La presidente: possibile “un moderato inasprimento” anche con un superamento modesto dell’obiettivo di inflazione. E aggiunge: pronti a ogni meeting. Il mercato vede due-tre rialzi, ma per gli economisti il costo del denaro resterà fermo
La Banca centrale europea potrebbe procedere con un moderato inasprimento della politica monetaria anche in caso di un superamento “non troppo persistente” dell’obiettivo di inflazione. Con queste parole la presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, ha aperto esplicitamente all’ipotesi di un aumento dei tassi a causa dello shock energetico. La scorsa settimana l’istituto centrale ha lasciato invariato il costo del denaro ma ha messo in guardia sui rischi derivanti dalla guerra in Medio Oriente, rivedendo le sue stime su crescita e prezzi. Una mossa che ha portato i mercati ad aspettarsi due o tre rialzi nel corso del 2026, anche sulla scorta di un carovita previsto oltre il 2% per diversi mesi.
Nel corso della conferenza ‘The Eco and its Watchers’ a Francoforte, la governatrice ha ribadito che risponderà “con forza” o in modo “persistente” se l’inflazione dovesse rimanere ben al di sopra del target del 2% per un periodo prolungato. Ma ha chiarito che anche uno sconfinamento più modesto potrebbe richiedere un “intervento misurato”. Un’ipotesi che rafforza l’idea di molti analisti secondo cui la BCE è orientata a un’azione tempestiva ma di minore entità, per evitare di dover correre ai ripari come accaduto nel 2021-2022. Allora, infatti, l’Eurotower giudicò la fiammata dei prezzi transitoria e attese che toccasse quasi l’8% prima di agire. “Ignorare completamente un tale superamento potrebbe comportare un rischio di comunicazione”, ha rimarcato Lagarde, sottolineando come l’opinione pubblica potrebbe avere difficoltà a comprendere una “funzione di reazione che non reagisce”.
La Bce non resterà paralizzata
La banchiera centrale ha anche precisato che la situazione attuale è diversa da quella del 2022 e che numerosi fattori indicano una minore trasmissione dei costi. Lo shock energetico è stato finora inferiore, viene infatti sostenuto con particolare riferimento ai rincari del gas naturale, oltre a puntare l’attenzione a un altro insieme di fattori: dal mercato del lavoro che non è così rigido, all’assenza di domanda repressa come nel post-pandemia fino a politiche fiscali più restrittive e a un tasso di riferimento maggiore. “La BCE dovrà comunque agire prendendo in considerazione non solo il percorso più probabile dell’inflazione ma anche i rischi e le incertezze relativi allo scenario principale”, ha quindi spiegato Lagarde in piena coerenza con quanto previsto dalla nuova strategia di politica monetaria varata nel 2025. Poi ha aggiunto che la politica monetaria guarderà agli scenari del carovita e farà “molta attenzione ai segnali iniziali di un allargamento dello shock o di dinamiche dei prezzi più ampie”. In ogni caso, ha scandito, Francoforte è pronta ad agire “in qualsiasi riunione” e non si lascerà “paralizzare dall’esitazione”.
Alla presidente ha fatto eco il capo economista della BCE, Philip Lane. Il banchiere ha affermato che i policymaker valuteranno lo scenario più appropriato “in ogni riunione”, rendendo di fatto possibile una prima mossa già ad aprile o giugno. L’Eurotower, ha detto, guarderà alle aspettative di rialzo dei prezzi delle aziende e alle retribuzioni negoziate nei nuovi contratti di lavoro poiché fra i principali indicatori per valutare l’impatto dello shock energetico sul carovita. Poi ha sottolineato come i scontino al momento “un balzo nei livelli dei prezzi” piuttosto che un’inflazione persistentemente superiore all’obiettivo del 2%: “Si aspettano valori elevati nei prossimi due mesi ma poi normali”, ha fatto notare. “Ad ogni meeting valuteremo lo scenario”, è stata la sua conclusione, seguita però da una constatazione: ad oggi si vede già “un calo piuttosto grande” nella fiducia dei consumatori.
Gli economisti vedono tassi invariati
Carsten Brzeski, global head of Macro di ING
Nonostante le dichiarazioni di Francoforte e le attese dei mercati, la maggioranza degli economisti continua a scommettere comunque su tassi invariati nel 2026. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio Reuters, nel quale 38 esperti su 60 si sono detti convinti che Lagarde non modificherà il costo del denaro quest’anno. Sebbene la percentuale sia in calo rispetto a oltre il 90% di sole due settimane fa, sono appena 21 coloro che invece si aspettano almeno un rialzo entro dicembre: nella precedente rilevazione erano tre su 72. Inoltre appena otto, tra i 18 totali che prevedono aumenti e hanno fornito proiezioni mensili, intravedono il primo ritocco ad aprile.
Secondo molti il contesto attuale differisce infatti significativamente da quello passato, offrendo a Lagarde e colleghi maggiore margine di manovra per ignorare lo shock temporaneo. Lo ha detto all’agenzia di stampa anche Fabio Balboni, senior economist di Hsbc, evidenziando come nel 2022 la BCE avesse iniziato a rialzare i tassi di interesse molto tardi e partendo da livelli negativi. “Stavano ancora attuando il quantitative easing quando il carovita era già al 5%”, ha spiegato. “Abbiamo modificato il nostro scenario di base ma non in modo estremo e fino a giugno consideriamo la guerra e lo shock dei prezzi energetici come temporanei”, ha spiegato da ING il global head of macro research Carsten Brzeski, sottolineando come uno scenario di questo tipo dovrebbe permettere alla BCE di restare alla finestra. “Se a giugno la situazione sarà diversa”, ha aggiunto, “allora ci aspetteranno dei rialzi”.
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