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La sottoperformance registrata nel 2026 riflette prese di profitto, timori sulla spesa pubblica e una maggiore selettività degli investitori. Ma, secondo Tikehau Capital, programmi di riarmo e fondamentali solidi continuano a sostenere le prospettive di lungo periodo del comparto
Dopo essersi imposto tra i temi d’investimento più premianti del mercato europeo nel biennio 2024-2025, il comparto della difesa ha perso slancio nei primi mesi del 2026. La conferma arriva direttamente dall’indice MSCI Europe Aerospace & Defense, che al 29 maggio registrava una flessione dello 0,71% da inizio anno a fronte di un rialzo del 5,01% del più ampio MSCI Europe. Eppure, secondo Tikehau Capital, la battuta d’arresto è principalmente il risultato di fattori macroeconomici e di mercato anziché di un deterioramento dei fondamentali. Analisi che impone agli investitori di non rivedere le prospettive di lungo periodo del settore, ma di pensare alla parentesi di questo periodo come a una fase di normalizzazione.
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Prese di profitto e dubbi sui bilanci pubblici
Tra gli elementi che hanno contribuito alla debolezza del comparto, Tikehau cita innanzitutto il forte affollamento delle posizioni. Dopo i rialzi degli ultimi anni, molti investitori hanno si sono infatti risolti a monetizzare i guadagni accumulati e hanno così alimentato un ciclo di prese di profitto che ha pesato sulle valutazioni. A questo si aggiungono le crescenti perplessità sulla capacità dei governi europei di mantenere nel lungo periodo gli attuali livelli di spesa militare, come ben spiegato per la casa di gestione dal responsabile Capital Markets Strategies Raphael Thuin. “La combinazione di crescita economica debole e rincari energetici ha infatti spinto il mercato a interrogarsi sulla sostenibilità dei programmi di investimento annunciati negli ultimi anni in termini di spesa pubblica”, chiarisce l’esperto, precisando come il settore continui a mostrare anche una forte sensibilità alle notizie geopolitiche. “Ogni ipotesi di cessate il fuoco in Ucraina o di de-escalation in Medio Oriente è stata interpretata dagli investitori come un potenziale fattore negativo per le società della difesa”, conclude, “contribuendo ad aumentare la volatilità”.
Il mercato guarda all’esecuzione
Un altro elemento evidenziato da Tikehau riguarda il crescente livello di selettività degli investitori. In un contesto di valutazioni elevate come quello attuale, il mercato appare cioè meno disposto a tollerare ritardi nelle consegne e slittamenti degli ordini o comunque risultati inferiori alle aspettative. “Gli operatori stanno attribuendo maggiore importanza alla capacità di esecuzione delle aziende”, spiega Thuin, sottolineando come la fase attuale favorisca una distinzione più netta tra i diversi modelli di business presenti nel settore. Anche l’evoluzione tecnologica dei conflitti sta però contribuendo a ridefinire le preferenze del mercato: è infatti opinione del manager che la crescente centralità di sistemi come droni e radar o missili di precisione abbia spostato il focus sulle società maggiormente esposte all’innovazione bellica.
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Riarmo europeo e sovranità restano i pilastri del tema
Nonostante la correzione, Tikehau continua a mantenere una visione costruttiva sul settore. Alla base di questa convinzione vi è innanzitutto la natura strutturale del processo di riarmo europeo, considerato una risposta a decenni di sotto-investimenti e alla crescente attenzione verso i temi della sovranità strategica. “Nel Vecchio Continente la direzione di bilancio conferma che la difesa rimane una priorità di lungo periodo”, osserva Thuin, che cita diversi casi a supporto della sua tesi: la Legge di Programmazione Militare francese 2024-2030 prevede investimenti per 413 miliardi di euro, ad esempio, mentre in Germania il progetto di bilancio della difesa per il 2027 contempla un incremento del 21% e porta la spesa sui 145 miliardi di euro.
Ordini record e visibilità sui ricavi
Il secondo elemento a sostegno della tesi d’investimento riguarda la solidità dei fondamentali industriali. L’analisi di Tikehau evidenzia infatti come la principali società europee del settore stiano continuando a beneficiare di portafogli ordini ai massimi storici, che garantiscono elevata visibilità sulla crescita futura: Rheinmetall dispone di un backlog di 73 miliardi di euro e conferma per il 2026 un obiettivo di crescita dei ricavi compreso tra il 40% e il 45%, Leonardo può contare su ordini per circa 57 miliardi di euro, Thales ha registrato nuove commesse per 4,7 miliardi nel primo trimestre e una crescita organica del 14,3% nella divisione Difesa. “Gli ordini accumulati dalle principali aziende del comparto continuano a mostrare una dinamica estremamente robusta e non evidenziano segnali di rallentamento”, rimarca Thuin.
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Valutazioni più equilibrate dopo la correzione
La recente debolezza delle quotazioni ha inoltre contribuito a ridurre parte degli eccessi registrati nei mesi precedenti. Sebbene i multipli restino impegnativi rispetto alla media storica, Tikehau è convinta che oggi risultano più coerenti con la visibilità garantita dai portafogli ordini e dalle prospettive di crescita del settore. Per Thuin, in particolare, la correzione ha avuto anche un effetto positivo sul comportamento degli investitori. “Il mercato sta tornando a distinguere tra profili industriali, esposizioni operative e qualità dell’esecuzione”, afferma l’esperto, “superando una visione uniforme del comparto”. “Si tratta di uno sviluppo sano per il settore”, conclude.
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