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Con la recente emissione di Alphabet, i titoli centenari stanno guadagnando spazio nei portafogli. E gli istituzionali si mettono in fila. Tra rendimenti e fabbisogni di finanziamento, ecco cosa spiega il fenomeno secondo L&G
Le obbligazioni con scadenza a 100 anni stanno uscendo dalla nicchia per diventare uno dei temi più discussi nei mercati del credito a inizio 2026. L’emissione multi-tranche effettuata in questi giorni da gigante USA Alphabet, ultima di una serie che va dai governi alle utilities fino a istituzioni accademiche internazionali, ha infatti acceso i riflettori su uno strumento sempre più capace di combinare rarità e crescente appetito da parte degli investitori istituzionali. Una domanda arrivata a dieci volte l’offerta in più di un caso, come riprova dell’esistenza di un interesse strutturale per titoli a lunghissima duration, e che L&G pensa si imporrà come trend del reddito fisso nei prossimi anni.
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Domanda elevata e offerta limitata
La prima evidenza che emerge dall’analisi dell’head of Solution Strategies Anne-Marie Morris, è lo squilibrio tra domanda e offerta. “Il livello delle richieste ha superato di dieci volte quello dei titoli oggetto di collocamento”, osserva l’esperta della casa di gestione, sottolineando come questo dato rifletta due dinamiche chiave: l’attrattività di questi strumenti quando il rischio è percepito come adeguato e una carenza strutturale di credito a lunghissima scadenza. Questo aspetto è particolarmente rilevante per gli investitori istituzionali, che operano con orizzonti temporali estesi e necessitano di strumenti coerenti con i propri profili di passività. Tuttavia, spiega ancora la manager, proprio l’orizzonte secolare dei bond introduce un elemento di complessità: “I flussi di cassa si estendono ben oltre i profili di rischio tipicamente gestiti, rendendo difficile prevedere con precisione le condizioni economiche o quelle aziendali piuttosto che tecnologiche su un arco temporale così ampio”.
Duration e sensibilità ai tassi: un rischio contenuto
Quanto al risultato da record, uno dei fattori più rilevanti alla base del successo recente viene individuato nella dinamica della duration. Nonostante la scadenza estremamente lunga, l’incremento della sensibilità ai tassi di questi titoli rispetto a un bond trentennale è più contenuto di quanto si potrebbe immaginare. Nel caso dell’emissione di Alphabet, ad esempio, la duration del centennale risulta solo marginalmente superiore a quella della tranche a 30 anni. “L’estensione della scadenza rappresenta un aumento modesto della sensibilità ai tassi”, spiega Morris, “grazie anche a una cedola elevata che contribuisce a mitigare il rischio di tasso lungo l’intero orizzonte dell’investimento”.
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Il ruolo della curva e il premio al rischio
Un secondo elemento chiave è rappresentato dalla forma della curva dei rendimenti. In alcuni mercati, come quello britannico, la parte a lunghissima scadenza della struttura obbligazionaria si presenta invertita e quindi mostra rendimenti decrescenti all’aumentare dell’orizzonte temporale di riferimento. Un contesto nel quale i bond centenari, sottolinea Morris, “non possono che offrire un premio interessante rispetto ai titoli pubblici. La dimostrazione più evidente arriva, ancora una volta, dall’emissione a cent’anni targata Alphabet: è stata prezzata con uno spread significativo rispetto ai gilt britannici di lungo termine, rendendola competitiva in termini di rendimento aggiustato per il rischio.
Effetto indici e domanda tecnica
Un ulteriore driver è di natura tecnica e riguarda l’inclusione nei benchmark. Se questi titoli raggiungono una massa critica sufficiente, diventano rapidamente componenti rilevanti degli indici obbligazionari a lunga scadenza. “Alphabet si posiziona già come uno dei principali emittenti in diversi indici di riferimento”, sottolinea Morris, evidenziando come questo fattore possa generare flussi automatici da parte di gestori passivi e strategie indicizzate, alimentando ulteriormente la domanda.
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Un trend destinato a proseguire
Il fenomeno non appare episodico. Secondo L&G, le emissioni a lunghissima scadenza sono destinate a crescere, trainate in particolare dalle grandi aziende tecnologiche. “L’operazione di Alphabet si inserisce in un trend di finanziamento molto più ampio”, afferma Morris, ricordando che gli hyperscaler hanno già emesso circa 57 miliardi di dollari da inizio anno sui 150 miliardi previsti per l’intero 2026. Parallelamente, emerge anche un’evoluzione nelle strategie di funding nella direzione di una maggiore diversificazione valutaria. “Il mantenimento della flessibilità e della diversificazione resta fondamentale”, conclude Morris, in un contesto in cui gli emittenti globali cercano di ottimizzare le fonti di finanziamento e gli investitori ampliano lo spettro delle opportunità lungo tutta la curva delle scadenze.
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