Lagarde segnala rischi al rialzo per il carovita, che ad aprile è schizzato al 3%, e al ribasso per la crescita. I mercati vedono oltre il 90% di possibilità di una stretta nel prossimo meeting, ma per gli asset manager tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo
Come ampiamente atteso, la Banca centrale europea ha scelto di non toccare i tassi di interesse dell’Area euro e ha segnalato le crescenti preoccupazioni per il riaccendersi dell’inflazione e per la frenata della crescita. Ad aprile il carovita è risalito al 3%, spinto dai rincari energetici, e si prevede un ulteriore incremento nei prossimi mesi, visto il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente. La presidente Christine Lagarde ha precisato che la decisione è stata presa all’unanimità, ma che nel corso del meeting si è discusso a lungo su varie opzioni, fra cui quella di “un rialzo” del costo del denaro. Per i gestori salgono dunque le probabilità di una stretta nella prossima riunione dell’11 giugno, che i mercati danno oramai per quasi certa, al 93%. I trader scommettono poi, in misura minore, anche su un altro ritocco a luglio e uno in autunno.
“La guerra in Medio Oriente ha provocato un forte aumento dell’energia, spingendo al rialzo l’inflazione e pesando sulla fiducia economica”, ha spiegato la BCE nel comunicato finale, sottolineando come le implicazioni a medio termine “dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock dei prezzi energetici e dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo livello”. Per ora, ha chiarito Francoforte, le aspettative di inflazione a lungo termine “rimangono ben ancorate”, sebbene quelle a breve siano “aumentate significativamente”. Dopo aver ribadito la volontà dell’istituto centrale a non impegnarsi “a priori su una particolare traiettoria dei tassi”, Lagarde si è soffermata sui “rischi al ribasso per la crescita”. Le prospettive economiche sono “molto incerte” e “le catene di fornitura si stanno ritrovando sotto pressione”, ha evidenziato, raccomandando ai governi di adottare misure di bilancio “temporanee, mirate e su misura”. L’economia dell’Eurozona “si sta allontanando dallo scenario di base” delineato nelle proiezioni e “non è ancora chiaro verso quale traiettoria alternativa si stia dirigendo”, ha avvertito.
Rialzo a giugno più probabile
Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe presso il BlackRock Investment Institute
Per Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe del BlackRock Investment Institute, Francoforte ha assunto una posizione restrittiva. “Uno shock prolungato dell’offerta si aggiungerebbe alle pressioni inflazionistiche già esistenti, dovute alla contrazione della forza lavoro e a una politica fiscale leggermente più espansiva che già limita ulteriori tagli”, analizza l’esperta. Inoltre, a suo parere l’Eurotower sa bene che la crisi del 2022 renderà imprese e consumatori più sensibili alle pressioni sui prezzi, con il rischio di una spirale inflazionistica. “Per ora, l’economia si sta muovendo tra lo scenario di base della Bce di marzo e quelli più avversi. Pertanto, senza un accordo immediato tra Usa e Iran che riporti l’energia a livelli significativamente più bassi, un aumento dei tassi a giugno diventa più probabile”, afferma, ribadendo la sua posizione neutrale sui titoli di Stato dell’Area euro.
Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, evidenzia invece la necessità di una maggiore visibilità sugli effetti di secondo livello prima di un intervento restrittivo. E sottolinea come il punto di partenza odierno, con un’inflazione prossima al target e inferiore spazio a bilancio per stimoli fiscali, sia decisamente diverso da quello del 2022, giustificando quindi la posizione più attendista. “Lagarde ha pertanto preservato l’opzionalità in entrambe le direzioni, ribadendo un approccio rigorosamente dipendente dai dati e meeting per meeting mentre le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono ancorate intorno al 2%”, osserva.
Tutto rimandato a giugno
Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR
Dello stesso parere Martina Daga, macro economista di AcomeA Sgr, secondo cui il messaggio chiave è chiaro: la Bce non intende reagire automaticamente a uno shock di offerta che, fino ad oggi, si è tradotto in una spinta al rialzo concentrata sui prezzi energetici. “Un intervento di politica monetaria in questa fase rischierebbe di amplificare il rallentamento della crescita senza un reale beneficio sull’inflazione”, spiega l’esperta, chiarendo che il discorso sarebbe invece opposto se si materializzano i cosiddetti effetti di secondo round. “L’appuntamento decisivo è quindi rimandato al meeting di giugno, quando saranno disponibili nuove proiezioni macroeconomiche e ulteriori evidenze sulla trasmissione dello shock”, afferma.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Per Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, il fatto che Francoforte abbia segnalato i rischi al ribasso per la crescita suggerisce una certa volontà di guardare oltre le pressioni inflazionistiche a breve termine. Tuttavia, precisa, “una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz o una riacutizzazione del conflitto spingerebbero probabilmente il Consiglio direttivo verso un orientamento più restrittivo”.
Anche per Irene Lauro, senior economist Europe and Climate di Schroders, le quotazioni di mercato appaiono troppo aggressive, con gli investitori che si aspettano due rialzi dei tassi quest’anno. “Con l’intensificarsi dei rischi per la crescita, ciò sembra sempre più improbabile”, sostiene. A suo parere, infatti, Lagarde e colleghi monitoreranno attentamente i prossimi dati sui salari alla ricerca di segnali di effetti secondari, “ma l’indebolimento dell’attività nei servizi dovrebbe allentare la rigidità del mercato del lavoro e limitare le pressioni salariali sostenute.”
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