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Fida ha analizzato i prodotti della categoria che sono autorizzati alla vendita presso la clientela retail in Italia. Domina l’oro tra i sottostanti. E i passivi sono più redditizi nel breve periodo
Non solo fattori circostanziali come l’inflazione appiccicosa, l’incertezza sul percorso dei tassi e i timori di una recessione. A favorire la virata degli investitori verso asset class meno convenzionali di azioni e obbligazioni sarà anche e soprattutto la transizione energetica e digitale. Nei prossimi anni, questo trend strutturale promette infatti di innescare un superciclo di mercato che sarà fondamentale per dare ossigeno ai portafogli: quello delle commodities, dalle terre rare al centro delle contese geopolitiche fino ai metalli per l’industria pesante e agli idrocarburi. Abbiamo quindi deciso di passare in rassegna i migliori prodotti azionari della categoria nel tentativo di individuare schemi ricorrenti e indicazioni utili ad affrontare un contesto di investimento pronto a mutare.
A circoscrivere l’universo d’osservazione è Fida (Finanza Dati Analisi), società di sviluppo applicazioni software per i servizi finanziari e di distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito, che ha analizzato per FocusRisparmio gli andamenti registrati fino al 25 luglio 2023 dagli strumenti interessati (raggruppati in categorie omogenee per politica di investimento e altre caratteristiche quali-quantitative).
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Varietà di soluzioni, ma Etf e azionari fanno meglio

Dall’analisi Fida, appare chiaro come l’investimento in materie prime possa essere effettuato attraverso diverse modalità. Monica Zerbinati, financial analyst della società, ne individua due su tutte: “L’acquisto diretto del bene” e “il ricorso a fondi o Etf che investono nella materia (con replica fisica o sintetica) piuttosto che in aziende della relativa filiera”. Guardando al rendimento, proprio gli strumenti passivi emergono come quelli più profittevoli da gennaio 2023 (sei sui primi otto) mentre in un’ottica di medio-lungo termine (1-5 anni) il panorama appare più differenziato e arriva a includere tra le categorie best performer anche i fondi attivi. Discorso a parte per i derivati, altra soluzione indicata da Zerbinati quale mezzo per cavalcare il trend. “Il loro utilizzo consente di realizzare esposizioni corte e a leva, declinando in vari modi il profilo di rischio e rendimento dell’asset”, spiega l’esperta. Che, tuttavia, aggiunge “Storicamente si rileva un aumento della redditività piuttosto altalenante mentre la rischiosità sale in modo sistematico su ogni orizzonte temporale”.
Interessante anche l’analisi per allocazione, con gli strumenti azionari settoriali (soprattutto focalizzati su minerali e metalli più o meno preziosi) che si distinguono dai prodotti mono-asset in termini di maggiore rappresentatività. Ma non solo. “L’investimento in equity è caratterizzato da risultati apparentemente a leva rispetto all’acquisto diretto del sottostante”, spiega Zerbinati. Dal suo punto di vista, le ragioni sono molteplici: “Un costo operativo minore perché depurato dalle spese legate alla logistica e alle coperture assicurative ma anche la maggiore volatilità della classe d’attivo e la varietà di attività implicate nella filiera”. Un caso che l’analista porta ad esempio quello dell’oro, percepito come uno degli asset più sicuri e stabili: “I fondi azionari a esso esposti investono in aziende attive non solo nell’estrazione ma anche nella lavorazione, nel trasporto, nello stoccaggio, nella ricerca di nuove vene, nonchè nel finanziamento delle attività già citate”.
Oro e metalli preziosi tra i best performer in Italia. Ma anche tanta America

Nel dettaglio dei primi dieci fondi azionari distribuiti per rendimento, emerge chiaramente il monopolio dell’oro come sottostante di riferimento. Al primo posto della classifica stilata da Fida, con un +12,18% da inizia anno a oggi, si colloca il Robeco: il suo Smart Materials Equities è un prodotto di recente costituzione che fa stock picking su società dagli ottimi fondamentali e specializzate nella fornitura di materiali e tecnologie di processo innovativi. A seguire il gestore olandese ci sono Sisf Global Gold di Schroders (+8,55%), che però si impone come best performer a un anno (+24,53%), e il gigante Usa BlackRock: il suo Bgf World Gold mette a segno un +6,38% da gennaio a giugno 2023 e figura tra i migliori anche nei 12 mesi. Ma la presenza statunitense è rinsaldata anche da nomi come Invesco (+5,12%) e Franklin Templeton (+1,15).
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Passivi, la rivincita di chimica e idrocarburi

Tra i prodotti passivi quotati su Borsa Italiana, trovano invece una maggiore rappresentazione i sottostanti chimici e le risorse energetiche (specie quelle di origine fossile). Non a caso, l’Etf con la migliore performance year-to-date è Lyxor STOXX Europe 600 Chemicals di Amundi: si tratta di uno strumento che punta a replicare lo STOXX Europe 600 Chemicals Net Return EUR, indice di riferimento costituito dalle più grandi società nel settore chimico in Europa. Una strategia che da gennaio a oggi è valsa un rendimento del 9,51%. Tallona la casa di gestione francese Lgim (+9,12% con L&G Global Mining), che però detiene il primato sui 12 mesi con +19,71%, mentre a lunga di stanza si ritrova ad occupare il terzo posto l’asset manager newyorkese VanEck (+5,76% con VanEck Gold Miners).
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