Il team azionario di GAM Europe individua i principali driver per i mercati del continente. Tra recupero di competitività, inflazione energetica, ripresa dell’investimento pubblico tedesco e l’onda lunga dell’AI, ecco le valutazioni chiave per il nuovo anno
C’è stata agitazione per l’uscita dei dati trimestrali di Nvidia, arrivata in Italia alle 22:30 ora locale. Si è trattato di un’agitazione sintomatica: da una parte dell’hype che ruota attorno al settore, dall’altra della preoccupazione che inizia a pervadere i mercati perché è vero che il tema dell’intelligenza artificiale sta (sovra?)performando a livello globale, ma è anche vero che il ricordo delle promesse di rivoluzione del mondo Dot-com è ancora fresco e si capisce quindi perché gli investitori temono di ritrovarsi di fronte allo scenario di una bolla dell’intelligenza artificiale. Ritornando a Nvidia, i dati sono ottimi: nel terzo trimestre ricavi per 57 miliardi (contro previsioni di 55,2) e prevede nel quarto trimestre 65 miliardi di dollari (gli analisti si fermano però a 62. Le Borse a seguire hanno reagito positivamente.
Tom O’Hara, investment director European Equities di GAM
La situazione appena descritta è ciò che porta Tom O’Hara, investment director European Equities di GAM ad affermare che a volte “la tendenza degli investitori ad affollarsi e a fare estrapolazioni eccessive può portare le valutazioni a livelli insostenibilmente alti” e specifica che “questo settore sta diventando sempre più rumoroso e stiamo iniziando ad avere qualche dubbio su quanto l’intelligenza artificiale possa essere rivoluzionaria in un arco di tempo tale da sostenere l’interesse degli investitori a breve termine”.
La distanza con gli Stati Uniti e il nodo crescita
“La bolla Dot-com ha insegnato che gli investitori azionari avevano ragione a supporre che Internet avrebbe cambiato il mondo” racconta O’Hara, “ma avevano sopravvalutato la rapidità con cui ciò sarebbe avvenuto”. Per questo l’esperto suggerisce che la casa di gestione si concentri su un’esposizione tematica molto diversificata, partendo ad esempio dal Vecchio Continente.
Il confronto tra Europa e Stati Uniti continua a pesare sulle valutazioni dell’azionario europeo. “Siamo ancora molto più economici degli USA: fino al 55% in meno rispetto all’S&P 500 a seconda della giornata in cui si guarda”, ha sottolineato l’esperto, secondo il quale il gap non è solo questione di multipli: “Il divario nella crescita degli utili spiega gran parte del disallineamento. Negli ultimi dieci anni, gli utili in Europa sono cresciuti del 4,5% contro il 10% negli Stati Uniti”.
Una forbice che, complice la struttura dei mercati sempre più dominata dal momentum, ha penalizzato l’Europa. “Oggi circa il 60% degli scambi azionari giornalieri è dominato da capitali short-term come CTA e desk quantitativi. I gestori long-only come noi rappresentano solo il 10%”, ha aggiunto O’Hara. Risultato: negli USA il mercato si è rivalutato ogni anno di circa il 3%, mentre in Europa non si è visto alcun rerating.
La domanda cruciale quindi è come colmare il divario. Secondo GAM, è la politica fiscale a poter fare la differenza. “La svolta è arrivata quest’anno con la sospensione del freno al debito da parte della Germania. Stiamo assistendo a un rinnovato impegno verso investimenti in infrastrutture e nella resilienza industriale”, ha spiegato l’esperto, che individua nei piani di spesa pubblica tedeschi un potenziale volano per la crescita continentale nei prossimi anni.
“Non basta dire ‘Buy Europe’” chiosa O’Hara. “Il continente è estremamente frammentato e serve una selezione rigorosa”. Oltre alla Germania, il gestore individua tre mercati chiave: Spagna, Grecia e Irlanda. “La Spagna ha mostrato un’ottima dinamica demografica e tassi di crescita solidi, con un ambiente regolatorio meno soffocante rispetto ad altri paesi europei”, ha dichiarato. Quanto alla Grecia, “dopo anni di austerità ha finalmente bilanci in attivo, forte crescita del credito bancario e un significativo sostegno da fondi europei”. L’Irlanda, infine, è definita “un’eccezione positiva in Europa”, grazie a conti pubblici in surplus, alta crescita demografica e forti entrate fiscali derivanti dalle multinazionali USA.
Non solo IA
Tra le tematiche di interesse per l’Sgr c’è il tema energetico, che non solo in ottica sostenibile – o forse non più – si lega a doppio filo con l’intelligenza artificiale. “Il tema ‘Power Surge’, definito da Bank of America, è oggi un vero e proprio settore nell’indice europeo. Parliamo dei fornitori di turbine a gas, cavi, soluzioni off-grid: elementi fondamentali per supportare l’espansione dei data center”, ha chiarito O’Hara. Infatti, l’aspettativa è che il fabbisogno elettrico dei data center statunitensi passi dal 5% al 12% del totale entro il 2028. “In Europa non abbiamo la capacità di rete per sostenere questa domanda: ci sarà bisogno di produzione off-grid, e aziende come Siemens o Rolls-Royce sono ben posizionate per intercettare questa domanda crescente”.
Tra i temi emergenti per il 2026 c’è anche la sanità accessibile. “Negli Stati Uniti è in atto una spinta verso i biosimilari per contenere i costi sanitari. Un mercato che può crescere rapidamente anche in Europa, dove aziende come Sandoz e Fresenius stanno già registrando tassi di crescita a doppia cifra”, ha osservato il gestore. Per l’esperto il tema potrebbe diventare un filone ESG credibile nel prossimo futuro.
Anche il settore consumer viene analizzato con un approccio selettivo. “Abbiamo evitato l’esposizione alle grandi aziende del food che hanno spinto troppo sui prezzi. Il consumatore europeo post-Covid è più attento e selettivo”, ma resta l’attenzione tematica sul turismo che si conferma essere un buon driver per il prossimo anno.
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