La corsa alle urne voluta riaccende il “Takaichi trade”, ma gran parte delle attese è già nei prezzi. Con azioni ai massimi, valuta sotto pressione e nuovi stimoli fiscali sul tavolo, il nodo per gli investitori si sposta altrove. Dalla BoJ ai rendimenti e a possibili effetti a catena sui mercati globali, ecco l’orizzonte tratteggiato dai gestori
Le elezioni anticipate in Giappone rischiano di essere meno un catalizzatore di nuovo rialzo per i mercati e più un banco di prova per la sostenibilità delle aspettative già incorporate nei prezzi. Mentre molti osservatori si concentrano sugli effetti delle urne, è questa la lettura che emerge dalle view dei gestori più attenti a quel che accade nel Paese del Sol Levante. Se infatti la debolezza dello yen e le scommesse su nuovi stimoli fiscali hanno riportato in auge il cosiddetto ‛Takaichi trade’, cresce tra gli asset manager la convinzione che il TOPIX ai massimi e il bivio al quale si trova la politica monetaria della Bank of Japan a un bivio possano far emergere per gli investitori le fragilità di uno scenario già tirato.
Il voto di inizio febbraio, voluto dalla premier Sanae Takaichi per rafforzare il mandato del Partito Liberal Democratico dopo le difficoltà parlamentari del 2024, arriva in un momento in cui il sostegno al partito resta più fragile nonostante il consenso personale della stessa leader sia elevato. La mossa appare dunque ai più politicamente ambiziosa e potenzialmente dirompente, perché una vittoria potrebbe sbloccare nuova spesa pubblica e accelerare il riposizionamento del Giappone su dossier strategici mentre un risultato deludente aprirebbe una fase di incertezza.
Azionario ai massimi, spazio di rialzo limitato
Daniel Hurley, portfolio specialist Emerging Market and Japanese Equities di T. Rowe Price
I mercati, come spesso accade, si sono già mossi in anticipo. Le azioni giapponesi hanno infatti toccato livelli record, trainate dalle attese di maggiore stabilità politica e dalla speranza di un nuovo impulso fiscale. I flussi si sono concentrati sui settori percepiti come beneficiari del nuovo corso, dall’intelligenza artificiale all’energia nucleare fino alla difesa, alimentando una nuova stagione di quello che è stato ribattezzato ‛Takaichi trade’. Secondo Dan Hurley, portfolio specialist di T. Rowe Price, gran parte di questo scenario è dunque ormai scontato: “L’indice TOPIX ha guadagnato oltre il 30% nell’ultimo anno e da questi livelli c’è poco spazio per un ulteriore rialzo generalizzato”, afferma, sottolineando come questo sempre più decisiva la selezione dei titoli per gli investitori ancora intenzionati a estrarre valore dell’equity locale.
Anche il quadro sul fronte valutario non appare così chiaro come invece viene descritto da una parte della narrativa. La prospettiva di politiche fiscali più espansive ha infatti indebolito lo yen, sceso sui minimi degli ultimi 18 mesi, e questa dinamica potrebbe paradossalmente accelerare il percorso di normalizzazione della Bank of Japan. Lo stesso Hurley osserva che “da questi livelli vediamo il potenziale per un rafforzamento dello yen” e che l’inflazione, anche alla luce delle trattative salariali primaverili, potrebbe consentire all’istituto centrale di proseguire con un inasprimento graduale della sua linea sui tassi di interesse. In altre parole, lo scenario che ha sostenuto il rally finora potrebbe iniziare a girare in senso opposto.
Il nodo fiscale e i riflessi sull’obbligazionario
Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management IM
Anche sull’obbligazionario non sono escluse ripercussioni e il tema che promette di fare da spartiacque in questo senso è quello fiscale. Gianni Piazzoli, chief investment officer di Vontobel Wealth Management SIM, sottolinea che il mercato dei JGB e lo yen “si stanno concentrando sulla probabilità di un secondo pacchetto fiscale” dopo quello varato a novembre. Il rischio intravisto all’orizzonte dell’esperto è quindi un allargamento significativo del deficit pubblico e un aumento della spesa per interessi, con un impatto diretto sulla curva dei rendimenti. Non solo, sostiene Piazzoli: un rialzo dei tassi a lungo termine metterebbe sotto pressione soprattutto le assicurazioni vita giapponesi, tradizionalmente esposte ai titoli di Stato a lunga scadenza, e potrebbe generare ricadute anche sulla domanda alle aste di debito.
Gli effetti, per gli esperti, non resterebbero confinati peraltro al solo Giappone. Un aumento strutturale dei rendimenti nipponici potrebbe infatti innescare spill-over sui mercati obbligazionari occidentali, spingendo gli investitori a riconsiderare la parte lunga e a privilegiare durate intermedie. Un contesto di curve più ripide potrebbe parallelamente favorire il settore finanziario del Vecchio Continente, che oggi tratta a multipli più compressi rispetto alle grandi banche statunitensi. Quanto invece mercato valutario globale, resta sullo sfondo il tema delle soglie psicologiche – in primis l’area 1,20 per l’euro/dollaro – con implicazioni concrete per la gestione delle coperture nei portafogli in euro.
Dal ‛Takaichi trade’ alla gestione del rischio
In sintesi, le elezioni anticipate in Giappone arrivano in un momento in cui i mercati sembrano aver già prezzato il meglio dello scenario politico ed economico. Il rischio non è tanto l’assenza di stimoli, quanto che il combinato di yen debole, deficit in aumento e normalizzazione monetaria faccia emergere tensioni su tassi e valutazioni. Per gli investitori globali, il Paese smette di essere una scommessa direzionale semplice e diventa una variabile di rischio sistemico da gestire con maggiore selettività.
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