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Anche gli AT1 bancari sono interessanti, con gli istituti europei che riportano la maggiore redditività e i bilanci più solidi degli ultimi 15 anni. Rendimenti attesi nel 2024 tra il 7% e il 9%
Si prospetta un altro anno sugli scudi per il reddito fisso. I primi segnali di rally sono arrivati alla fine del 2023, con il mercato che ha cominciato a prezzare un possibile taglio dei tassi da parte delle banche centrali. E ora, se Fed e Bce dovessero davvero diventare più accomodanti – economia e inflazione permettendo – per i bond si aprirebbe un incoraggiante scenario rialzista da sfruttare sulle scadenze più lunghe e sensibili ai tassi d’interesse. Opportunità che, alzando l’asticella del rischio, possono essere colte anche fra le obbligazioni ibride e i subordinati bancari, con rendimenti quasi doppi rispetto ai titoli governativi. “Sembra ci sia molto appetito in questo settore”, spiega Antonio Serpico, senior portfolio manager di Neuberger Berman. “Negli ultimi sei mesi c’è stato infatti un rally importante che ha portato gli spread a 300 punti base rispetto al picco di fine 2022, quando toccarono quota 440 punti. E da qui in avanti potrebbe esserci spazio per un ulteriore restringimento”, aggiunge.
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Gli hybrid bond
Il mercato delle obbligazioni ibride è sbocciato 11 anni fa, nel 2013, e oggi vale circa 240 miliardi di dollari. Si è sviluppato soprattutto in Europa, tant’è che attualmente il 66% delle emissioni è in euro, il 4% in sterlina e la quota restante in dollari. In media, gli hybrid bond offrono un rendimento del 6,5%-7%, che si confronta con il 3,75% circa del Btp decennale. Questi strumenti, essendo dei subordinati, sono collocati ai livelli inferiori della struttura del capitale e quindi la perdita attesa è più alta in caso di fallimento dell’emittente. “Ma a parità di rating …

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