I prezzi in Gran Bretagna accelerano al 3,4% nel mese di dicembre, spinti da alimentari e rincari natalizi. Ma la Bank of England continua a essere ottimista sul ritorno al 2% entro primavera. Per i gestori, nessuna sforbiciata ai tassi prima di aprile
L’inflazione complessiva nel Regno Unito è tornata ad aumentare per la prima volta in cinque mesi, passando dal 3,2% di novembre al 3,4% di dicembre. Lo evidenzia l’Office for National Statistics (ONS), secondo cui l’incremento è superiore di un decimo di punto percentuale alle attese degli analisti e può essere ricondotto a una combinazione di fattori sia stagionali sia legati alle decisioni di policy. Un quadro che, per analisti e gestori, complica ulteriormente i piani della Bank of England dopo i dati sul PIL in controtendenza della scorsa settimana.
Analizzando nel dettaglio i dati prodotti dall’ONS, appare evidente come a favorire il rialzo siano stati soprattutto tre fattori: l’aumento del 28,6% registrato dalle tariffe aeree sotto le feste, l’incremento delle accise sul tabacco, che ha spinto i prezzi del comparto salire del 3% su base mensile, e i rincari subiti dai prodotti alimentari. Pressioni in parte compensate dall’andamento più moderato dei prezzi degli affitti, dei beni ricreativi e dei servizi culturali. Nello stesso periodo, l’inflazione core si è mantenuta sostanzialmente stabile al 3,2%. Anche l’inflazione dei servizi ha mostrato una leggera accelerazione, passando dal 4,4% al 4,5%. Tuttavia, questo aumento non viene considerato particolarmente preoccupante, poiché legato principalmente a categorie caratterizzate da forte volatilità, come appunto il trasporto aereo.
Ma la BoE è fiduciosa
La Bank of England mantiene comunque una linea relativamente rassicurante. L’istituto centrale si aspetta infatti che il carovita torni vicino all’obiettivo del 2% già in primavera, anche grazie a recenti misure governative come il congelamento delle tariffe ferroviarie e la riduzione delle bollette energetiche. Dal lato produttivo emergono segnali misti ma in generale favorevoli: i prezzi alla produzione sono rimasti stabili e i costi delle materie prime hanno continuato a calare. La crescita annuale dei costi degli input si è inoltre praticamente arrestata, attestandosi su uno dei valori più bassi degli ultimi anni: +0,8%.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, il lieve aumento registrato a dicembre difficilmente modificherà l’orientamento di breve periodo della Bank of England. “L’istituto è atteso mantenere i tassi invariati al 3,75% nella riunione di febbraio”, afferma, “in linea con le prospettive di un avvicinamento graduale dell’inflazione all’obiettivo del 2% entro la metà del 2026”. Una traiettoria che dovrebbe essere supportata anche dalla riduzione delle bollette energetiche, dalla moderazione della domanda e dal raffreddamento del mercato occupazionale. Dove Flax ritiene possibile l’avvio di un percorso di allentamento della politica è sul medio termine, più verosimilmente a partire da aprile, ma a condizione che i dati in arrivo confermino un ridimensionamento duraturo delle pressioni inflazionistiche.
Gli esperti di Ebury leggono invece nel rialzo a sorpresa dei prezzi un altro messaggio: “Il percorso verso l’obiettivo del 2% della Bank of England sarà tutt’altro che lineare”. Sebbene la componente core sia rimasta stabile, l’inflazione headline è infatti risalita inaspettatamente per la prima volta in cinque mesi. “Per il momento ci attendiamo che la BoE resti ferma almeno per le prossime due riunioni”, spiegano gli analisti, “anche se un taglio dei tassi in primavera rimane probabile qualora l’inflazione rallenti come previsto e le pressioni salariali continuino ad attenuarsi”.
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