Nel pieno delle tensioni commerciali innescate da Trump, la casa rilancia la propria strategia Blended Research. Il fund manager Jeffrey Morrison: “Essere agnostici rispetto al ciclo e focalizzarsi sulla qualità, in Europa come negli USA”
Jeffrey Morrison, institutional portfolio manager e responsabile del modello Blended Research di MFS Investment Managament
Con la volatilità che regna sui mercati, complice un peso sempre maggiore della geopolitica, gli investitori si affannano a capire come adeguare le proprie strategie. E, per molti, il rischio è quello di farsi prendere dal panico generato dalla guerra dei dazi gettando al vento interessanti opportunità di ritorno. In questo contesto, MFS Investment Management risponde con un approccio che rifiuta le previsioni macro per puntare su portafogli bilanciati tra analisi fondamentale e strumenti quantitativi. FocusRisparmio ne ha parlato con Jeffrey Morrison, institutional portfolio manager e responsabile del modello Blended Research.
Cosa si aspetta dall’economia e dai mercati USA per i prossimi mesi?
Le tensioni politiche in corso in merito ai dazi sulle importazioni dovrebbero alimentare ulteriormente l’incertezza economica. Questo implicherà un contraccolpo sull’economia, che in parte si sta già verificando, e getterà ancora più nell’incertezza gli investitori. Dopo la fine dello storico predominio di Wall Street sui mercati azionari globali, sono infatti tanti quelli che chiedono dove allocare il proprio capitale e ciò che ci aspettiamo in risposta a questi dubbi è un’ulteriore virata verso l’equity del Vecchio Continente.
E sull’Europa che view ha?
Anche l’economia europea rischia di risentire della guerra commerciale innescata da Trump, in particolare a livello di dinamica degli utili societari e quindi di performance dei mercati azionari. Al di là di questo, però, il quadro generale resta positivo. Il duplice beneficio della politica fiscale e di quella monetaria, con la BCE dotata di un margine ben più ampio della Fed, dovrebbe infatti fornire i tanto necessari venti di coda che sono mancati finora. E anche dal punto di vista fiscale i fattori di supporto alla crescita non mancano: dal fondo tedesco per le infrastrutture, che dovrebbe valere 500 miliardi di euro, alla proposta di stanziare un pacchetto di finanziamenti per la difesa da 800 miliardi fino alle proposte per affrontare i vincoli istituzionali dell’UE. Segnali positivi arrivano infine anche dal fronte della produttività, storico tallone d’Achille del Vecchio Continente, con l’aumento delle spese in infrastrutture che promette di aiutare a ridurre il divario rispetto agli USA.
Il ciclo economico europeo si trova attualmente in fase di espansione, condizione che storicamente ha favorito settori specifici del mercato azionario: l’industria, la tecnologia, i materiali e i beni di consumo discrezionali. Si tratta proprio dei settori che ci interessano. Chiaro però che non guardiamo alle valutazioni per misurare l’attrattiva ciclica dei mercati, in quanto rappresentano un indicatore di timing poco efficace: ben più interessante è, dal nostro punto di visa, la prospettiva relativa degli utili. Ed è anche per questo che, nelle strategie di Blended Research, puntiamo a costruire portafogli che siano agnostici rispetto agli sviluppi macro e al ciclo economico. Un risultato che cerchiamo di ottenere combinando input sia dagli analisti azionari fondamentali di MFS sia dai suoi modelli quantitativi proprietari.
Come funziona il fondo?
Con questa strategia, introdotta nel 2001, gli investitori possono sfruttare le basse correlazioni e le caratteristiche complementari degli approcci di ricerca fondamentale e quantitativa. La prima aiuta a identificare le società di alta qualità con bilanci solidi, utili duraturi e vantaggi competitivi: tutti presupposti indispensabili per chi vuole investire in periodi di incertezza economica. La seconda consente di combinare dati, strumenti di risk management e fattori di ottimizzazione per aumentare i rendimenti potenziali. In altre parole, Blended Research cerca di ridurre al minimo i rischi del benchmark attraverso il suo approccio a determinate categorie, dai Paesi ai settori fino agli emittenti, e dà vita a un portafoglio che punta sulla selezione dei titoli come driver alfa fondamentale.
Agli investitori che cercano una visione olistica delle opportunità di investimento. Non è infatti un caso se stiamo riscontrando notevole interesse da parte dei clienti istituzionali, che tradizionalmente cercano un’analisi solida e sfaccettata senza però rinunciare un’adeguata gestione del rischio. Inoltre, soprattutto in contesti di grande volatilità come quello attuale, il Blended Research si è dimostrato capace di ottenere quasi sempre buoni risultati rispetto al benchmark. Al di là di momenti di difficoltà episodici, come durante la pandemia da Covid-19, l’approccio disciplinato e quantitativo che contraddistingue questo prodotto può quindi fornire forti rendimenti relativi nel lungo periodo.
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