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Una discussione con Mark Fitzgerald, head of product specialism di Vanguard, sul concetto di lungo periodo e sui miti che secondo la casa di gestione ancora affollano il mondo degli investimenti
“È sempre interessante muoversi all’interno degli eventi del nostro settore per vedere di che cosa parlano i competitor. Ciò che vediamo spesso sono bellissime fotografie di animali, cascate, sportivi che scalano o al timone di stupende barche a vela. Quello che voglio dire è che si nota spesso una grande ricerca di quello che noi anglosassoni chiamiamo ‘flavour of the month’. Un tema o un concetto che quasi mai ha a che fare con quello che è il vero mondo degli investimenti quando si tratta di avere successo nel lungo periodo”.
È questo il modo di Mark Fitzgerald, head of product specialism di Vanguard, per rivendicare ciò che comunemente è considerato un difetto ma che in determinati contesti può rivelarsi una qualità: ovvero il fatto di essere “noiosi”. Anche se, precisa, “facciamo di tutto per non esserlo eccessivamente”. “Ma pensiamo”, aggiunge, “che l’orientamento a lungo termine e l’ampia diversificazione in linea con i nostri principi di investimento saranno vantaggiosi per gli investitori”.
Una convinzione che si trasforma nella volontà di sfatare una serie di concezioni che Fitzgerald identifica come miti e che occupano oggi le discussioni intorno al futuro dei mercati e della gestione del risparmio.
Il primo citato dall’head of product specialism di Vanguard riguarda proprio l’asset manager statunitense, spesso identificato in maniera esclusiva come un passive product provider. “Abbiamo più asset gestiti attivamente di quasi tutti i nostri competitor. Circa il 20% delle nostre masse, pari a 1.300 miliardi di dollari”, fa notare prima di passare ai 6 grandi “misunderstanding” che popolano oggi l’arena degli investimenti.
Sei miti da sfatare
Il primo mito è quello di essere entrati nell’era della correlazione positiva di azionario e obbligazionario. “Un evento raro”, spiega Fitzgerald, “che si verifica più spesso di quanto si creda per periodi di tempo molto brevi, ma non persiste quasi mai”. Il secondo è che i rialzi dei tassi siano un male per gli investitori in bond e qui interviene in maniera diretta il modo in cui l’asset manager concepisce la costruzione di portafoglio. “Con un costante e regolare investimento e reinvestimento (investimenti total return) non è affatto vero che tassi più alti siano un problema per gli investitori. Ciò che danneggia è piuttosto il tentativo di fare market timing”, spiega il manager, che sottolinea come il meccanismo sia il medesimo che si applica al mercato azionario con i dividendi. Come terzo mito troviamo un grande classico, ovvero restare liquidi fino al momento in cui inizierà la ripresa. “Un momento che abbiamo visto sistematicamente mancare a chi cerca di fare market timing”.
Si prosegue con i mercati privati e gli asset alternativi quali mezzo per proteggersi dall’inflazione. “Una credenza in Uk spesso associata al mercato immobiliare e alle materie prime”. “Se abbiamo costruito un portafoglio globale diversificato nel modo corretto, significa avere già un’esposizione a queste due asset class, senza per questo esporsi al fattore illiquidità”, afferma Fitzgerald. I gestori attivi battono il benchmark è un mito centrale per la storia di Vanguard. “Ogni inizio d’anno è caratterizzato da dichiarazioni di questo tenore”, fa notare l’head of product specialism dell’asset manager, sottolineando come “la scelta di quei gestori attivi che davvero sono in grado di generare alpha è un’attività difficilissima, senza contare che gran parte dell’outperformance è poi destinata a coprire costi di gestione che riducono sensibilmente la possibilità di ottenere rendimento per l’investitore”. “Vanguard crede nella gestione attiva a basso costo, orientata al lungo termine e che non si basa sul market timing”.
Il mito finale riguarda i fondi tematici. “Il mio passato professionale è da fund manager”, ricorda Fitzgerald, “e posso dire che lavorare su fondi tematici è intellettualmente interessante, ma statisticamente espone i clienti ad una volatilità se non ad un rischio di chiusura dello strumento di investimento da non sottovalutare”.
“Il nostro messaggio di fondo”, conclude il manager, “è che questo è il momento in cui non dimenticare che investire significa ricercare obiettivi di lungo periodo per cui sono fondamentali l’attenzione ai costi, la diversificazione e, dal punto di vista comportamentale, molta disciplina. Tradotto, vuol dire essere in grado di mettere in prospettiva le turbolenze del 2022 e quelle che viviamo attualmente”.
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