A giugno l’indice Cpi cala oltre le attese al 3%, il minimo dal 2021. Giù e meglio delle stime anche il dato core, al 4,8%. Per gli investitori Powell alzerà ancora i tassi a luglio ma poi si fermerà
L’inflazione Usa scende al livello più basso da marzo 2021. A giugno l’indice dei prezzi ha registrato un aumento del 3%, dal 4% di maggio, al di sotto delle stime degli analisti che prevedevano un incremento del 3,1%. In rallentamento, e migliore del consensus, anche il dato core: +4,8%. Per gli investitori, però, difficilmente la Federal Reserve mollerà la presa proprio adesso e per fine mese l’ipotesi più probabile resta quella di un nuovo ritocco dei tassi. Piuttosto, a detta degli analisti, alla luce di questi dati saranno ancora più cruciali le parole che il presidente Jerome Powell pronuncerà al termine del meeting per capire come l’istituto centrale intende proseguire per il resto dell’anno. La previsione più diffusa è che il ciclo di rialzi si fermerà.
Inflazione ai minimi dal 2021
Nel dettaglio, su base mensile il Cpi è salito dello 0,2%, contro le attese di un +0,3%. L’inflazione di fondo, quella al netto delle componenti più volatili come cibo ed energia, è invece aumentata del 4,8%, dal 5,3% del mese precedente, meno delle previsioni che la davano al 5,3%. Anche sul mese l’aumento dei prezzi core è stato inferiore alle stime, attestandosi allo 0,2%. I prezzi energetici sono aumentati dello 0,6% rispetto a maggio, quelli dei generi alimentari dello 0,1%. Rispetto a un anno prima, l’energetico ha registrato un calo del 16,7% e il settore dei generi alimentari un rialzo del 5,7%.
Reazione immediata sui mercati dove, subito dopo la pubblicazione dei dati del Bureau of Labour Statistics, il dollaro è sceso ai minimi da maggio e sono scattati gli acquisti sia sui Treasury sia sull’azionario.
La view dei gestori
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“Il rallentamento è costante dai valori di giugno 2022 quando l’inflazione si attestava attorno al 9% fino al 3% di giugno 2023. La principale ragione è la caduta dei prezzi degli energetici e dei servizi al comparto energetico”, analizza Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia, che fa notare come a contribuire all’entusiasmo sia l’indice core, al sotto al 5% per la prima volta da dicembre 2021.
Ora, dopo il deludente report sul mondo del lavoro di venerdì scorso, secondo Diodovich la Fed avrà qualche dubbio in più su quale azione adottare nella prossima riunione. “Crediamo che per il meeting del 26 luglio del Fomc lo scenario base sia ancora quello di un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base dal 5%-5,25% al 5,25%-5,50%: singoli dati non possono cambiare una decisione presa dopo alcuni mesi di riflessione sull’andamento dell’economia reale. Tuttavia, queste cifre possono suggerire che il probabile rialzo del costo del denaro del 26 luglio possa essere l’ultimo dell’attuale ciclo”, conclude.
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