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Indagine Acri-Ipsos: il 45% accantona. Proteggersi da carovita e imprevisti e integrare il welfare pubblico gli obiettivi principali. Più azioni e meno immobili nei portafogli
Gli italiani si confermano formiche prudenti, al limite della cautela. E, tra tensioni geopolitiche e carovita, per la maggioranza il risparmio sta assumendo sempre più una funzione difensiva di fronte agli imprevisti. Prova ne è che il 63% mantiene i propri soldi liquidi, il 26% ne investe solo una piccola quota e appena l’8% ne mette a frutto la maggior parte. Tra le più grandi preoccupazioni, e quindi tra le principali finalità dell’accantonamento, comincia poi ad affermarsi con forza il tema della longevità e quindi la necessità di assicurarsi cure mediche e una pensione adeguata. È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla consueta indagine Acri-Ipsos per la 102ª Giornata mondiale del Risparmio, secondo cui nell’ultimo anno non è cambiata la quota (45%) di chi riesce a mettere da parte qualcosa senza troppe rinunce, mentre si rileva solo un piccolo recupero di fiducia nel futuro.
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Risparmiare per proteggersi
Lo studio, che ha coinvolto un campione di mille persone rappresentativo della popolazione, evidenzia come la tutela individuale si confermi la funzione maggiormente associata al risparmio: il 77% degli italiani è d’accordo nel considerarlo “una protezione per il singolo” davanti a imprevisti, eventuali periodi senza reddito o spese sanitarie e di assistenza. Per il 39% è una necessità per garantire sicurezza finanziaria, per il 27% un’opportunità per raggiungere obiettivi specifici e per il 21% una consuetudine acquisita nel tempo. Resta alta, ma in calo, la lettura ‘collettiva’, cioè il risparmio come motore di sviluppo del Paese (54%) e tutela dell’economia nazionale (53%). Inoltre, più della metà (58%) ritiene di avere la stessa propensione ad accantonare dei genitori, ma molti pensano di non essere in grado di mettere da parte le stesse cifre: lo sostiene il 50% della GenZ, il 56% dei Millennials, il 60% della GenX e il 70% dei Boomers.
Previdenza e cure mediche in cima alle priorità
La funzione protettiva del gruzzoletto assume poi particolare rilevanza viste le trasformazioni demografiche e sociali. Il ruolo del risparmio come integrazione del welfare pubblico è infatti colto dal 75% degli italiani, soprattutto per sanità e cure mediche (45%), poi per assistenza a lungo termine di anziani e non autosufficienti (25%) e per la previdenza (25%). Tra i lavoratori, il 66% è preoccupato per la propria condizione una volta a riposo: il 43% teme che la pensione sarà insufficiente e il 33% ha paura di non riuscire a mettere da parte abbastanza oggi. Questo tipo di ansia colpisce di più su chi ha meno ‘reti’: è infatti molto preoccupato il 63% di chi vive da solo e il 50% delle coppie senza figli, contro il 43% del totale. D’altra parte la famiglia resta un grande ammortizzatore: oltre la metà (53%) riceve o offre aiuto economico nella cerchia dei parenti.
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Quanto si mette da parte
Se la quota di chi riesce ad accantonare si attesta anche quest’anno al 45%, cala invece quella di chi vede nel risparmio una fonte di tranquillità (35% contro il 38% del 2025) e cresce la fetta di italiani che preferisce godersi il presente (19% contro 14%). Il 37% consuma interamente il reddito, mentre sale dal 41% al 44% il gruppo di coloro che ne accantonano una parte, anche se resta sotto il 48% toccato nel 2023. Diminuisce poi dal 20% al 18% la quota di chi ha un saldo negativo tra entrate e uscite, passa dal 15% al 12% quella di quanti hanno dovuto attingere ai risparmi e aumenta dal 5% al 6% la percentuale di chi ha fatto ricorso a prestiti. Infine, il 24% non riuscirebbe a far fronte con mezzi propri a una spesa imprevista di mille euro, il 64% a una da 10mila.
Più mercati e meno immobili
Quanto alla gestione del risparmio, calano dal 64% al 63% coloro che tengono i soldi liquidi, sale al 26% dal 24% la quota di chi ne investe una piccola parte, mentre resta stabile all’8% la percentuale di chi ne impiega la maggior parte. La liquidità è la scelta del 70% dei Boomers, contro il 58% della GenZ e il 56% dei Millennials, che più frequentemente investono una piccola parte del loro gruzzolo (30% e 32%). Chi investe lo fa soprattutto per sostenere i familiari in futuro (21%), proteggersi dall’inflazione (20%) e realizzare progetti personali (20%). Seguono la ricerca di rendimento (15%), il controllo sulla propria situazione finanziaria (8%), lo sfruttamento dei mercati (8%) e la diversificazione (7%). Per la GenZ pesano di più l’inflazione (34%) e i progetti personali (31%), mentre per i Millennials il sostegno alla famiglia (30%). Rispetto allo scorso anno recupera poi la propensione per gli strumenti finanziari più sicuri, riallineandosi al dato del 2024 (35%), e per gli strumenti più a rischio (11% contro il 7% del 2025). Perdono quota invece gli immobili (27% contro 31%). Per rendere il risparmio più accessibile, il 37% indica come cruciali l’educazione e la formazione finanziaria, il 35% gli incentivi fiscali, il 28% la semplificazione dei prodotti.
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La GenZ guarda avanti
Il 54% degli italiani si mostra poi soddisfatto della propria situazione economica, mentre il 46% non lo è, in sostanziale stabilità sul 2025. Sulle prospettive a tre anni il saldo tra ottimisti e pessimisti è a +19 punti (era +22). A sorprendere è la GenZ, a +55 punti, contro i -12 degli over 65. I giovani restano però più disillusi degli altri sul quadro locale e nazionale, un dato che gli esperti Acri-Ipsos definiscono “preoccupante”.
Europa, euro e solidarietà
Infine, risale la fiducia nell’Unione europea, dal 38% al 42%, e per il 57% uscire dalla Ue sarebbe un grave errore. Continua però a ridursi la soddisfazione per l’euro, al 31%, sostenuta dalla GenZ (47%). Non cede invece la solidarietà: il 63% fa donazioni, il 53% svolge attività di volontariato e circa uno su due destina il 5 per mille al Terzo settore.
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