sul fronte prezzi, la velocità della disinflazione degli ultimi mesi ha spinto gli analisti Usa a rivedere al ribasso le previsioni per quest’anno, dal 2,9% al 2,6%. Ma l’avvertimento è che la ritirata del carovita non procederà a lungo con questo ritmo, dal momento che l’elevato costo del lavoro ne sta limitando la portata. Per questo le previsioni a medio termine sono state riviste al rialzo: al 2,1% per il 2025 (da 2,0%) e all’1,9% per il 2026 (da 1,7%). Colpa, viene spiegato nel report, di una “crescita elevata e prolungata dei salari in un contesto di produttività lenta e di scarsi sviluppi commerciali”.
La Bce taglierà a partire da giugno ma meno del previsto
Un’inflazione più elevata nel medio termine significherà che la Bce avrà meno margine di manovra, rispetto quanto precedentemente atteso, per portare avanti il suo ciclo di riduzione del costo del denaro. L’attuale tasso di deposito al 4,0% dovrebbe “scendere al 2,5% entro la fine del 2025, rispetto al 2% delle nostre precedenti previsioni”, si legge. Non cambia invece la stima per il 2024: per S&P Francoforte taglierà tre volte quest’anno, a partire da giugno.
Italia, Pil 2024 confermato in aumento del 0,6%
Quanto all’Italia, l’agenzia prevede una crescita dello 0,6% nel 2024, confermando la stima di gennaio. Quella per il 2025 viene invece limata di un decimo di punto e passa all’1,1% dal precedente 1,2%. Anche nel 2026 il Pil segnerà +1,1%. Per quanto riguarda l’inflazione tricolore, S&P la vede ferma all’1,9% dal 2024 al 2027, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 7,5% quest’anno e al 7,6% il prossimo. La Germania è invece attesa crescere di appena lo 0,3% nel 2024, per poi riprendersi nel 2025 e segnare +1,2%.
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