Risparmio, solo un italiano su quattro investe: ecco cosa cerca
Studio XTB-YouGov: oltre il 50% ha un approccio prudente. Prima la sicurezza finanziaria, poi i mercati. Obiettivo: integrare il reddito e risparmiare per la pensione
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Exchange traded fund sia indicizzati che attivi ma anche asset alternativi e investimenti tematici, meglio se focalizzati su tecnologia e AI. C’è questo nei radar dei gestori patrimoniali europei, che agli asset manager chiedono innovazione di prodotto, analisi più approfondite e un maggiore supporto. Lo rivela l’EMEA Wealth Manager Survey 2025 di State Street Investment Management, da cui emerge come la flessibilità sarà fondamentale per vincere le numerose sfide all’orizzonte.
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Il sondaggio, che ha coinvolto 82 wealth manager di nove Paesi per un totale gestito di oltre cinquemila miliardi di dollari, mostra come gli ETF rimangano dominanti. L’88% dei gestori patrimoniali prevede infatti di utilizzare questi prodotti con maggiore frequenza nei portafogli dei clienti, rispetto al 37% che punterà sui fondi comuni e il 4% che guarda agli Sma. Circa la metà (47%) conta poi di mantenere l’attuale allocazione tra investimenti attivi e indicizzati. Quasi quattro su cinque hanno già puntato su strategie attive e l’85% di loro intende accrescere l’esposizione. In questo senso, l’obbligazionario si rivela un catalizzatore importante: quasi la metà infatti intende fare maggiore affidamento sulla gestione attiva nel mercato del reddito fisso nei prossimi anni. Sebbene molti citino tra i vantaggi degli ETF la liquidità E la trasparenza, è l’efficienza dei costi a confermarsi il principale fattore trainante (59%). La struttura di queste soluzioni, associata a bid-ask spread ridotti ma anche a elevati volumi di scambio e portafogli trasparenti, supporta inoltre la flessibilità dei portafogli in mercati turbolenti. Cresce infine il loro valore strategico: il 9% degli intervistati sta considerando di collaborare con un provider per un range di exchange traded fund col proprio marchio, così da poter offrire strategie scalabili e commerciabili senza dover costruire un’infrastruttura propria.
Intanto, gli investimenti alternativi guadagnano importanza e la loro l’integrazione nei portafogli è ormai solo una questione di ‘quando’. I wealth manager mostrano infatti un interesse crescente, con il 53% che prevede di aumentare l’allocazione al private equity e il 42% al private credit nei prossimi tre-cinque anni. La liquidità rimane però una barriera significativa, tanto da essere citata come ostacolo principale dal 68% degli intervistati. Nonostante questo, sottolinea il report, la spinta si va comunque rafforzando e stanno emergendo nuovi prodotti che ampliano l’accesso alle infrastrutture e ad altre esposizioni a real asset un tempo riservate a pochi.
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I wealth manager continuano poi a mostrare entusiasmo per gli investimenti tematici, con oltre sette su dieci (72%) focalizzati sull’innovazione in ambito tecnologico e intelligenza artificiale. Il 38% indica inoltre l’aerospazio e la difesa come altri megatrend in crescita. Il cambiamento tecnologico sta influenzando però non solo le strategie d’investimento ma anche l’ottimizzazione dei processi operativi: il 57% del campione identifica infatti la gestione di portafoglio basata sugli algoritmi come il progresso più importante, seguita dall’onboarding digitale e dal client servicing (49%).
Quanto al futuro, i wealth manager vedono numerosi ostacoli. In cima alle preoccupazioni (27%) spiccano la disruption tech e la stessa AI: adattarsi alla rapida evoluzione tecnologica rappresenta infatti un problema costante. Seguono le pressioni sui costi (22%): la compressione delle commissioni continua a ridurre i margini e offrire alpha contenendo i costi richiede un equilibrio sempre più delicato. Anche regolamentazione e compliance (17%) rappresentano un punto interrogativo, con le società transfrontaliere che affrontano oneri amministrativi capaci di rallentare l’innovazione e distogliere risorse dal servizio al cliente. Infine, spaventa l’incertezza di mercato (11%): tra inflazione e tensioni geopolitiche, la vera impresa è preparare i portafogli per resistere a inevitabili sorprese che possono coinvolgere più asset class.
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Infine le priorità. I wealth manager chiedono soprattutto una maggiore innovazione di prodotto (27%). Aumenta infatti la domanda di ETF attivi, smart beta e tematici, così come la richiesta di un maggiore accesso ai mercati privati e a soluzioni alternative beta. Altro focus riguarda, sempre nell’universo passivo, i prezzi e l’efficienza dei costi (18%): sale la richiesta di soluzioni più economiche e liquide, con la pressione anche per le strutture. Il 15% si sofferma invece su ricerca, formazione e approfondimenti: qui il desiderio è di avviare partnership che vadano oltre i prodotti ma anche di avere insight di mercato tempestivi e indicazioni di asset allocation tattica o una rafforzamento della formazione per i gestori. Infine, il 12% indica l’accesso al mercato e la distribuzione come priorità, esprimendo la necessità di migliorare la liquidità degli ETF su mercati come Six e di avere una maggiore disponibilità di share class di fondi comuni in formato ETF per vantaggi fiscali. “La sintesi del messaggio emerso dall’indagine è che la flessibilità sarà fondamentale”, sottolinea Matteo Andreetto, head of intermediary clients coverage per l’Europa di State Street IM. “Ai wealth manager viene chiesto di offrire contemporaneamente efficienza, innovazione e resilienza. Ascoltandoci e imparando gli uni dagli altri, sono fiducioso che sapremo affrontare questa sfida e scrivere insieme il prossimo capitolo del settore”, conclude.
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