Il costo del denaro resta allo 0,50% mentre parte la vendita graduale di ETF e Reit. Ueda si tiene le mani libere, ma per i mercati la stretta è vicina. Per i gestori è il momento di rivalutare il Giappone
Come atteso, la Bank of Japan ha lasciato i tassi invariati allo 0,50% per la quinta riunione consecutiva. Tuttavia, in anticipo rispetto alle previsioni degli analisti, ha annunciato che inizierà a vendere gradualmente le sue partecipazioni in ETF azionari nazionali e Reit. La mossa, unita al fatto che due membri del board, Hajime Takata e Naoki Tamura, hanno votato per un aumento del costo del denaro di 25 punti base, dimostra quindi che l’istituto centrale giapponese rimane sulla buona strada per un inasprimento della politica monetaria, nonostante le preoccupazioni per i dazi USA. Sono infatti subito salite le scommesse su un incremento dei costi di rifinanziamento nella prossima riunione di ottobre.
La svolta da falco della BoJ ha quindi sorpreso i mercati, tanto che il Nikkei ha terminato la seduta in rosso, mentre i rendimenti dello yen e delle obbligazioni a breve termine sono aumentati. Kazuo Ueda e colleghi hanno deciso di vendere annualmente sul mercato 330 miliardi di yen (2 miliardi di dollari) di ETF e 5 miliardi di yen di fondi comuni di investimento immobiliare. La decisione segna un altro passo avanti verso lo smantellamento del massiccio stimolo finanziario messo in campo dalla banca centrale per rilanciare un’economia moribonda e che in tredici anni ha portato nelle casse dell’istituto 37mila miliardi di yen in exchange-traded fund.
Quanto alla crescita, la BoJ ha ribadito che l’economia continuerà a riprendersi moderatamente, ma ha avvertito che i dazi statunitensi stanno pesando sui profitti del settore manifatturiero. Il governatore Ueda ha però precisato che preferisce avere più dati a disposizione sull’effetto delle politiche commerciali trumpiane prima di fare analisi più precise, lasciandosi dunque le mani libere sulla tempistica del prossimo aumento dei tassi. Previsione resa ancora più complicata dall’incertezza politica causata dalle recenti dimissioni del primo ministro Shigeru Ishiba, favorevole alla normalizzazione monetaria.
La strategia della BoJ
Christophe Braun, investment director di Capital Group
“Preservando la flessibilità della propria politica monetaria, la BoJ sta manifestando prontezza a rispondere alla volatilità esterna, continuando al contempo a valutare la solidità della ripresa economica”, osserva Christophe Braun, equity investment director di Capital Group. Secondo l’esperto, infatti, la decisione di mantenere i tassi invariati evidenzia una posizione cauta in un contesto di rallentamento dell’inflazione e di incertezza globale, che privilegia la stabilità rispetto a un inasprimento prematuro. “Le condizioni macroeconomiche del Giappone richiedono un approccio più ponderato. La strategia della BoJ sostiene le fasi iniziali di un ciclo reflazionistico, piuttosto che invertire la rotta”, chiarisce.
La previsione di Braun è dunque di un graduale rafforzamento dello yen con il ridursi dei differenziali dei tassi di interesse, che spingerà il potere d’acquisto del Paese e sosterrà la domanda interna. “Anche i fattori strutturali favorevoli stanno acquisendo slancio. Le riforme della governance aziendale, l’aumento dei salari e l’incremento delle spese in conto capitale stanno alimentando i consumi interni e la produttività”, aggiunge, dicendosi ottimista riguardo allatraiettoria di crescita a lungo termine del Paese.
Secondo l’esperto di Capital Group, quindi, per gli investitori a lungo termine questo è il momento opportuno per rivalutare le opportunità in Giappone. “Continuiamo a vedere valore in settori quali quello industriale, manifatturiero e automobilistico, comparti ben posizionati per affrontare le difficoltà commerciali e trarre vantaggio dai cambiamenti nella catena di approvvigionamento globale”, spiega. Rimarcando che “il Giappone rimane una destinazione interessante per gli investitori alla ricerca di opportunità di crescita e di reddito”.
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