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Le famiglie hanno 2.211 miliardi di euro da parte, ma solo 1.131 miliardi risultano investiti. E in Europa non va meglio. Bolzano, Milano, Piacenza le province più virtuose. Lo studio Fabi-Withub
Oltre 2.200 miliardi di euro, pari a 37.525 euro pro-capite. A tanto ammontano i risparmi delle famiglie italiane, che però faticano ancora a metterli al frutto e lasciano metà di questo enorme tesoretto sui conti correnti. È quanto evidenzia la fotografia scattata da Fabi e Withub, che hanno elaborato i dati al 31 dicembre 2024 di Banca d’Italia e Istat per stilare una mappa delle province più ricche. Uno studio presentato durante un evento sulla Saving and Investments Union, proposta da Bruxelles per mobilitare le risorse finanziarie dell’Unione verso gli investimenti in economia reale, e che ha fornito un responso preciso: se in testa per denaro accantonato si piazzano Milano e Biella e Modena, i luoghi dove si investe di più sono Bolzano, il capoluogo meneghino e Piacenza.
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Investititi solo mille miliardi di risparmi
Dei 2.211 miliardi di euro accantonati dagli italiani, ben 1.131 sono i cosiddetti soldi in banca delle famiglie. È quanto emerge dalla ricerca, secondo cui la quota investita in fondi o azioni si ferma invece ad appena 1.079 miliardi. Un dato incoraggiante riguarda però il progresso che si sta registrando su questo fronte: le allocazioni di capitale prima immobilizzato sono infatti aumentate in tutto il Paese del 39,8% rispetto al 2022, con un’accelerazione soprattutto al Sud.
A Bolzano, Milano e Piacenza si investe di più
Quanto alla geografia del risparmio messo a frutto, spicca Bolzano. La provincia autonoma si piazza infatti alla vetta della classifica tricolore, con 29.692 euro. Sul podio anche Milano, seconda con 26.989 euro, e Piacenza, che segue a brevissima distanza grazie a un importo medio di 26.869 euro. Nelle prime posizioni si collocano poi anche Belluno (24.912), Sondrio (24.834) e Isernia (24.674). In coda invece Siracusa (10.711), Trapani (10.580) e Crotone (9.322). Se però si considerano i risparmi pro-capite complessivi, quindi depositi e investimenti, è proprio il capoluogo lombardo la prima provincia in Italia: la città si distingue infatti per un dato pari a 71.671 euro, seguito da 61.711 di Biella e dai 57.238 di Modena. Fuori dal podio, ma comunque nella zona virtuosa della classifica, riecco Piacenza (56.362) seguita da Genova (55.037) e Cuneo (54.558). In fondo, si piazzano invece ancora le province del Sud Italia: Catania (16.895), Trapani (15.698), Siracusa (15.659), Ragusa (15.576) e Crotone (12.964).
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Un problema europeo
Allargando ancora di più lo sguardo, risulta evidente come il problema della scarsa inclinazione agli investimenti da parte dei risparmiatori riguardi l’intera Europa. Un’analisi del Centro Studi del Circolo Esperia mostra infatti che il Vecchio Continente può vantare uno stock di risparmi pari a 9,5 trilioni di euro, almeno tre volte superiore a quello degli Stati Uniti, e un tasso di risparmio pari al 15% nel 2024, contro il 5% americano. In particolare, secondo i dati della Banca Centrale Europea, la Germania spicca per quasi tremila miliardi di depositi seguita da Francia (1.947) e Italia (1.275). A queste cifre andrebbe poi aggiunto il dato relativo ai soldi disponibili cash delle famiglie, pari a 676 miliardi nelle prime cinque economie Tuttavia, viene sottolineato, il gruzzolo degli europei risulta impiegato in modo troppo conservativo, senza contare che una parte viene dirottata verso il mercato statunitense. Rielaborando i dati di una ricerca presentata dal MES (Meccanismo europeo di stabilità), in Europa, in media, solo il 31% dei risparmi è investito in azioni e fondi di investimento (in Italia la quota è pari al 41%), ma in generale l’allocazione patrimoniale è avversa al rischio. Infine, sempre secondo l’analisi, negli States le società di private equity raggiungono i 12,8 trilioni di dollari con i loro asset in gestione e generano una produzione economica pari a quasi 12 milioni di posti di lavoro i il 6,5% del pil (1.400 miliardi di dollari). In condizioni di mercato simili, se la metà dei depositi europei fosse investita in operazioni sui mercati privati, si potrebbero generare milioni nuovi impieghi e almeno 500 miliardi aggiuntivi di prodotto interno lordo.
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