Dall’evento di Borsa Italiana sulle quotate, la presidente indica la strada per rafforzare il mercato dei capitali e rivendica la proposta interassociativa sui SIA. In Italia oltre 6.600 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie, ma solo una parte limitata raggiunge direttamente il tessuto produttivo
Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni
Il mercato azionario italiano pesa appena lo 0,8% sull’indice globale, mentre l’Europa arriva a stento al 15%. Lo ha ricordato Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, intervenendo a Milano nel corso dell’evento “Più Borsa, più crescita: l’Italia delle mille quotate”. Un convengo in cui l’occasione per mettere a confronto gli operatori del settore sul potenziale inespresso della nostra piazza finanziaria e del mercato dei capitali è stata fornita dai risultati dello studio di SDA Bocconi per Euronext e Borsa Italiana, che analizza l’impatto ottenibile sul sistema Paese se le società sui listini passassero da 400 a 1.000 entro dieci anni. Tre i driver emersi dall’intervento del numero uno dell’associazione e da quelli degli altri rappresentanti della comunità finanziaria: stabilità normativa, leva fiscale e logica di sistema.
Per Gota, gli investitori privati devono essere incentivati e attratti in modo che aumentino il peso dei mercati domestici nei portafogli. Un’idea che gli altri Stati europei applicano da quasi dieci anni, ma che nel nostro Paese è stata messa in pratica solo nel 2017 con il lancio dei PIR. Si tratta di un’esperienza, ha spiegato la numero uno dell’associazione, che lascia due lezioni: “Serve un quadro normativo certo e occorre una ‛spinta gentile’ per un popolo di risparmiatori ancora molto incline all’obbligazionario”. Da qui la proposta interassociativa sui Savings and Investment Accounts (SIA): un contenitore affiancato agli stessi piani individuali di risparmio che investa per almeno il 70% in emittenti UE e per almeno il 50% in azioni, con esenzione totale dalla tassazione sui proventi finanziari dopo cinque anni di detenzione. Più in generale, Gota ha ribadito l’importanza di un mercato dei capitali più ampio e integrato per la competitività nazionale: “Significa avere maggiori opportunità di crescita per il tessuto produttivo e più possibilità per i risparmiatori di partecipare allo sviluppo dell’economia, due esigenze il cui soddisfacimento passa dalla capacità del risparmio gestito di promuovere un investimenti diversificati e di lungo periodo ma anche dialogare con le imprese e contribuire alla loro governance”. La sfida, dal punto di vista della manager, è dunque costruire una “filiera del capitale” capace di accompagnare le imprese nelle diverse fasi di sviluppo. “Per riuscirci”, ha concluso, “servono strumenti adeguati insieme a regole proporzionate e una financial literacy più diffusa”.
Riforme e coesione
Riguardo alla necessità di un intervento corale e di riforme per superare la dipendenza dal credito bancario, è stata invece la Head of Primary Markets Italy di Borsa Italiana Barbara Lunghi a incalzare i presenti. “La strada per raggiungere l’obiettivo ipotetico delle mille quotate ha bisogno di uno sforzo congiunto e coordinato”, ha detto, sottolineando come gli stakeholder del mercato abbiano tutti in mente proposte concrete e misure di policy che guardano a iniziative abbastanza forti da cambiare i comportamenti delle imprese e degli investitori. “Abbiamo una cultura del debito profonda in Italia e per poter a una occorre innestare riforme in alcuni casi anche strutturali e importanti”. Sulle misure di incentivo e sulle trasformazioni necessarie nell’ecosistema finanziario, Lunghi ha poi spiegato che occorre connettere la previdenza con l’economia reale e innestare un framework fiscale adeguato affinché le imprese possano patrimonializzarsi e finanziarsi in Borsa.
Potenziale inespresso
Su questo argomento si è espresso con un video messaggio anche Guido Stazi, Presidente di Consob: “In questo scenario emerge un potenziale inespresso che per il nostro Paese assume proporzioni significative. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane a metà 2026 risultava superiore a 6.600 miliardi di euro, eppure solo una quota limitata di queste risorse trova impiego nel finanziamento diretto delle imprese e nello sviluppo dei mercati dei capitali di rischio. Secondo il più recente rapporto CONSOB sul capitale di rischio, la capitalizzazione del mercato azionario italiano rappresenta poco più del 50% del PIL, un valore inferiore a quello osservabile nelle principali economie avanzate. L’Italia non è un Paese povero di risparmio, ma un Paese che deve imparare a utilizzarlo meglio, soprattutto in un contesto in cui le famiglie accumulano meno di un tempo, tanto da non poter essere più considerate la fortezza d’Europa. È urgente creare le condizioni affinché le risorse disponibili siano investite in modo efficiente e consapevole, a beneficio sia delle famiglie, sia del sistema economico-finanziario. Mercati dei capitali più ampi e più profondi genererebbero benefici che vanno ben oltre i singoli attori del sistema finanziario”.
Per Gian Maria Mossa, presidente di ASSORETI, il tema è invece come porre al centro la qualità del Paese e dell’Europa e incentivare il passaggio dal mercato americano in modo da favorire l’investimento in titoli azionari nazionali a piccola capitalizzazione. “Escludendo l’investimento”, ha detto, “destiniamo ai mercati 900-950 miliardi di liquidi e un euro su due finisce negli Stati Uniti”. Da qui la sua proposta: “Non fare disastri e difendere il più possibile i Pir, convincere che la Tobin tax è un po’ anacronistica se si vuole far salire le valutazioni e spiegare perché i capitali investimento vanno dirottati verso la nostra sponda dell’Atlantico”. “Con un chiaro vantaggio fiscale e più liquidità sui listini”, ha concluso, £chiunque metterebbe quei soldi”, perché maggiore liquidità significa espansione dei multipli e ritorno positivo”
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