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Secondo Capital Group, in Italia quasi tre su cinque hanno dovuto prendere rapidamente decisioni rilevanti. Molti preferiscono affidarsi a più consiglieri. E il 60% traduce i suggerimenti in azioni. Ma c’è il rimpianto di non aver investito di più
Il Grande Trasferimento di Ricchezza, che nell’arco di vent’anni vedrà 84 mila miliardi di dollari passare di mano dai Baby Boomer alle generazioni più giovani, è partito, ma gli eredi non si sentono preparati per affrontarlo. Lo certifica una ricerca di Capital Group , da cui emerge il crescente bisogno di una consulenza finanziaria affidabile, che aiuti a gestire le scelte immediate e a definire un piano di lungo periodo. Oltre nove su dieci (91%) di quanti hanno già ricevuto un patrimonio si è infatti trovato a dover prendere la prima decisione rilevante nel giro di tre mesi, ma appena il 18% si è sentito pienamente a proprio agio. E in Italia la pressione è ancora più marcata, anche se c’è una maggiore propensione a circondarsi di più fonti di consulenza e a tradurre più spesso i consigli dei professionisti in azioni concrete.
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Italia: decisioni rapide e poca sicurezza
Il quadro tricolore è quello in cui la fretta pesa di più. Il 59% degli eredi del nostro Paese ha preso la prima decisione finanziaria di rilievo nei giorni o nelle settimane successive all’eredità, contro il 43% a livello globale. Non solo: il 36% ha agito immediatamente, mentre nel resto del mondo la quota si ferma al 14%. Il 44% degli italiani dichiara poi che la maggior parte delle scelte ha richiesto un’azione rapida, una percentuale quasi doppia rispetto al 23% generale. Eppure la sicurezza non cresce di pari passo, anzi: solo il 14% si è sentito pienamente a proprio agio nelle prime settimane, a fronte del 18% della media mondiale.
Un ecosistema di consulenza più ampio
Vista la forte pressione, gli italiani preferiscono quindi allargare il perimetro dei consiglieri a cui affidarsi. L’87% si è rivolto a un consulente finanziario, una quota leggermente inferiore al 90% globale, ma in generale la propensione ad affiancargli altre fonti è molto più alta: le piattaforme digitali sono usate dall’80% (e dal 67% nel mondo), amici e familiari vengono consultati dall’83% (contro il 72% a livello globale), social media e finfluencer dal 50% (mentre dal 30% nel mondo) e le reti di contatti, colleghi e mentori sempre dal 50% degli italiani (dal 32% globalmente). In particolare, le donne del nostro Paese si distinguono per il ricorso ai social, utilizzati dal 53% contro il 32% delle ereditiere a livello globale.
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Dal consiglio all’azione
Un altro dato in controtendenza riguarda la messa in pratica dei suggerimenti ricevuti. Il 60% degli eredi italiani dichiara di aver seguito pienamente i consigli, rispetto al 48% globale. Lo stesso vale per le donne: tra le italiane la quota è del 57%, contro il 42% nel resto del mondo.
Decidere senza sentirsi pronti
Guardando al campione complessivo (lo studio ha coinvolto 1.200 hnw e uhnw in Nord America, Europa e Asia-Pacifico), di quel 43% che si è trovato a prendere decisioni importanti a poche settimane dall’arrivo dell’eredità, solo il 19% si dice pienamente soddisfatto di come ha agito, mentre il 60% ritiene che avrebbe dovuto investire una quota maggiore in strumenti finanziari o in forme di risparmio previdenziale. Inoltre, quasi la metà (49%) indica tra le difficoltà principali l’eccessiva varietà di opzioni o i consigli contrastanti.
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Il valore della consulenza e il divario con l’azione
In questo scenario, il consulente fa la differenza. Per il 78% degli eredi, avere già un rapporto consolidato con un professionista è stato il fattore più prezioso al momento dell’arrivo del patrimonio. Inoltre per il 70% la consulenza ricevuta nelle fasi iniziali ha influenzato il modo in cui ha usato e investito il proprio gruzzolo. L’88% sottolinea poi anche il sostegno emotivo, oltre alla guida finanziaria. Tuttavia resta ancora un divario tra consiglio e azione: meno della metà (48%) dice di aver seguito pienamente le indicazioni ricevute, percentuale che tra le donne la cala ulteriormente al 42%.
Donne e GenZ cambiano le regole
Anche a livello globale, le ereditiere tendono più degli uomini ad affiancare alla consulenza professionale altri strumenti: piattaforme digitali o robo-advisor (73% contro 62%), amici e familiari (78% contro 68%) e strumenti di intelligenza artificiale per elaborare idee e valutare le opzioni (69% contro 56%). La Generazione Z, invece, cambia più facilmente interlocutore: il 54% ha individuato un nuovo consulente dopo l’eredità, contro il 38% della Generazione X e il 28% dei Baby Boomer. Quasi un quarto (24%) investe poi esclusivamente per ottenere rendimenti finanziari, contro l’11% e il 5% delle altre due generazioni. “La ricezione di un’eredità comporta spesso decisioni finanziarie, legali e amministrative immediate, prima ancora che molti eredi abbiano avuto il tempo di definire gli obiettivi che intendono perseguire”, spiega Guy Henriques, president Europe and Asia-Pacific Client Group di Capital Group. Per l’esperto i dati raccolti evidenziano proprio come questa pressione possa tradursi in opportunità mancate, visto che molti avrebbero voluto investire di più. “Una consulenza finanziaria di fiducia può fare davvero la differenza, aiutando a gestire la complessità, a prendere decisioni con maggiore sicurezza e a definire un piano d’investimento di lungo periodo”, conclude.
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