Il presidente ha stravinto alle legislative contro ogni attesa. Secondo i gestori, ora è più forte che mai e potrà portare avanti le riforme. Peso e obbligazioni sono pronti a beneficiarne
Altro che pareggio: per il presidente argentino, Javier Milei, le elezioni legislative di medio termine sono state un vero trionfo. Il suo partito, La Libertad Avanza, ha ottenuto circa il 41% delle preferenze insieme all’alleato PRO e ha relegando l’opposizione peronista al 32%. Si è colorata di viola persino la provincia di Buenos Aires, storica roccaforte dei rivali, dove alle primarie di appena un mese fa LLA aveva incassato una sonora sconfitta. “Una giornata storica e che segnerà l’inizio della costruzione della grande Argentina”, ha commentato soddisfatto il vincitore. Una esultanza cui si sono subito aggiunte quelle del collega americano Donald Trump e dei mercati, con azioni e obbligazioni in ripresa.
Nonostante il record negativo dell’affluenza, che si è fermata sotto il 68%, gli analisti non hanno dubbi sul fatto che ora Milei potrà portare avanti senza impedimenti la sua politica economica: dalla sua parte ci sono, oltre alla maggioranza dei distretti argentini, ben 64 deputati contro appena i 31 dei progressisti e più di un terzo dei seggi in entrambe le camere. Uno scenario inatteso, dal momento che i sondaggi della vigilia davano il presidente con appena il 38% dei consensi. Colpa delle durissime misure attuate negli ultimi due anni, che hanno sì riportato l’equilibrio fiscale e ridotto l’inflazione dal 200% al 31% ma a costo di sacrificare la spesa pubblica. Non solo. Oltre a una serie di scandali, contro il leader in carica giocavano anche fattori come le forti pressioni speculative ela crisi delle riserve o il rallentamento economico: tutte variabili che hanno costretto Trump a impegnarsi a sostenere il peso argentino con un ingente piano di salvataggio da 40 miliardi di dollari.
Le conseguenze sui mercati
“Milei può ora portare avanti le riforme fiscali e delle pensioni”, commenta Thierry Larose, “negoziando le maggioranze con il partito Proposta Repubblicana e i governatori moderati”. Secondo il gestore di casa Vontobel, il voto ha infatti legittimato nuovamente l’agenda di disciplina fiscale e un programma favorevole al mercato. Tanto che gli investitori stanno reagendo con sollievo e ottimismo. “Il risultato dissipa i timori di un ritorno al populismo dopo lo shock delle primarie di Buenos Aires a settembre”, rimarca l’esperto, sottolineando che il premio di rischio politico del Paese sta calando drasticamente. E aggiunge che possiamo quindi un “forte rally delle obbligazioni globali in dollari e dei bond nazionali in pesos”, mentre la valuta dovrebbe trovare enorme sollievo dalla chiusura delle coperture e dalla normalizzazione dei flussi” Si tratta, insomma, di un classico riposizionamento politico: “Con in mandato forte ma anche minore volatilità e un percorso più chiaro verso il ritorno all’accesso ai mercati entro il 2026, è un momento chiave per l’esposizione sull’Argentina”.
Quanto al peso, l’esperto di Vontobel non prevede alcuna svalutazione dopo questo risultato. “Le pressioni pre-elettorali sulla valuta erano in gran parte dovute a coperture speculative e ad anticipi delle importazioni”, spiega. Chiarendo che con le votazioni ormai alle spalle e il Treasury USA che continua a sostenere il mercato dei cambi, tale rischio è svanito. “Si prevede che la divisa locale si apprezzi e si mantenga comodamente all’interno del range di cambio. Il governo può infatti ricostituire le riserve e mantenere il trend disinflazionistico senza modificare il regime attuale”, assicura Larose. Secondo il gestore, un sistema senza bande di oscillazione potrebbe arrivare più avanti. “In sintesi”, evidenzia, “il peso è passato da essere una valuta difensiva ad apprezzarsi”.
Trump e Milei più amici che mai
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
A livello geopolitico, lo specialista si dice convinto che il rapporto tra Stati Uniti e Argentina sia ora più forte che mai. “Washington ha ottenuto quello che voleva”, fa notare, “dalla stabilità alle riforme fino alla totale esclusione di un ritorno al kirchnerismo”. A suo parere, anche se circa 18 miliardi di dollari sono ancora disponibili nell’ambito dell’accordo di swap ESF da 20 miliardi, Trump può ora fare un passo indietro e lasciare che il rally del mercato dimostri come il sostegno abbia funzionato. “La schiacciante vittoria dà a Milei la legittimità per portare avanti le riforme e gli USA continueranno a sostenere questa traiettoria sia politicamente che finanziariamente”, aggiunge. Poi conclude: “La fiducia è stata ripristinata e l’Argentina ha appena riconquistato la credibilità sul mercato”.
Alessandra Alecci, portfolio manager EM debt di Carmignac, rimarca come il risultato elettorale non sia stato ancora scontato dal mercato. E avverte che nei prossimi mesi saranno due i fattori chiave da monitorare. “Il presidente dovrà stringere accordi con i rappresentanti moderati dell’opposizione per ottenere la maggioranza necessaria ad approvare riforme fondamentali e sostenere una politica fiscale rigorosa”, argomenta. Facendo notare come il discorso post-vittoria abbia mostrato un Milei più disposto a stringere alleanze. In secondo luogo, per l’esperta, Buenos Aires deve accumulare riserve in valuta straniera per far fronte agli obblighi del debito estero: “Ciò richiederà un regime di cambio più flessibile e un ritorno al mercato il prima possibile”.
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