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Secondo il sondaggio della società Usa, la stretta creditizia ha superato l’inflazione nella classifica dei rischi. E i fund manager tornano a vedere nero per l’economia globale. S&P: rischi di credito elevati
Il rischio credit crunch torna a preoccupare. Dopo la tempesta finanziaria partita negli Usa con Silicon Valley Bank, tra i gestori riprende quota il pessimismo e un evento sistemico nel credito scavalca l’inflazione ostinata in cima alla lista dei maggiori pericoli all’orizzonte. È quanto emerge dalla Global fund manager survey di marzo di Bank of America, che manda dunque in archivio l’ottimismo e il ritrovato appetito per il rischio rilevati sui mercati solo un mese fa. Un’evidenza che fa il paio con quanto affermato da Standard&Poor’s, secondo cui “il contagio è improbabile ma c’è un alto rischio di credito”
Attenzione al sistema bancario ombra
Il sondaggio è stato condotto tra 212 fund manager con 548 miliardi di dollari in gestione dal 10 al 16 marzo, proprio mentre si assisteva al crollo di Svb e Signature Bank e alle turbolenze del Credit Suisse. Quasi inevitabile, quindi, che un evento creditizio sia stato indicato dal 31% come la minaccia più grande. Per gli intervistati, la fonte più probabile di tale rischio è il sistema bancario ombra a stelle e strisce, seguito dal debito societario Usa e dal settore immobiliare dei mercati sviluppati. Anche se l’S&P 500 si è dimostrato resiliente e c’è fiducia nella Federal Reserve, gli strategist sono sempre più preoccupati. Michael Wilson di Morgan Stanley, ad esempio, sostiene che il rischio di credit crunch stia aumentando notevolmente.
Recessione o stagflazione, il sentiment peggiora
Non solo. Dal sondaggio BofA emerge anche che il sentiment degli investitori è decisamente pessimista, vicino ai minimi degli ultimi 20 anni. Oltre ai rischi di credito, infatti, i mercati sono sempre più preoccupati per l’economia: la probabilità di una recessione sta salendo di nuovo per la prima volta dal novembre scorso e c’è un netto 42% del campione che prevede un rallentamento nei prossimi 12 mesi. Nel frattempo, le aspettative di stagflazione sono rimaste al di sopra dell’80% per dieci mesi consecutivi. Nella storia del sondaggio, “gli investitori non hanno mai avuto una convinzione così forte sulle prospettive macro”, ha detto Michael Hartnett di BofA in una nota.
L’incognita Fed
Quanto alla Fed, l’attesa è per ulteriori 75 punti base di rialzi, con i tassi che raggiungeranno un picco del 5,25%-5,5%. Quasi un quarto degli investitori si aspetta poi che la Banca centrale europea alzerà il costo del denaro un altro mezzo punto. Nel frattempo, accelera la rotazione dall’azionario Usa a quello Ue, con una percentuale di gestori che sovrappesa il Vecchio Continente rispetto agli States ai massimi dall’ottobre 2017. Fortemente sottopesate sono invece le banche: i timori di contagio della crisi Usa stanno facendo fuggire gli investitori dal settore al ritmo più veloce dall’invasione dell’Ucraina.
S&P: “Contagio improbabile ma forti rischi di credito”
Sul rischio credito sono intervenuti anche gli analisti di S&P. Per l’agenzia di rating, le misure di liquidità emergenziali adottate in risposta alla crisi delle banche Usa e l’acquisizione accelerata di Credit Suisse a carico di Ubs hanno probabilmente abbassato le probabilità di un contagio più ampio del sistema, anche se la decisione di cancellare le obbligazioni AT1 dell’istituto elvetico potrebbe contribuire ad aumentare il costo del capitale per le banche. In generale, avvertono comunque gli esperti, “i rischi di credito si mantengono elevati”. “I crack degli istituti a stelle e strisce sono l’ultimo episodio di una volatilità finanziaria in parte causata dall’aumento dei tassi di interesse”, osservano. A detta di S&P, è però improbabile che questo episodio impedisca ai policymaker di rispettare il compito di contenere l’inflazione: l’attesa è di tassi alti ancora a lungo.
Per l’agenzia di rating è dunque probabile che le condizioni di finanziamento “continuino a inasprirsi, provocando ulteriori episodi di turbolenza sul mercato del credito”. “Sebbene quest’anno abbia visto alcuni sviluppi favorevoli al settore in termini di crescita, catene di approvvigionamento e costi dell’energia”, aggiungono, la qualità del credito è ancora sotto pressione, dato l’aumento dei tassi e il rallentamento della crescita. “I downgrade stanno superando gli upgrade e i tassi di default sono in aumento”, conclude il report.
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