L’Eurotower riduce i tassi dello 0,25% e rivede al ribasso le previsioni di inflazione e crescita. Secondo gli asset manager, con Trump il ritmo potrebbe cambiare: come preparare i portafogli
Come atteso dai mercati, per la quarta volta quest’anno la Banca Centrale Europea ha tagliato il costo del denaro della Zona euro dello 0,25%. Il tasso sui depositi scende così al 3%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 3,15% e quello sui prestiti marginali al 3,40%. Come sperato, poi, il board di Francoforte ha adottato un linguaggio più dovish, eliminando dallo statement il riferimento alla politica “sufficientemente restrittiva”. Una svolta dovuta all’indebolimento delle previsioni sull’inflazione, che però si accompagna a una revisione al ribasso anche per la crescita economica dell’Area. Un quadro che ha spinto l’istituto centrale a lasciarsi le mani libere, confermando l’approccio data-dependent senza offrire alcuna indicazione sul percorso futuro.
Giù le stime di inflazione e crescita: addio all’intonazione restrittiva
Nelle sue previsioni trimestrali, Francoforte ha limato le stime d’inflazione, portandole al 2,4% nel 2024 (dal 2,5% di settembre), al 2,1% nel 2025 (da 2,2%) e mantenendo l’1,9% per il 2026. La stima per il 2027 vede invece il carovita al 2,1%. “Il processo disinflazionistico è ben avviato”, si legge nel comunicato finale, che quindi abbandona la formula, adottata fino alla scorsa riunione di ottobre, del voler mantenere “i tassi di riferimento su livelli sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario”.Quanto al PIL del blocco, gli economisti dell’Eurotower hanno di nuovo abbassato le loro previsioni. Secondo le ‘staff projections’ quest’anno la crescita si fermerà allo 0,7% (dallo 0,8% di settembre), il prossimo si attesterà all’1,1% (dall’1,3%) e quello dopo all’1,4% (dall’1,5%). La stima sul 2027 è di +1,3%. “I nostri esperti si attendono ora una ripresa economica più lenta di quanto indicato nelle proiezioni di settembre, gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalano una contrazione nell’attuale trimestre”, chiarisce la nota.
Christine Lagarde, presidente della BCE
La presidente Christine Lagarde ha anche precisato che “i rischi restano orientati al ribasso” e che l’Europa potrebbe risentire in particolare delle tensioni commerciali. “Durante la riunione è stato discusso anche della possibilità di tagliare i tassi di 50 punti base, ma alla fine è stato raggiunto un accordo unanime su una riduzione inferiore, considerata la mossa giusta. Riteniamo che il processo disinflazionistico nell’Area euro sia ben avviato”, ha aggiunto la numero uno della BCE.
Archiviata l’ultima sforbiciata del 2024, ora gli investitori si aspettano riduzioni graduali nel 2025, con un tasso terminale che dovrebbe attestarsi intorno all’1,8-2% entro l’inizio del secondo semestre. Di questo parere è anche Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, secondo cui Lagarde continuerà il ciclo di allentamento fino a quando il tasso di policy non avrà raggiunto un punto al di sotto della neutralità. “Nonostante il taglio dei tassi, è probabile che la BCE continui a ridurre le dimensioni del proprio bilancio in un contesto di aumento delle emissioni fiscali, fattore che potrebbe continuare a esercitare pressioni sugli spread dei titoli di Stato”, precisa.
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte
“L’Eurotower ha lasciato intuire l’intenzione di tagliare ancora, demandando l’ipotesi di un’accelerazione (da 25 a 50 pb) ai prossimi meeting, in base al tenore dei dati macroeconomici”, osserva Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte. Evidenziando che, al momento, le stime implicite nei Futures su Euribor 3M ipotizzano come target l’area dell’1,75% in termini di tasso sui depositi a fine 2025, per quanto con una probabilità più bassa rispetto a prima della riunione. “In prospettiva, lo scenario è quello di un tasso sui depositi al 2% già entro giugno. Un’eventuale accelerazione nel corso di uno dei prossimi due incontri di gennaio e marzo è subordinata al fatto che la fase di forza del dollaro si arresti dopo l’insediamento di Trump. Ad oggi i Future su Euribor 3M stimano una probabilità prossima al 100% che ciò accada nel meeting di gennaio”, chiarisce.
Per Dean Turner, chief Eurozone and Uk economist UBS Global Wealth Management, Francoforte continuerà a tagliare ad ogni riunione fino a giugno, portando il tasso di deposito al 2%. “Allo stato attuale, il rischio è che debba fare di più, non di meno, per sostenere l’economia nel 2025”, avverte. Precisando che è però più probabile che ciò si traduca in ulteriori riduzioni più avanti nel 2025 piuttosto che in movimenti più ampi nel breve termine. “Il potenziale di ulteriore volatilità sui cambi è elevato con l’entrata in carica della nuova amministrazione statunitense. Dato che le valutazioni del dollaro appaiono già eccessivamente elevate, raccomandiamo di vendere il biglietto verde che si rafforzerà ulteriormente”, osserva. Inoltre, con la probabilità che i tagli ai tassi continuino fino al prossimo anno, secondo Turner i rendimenti della liquidità e del mercato monetario sono destinati a diminuire. “Gli investitori dovrebbero preparare i portafogli alla prospettiva di tassi più bassi spostando gli investimenti in obbligazioni investment grade diversificate di media durata e in strategie di reddito azionario per migliorare sia i rendimenti che la diversificazione”, aggiunge.
Nicolas Forest, cio di Candriam
Nicolas Forest, cio di Candriam, fa notare che mentre il quantitative tightening porterà ulteriore pressione sul programma di emissione dei titoli sovrani dell’Eurozona, la banca centrale potrebbe decidere di aumentare i tagli da 25 a 50 punti base se le prospettive economiche dovessero deteriorarsi ulteriormente. “La divergenza di politica monetaria tra Stati Uniti ed Europa dovrebbe continuare ad ampliarsi nel 2025 e manteniamo una preferenza per i tassi europei rispetto a quelli USA in termini di duration”, sottolinea.
Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe presso il BlackRock Investment Institute
Secondo Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist per Germania, Austria, Svizzera ed Europa orientale presso il BlackRock Investment Institute, tra taglio dei tassi e cambiamento di tono “le calze di Natale non sono rimaste vuote”. Tuttavia non è ancora chiaro se Lagarde “si fermerà una volta che il tasso di riferimento raggiungerà un livello ampiamente ‘neutrale’ del 2% nell’estate del 2025, come attualmente ci aspettiamo, o se abbasserà i tassi a un livello moderatamente accomodante”, spiega. In ogni caso, per l’esperta quello che è certo è che non si tornerà al mondo pre-Covid, quando il carovita era costantemente sotto il 2% e la politica monetaria ultra dovish.
“Gli investitori dovrebbero tenere a mente il quadro generale: anche se vicini alla neutralità, i tassi saranno strutturalmente più alti rispetto a prima della pandemia, sostenendo l’appeal dell’income”, mette in guardia Petersen. “In un orizzonte tattico, preferiamo obbligazioni e crediti a breve termine dell’Area euro e rimaniamo tatticamente neutrali sui titoli di Stato a lungo termine del blocco. Continuiamo a privilegiare le azioni USA rispetto a quelle UE per i maggiori utili aziendali e per il tema dell’intelligenza artificiale, ma vediamo opportunità nel Vecchio Continente a livello di singolo settore o azienda”, conclude.
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