L’economia di Sua Maestà delude le attese e resta stagnante per il secondo mese di fila. A pesare è soprattutto l’industria, in calo dello 0,8%. Ora occhi alla BOE, con i gestori convinti che ci sia qualche chance di una nuova sforbiciata già settimana prossima
L’economia di Sua Maestà si conferma nel guado. Il PIL UK di luglio si è infatti mantenuto invariato rispetto a 30 giorni prima, mancando il +0,2% del consensus e facendo registrare al Paese il secondo mese consecutivo di stagnazione. Un dato che, complice la debacle della produzione industriale, riaccende i riflettori sulla riunione della Bank of England in programma la prossima settimana. Con i gestori convinti di una cosa: qualche chance per un taglio a settembre c’è.
Secondo i dati flash pubblicati dall’Office for National Statistics (ONS), il settore dei servizi ha registrato una crescita dello 0,1% mentre la produzione industriale non solo è diminuita dello 0,8% ma ha anche mancato di molto le previsioni degli analisti (+0,3%). Male anche il settore delle costruzioni edilizie, in calo dello 0,4% nel periodo. Nel complesso, spiega il bollettino dell’ente di ricerca, l’economia del Paese si è rafforzata dello 0,5% nei tre mesi fino a luglio: un dato positivo ma comunque leggermente al di sotto dello 0,6% registrato nel secondo trimestre conclusosi a giugno. Liz McKeown, direttore delle statistiche economiche dell’ONS, ha spiegato come la performance del terziario sia stata guidata dai programmatori di computer e dalla sanità mentre quella del secondario abbia risentito soprattutto della debacle di automobili e macchinari.
La dinamica del PIL UK
L’andamento del PIL britannico su base mensile. Fonte: Office for National Statistics
Una grana per il nuovo governo
La rilevazione rappresenta la prima notizia negativa per il governo laburista insediatosi all’inizio di luglio, che nella campagna elettorale aveva puntato fortemente sul rilancio della crescita economica con l’obiettivo di primeggiare fra i Paesi del G7. La cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ha dichiarato di “non farsi illusioni” rispetto alla sfida da affrontare: “Sarò onesta con il popolo britannico dicendo che il cambiamento non avverrà da un giorno all’altro”. E ancora, riferendosi al periodo dei precedenti esecutivi conservatori, ha detto: “Due trimestri di crescita economica positiva non compensano 14 anni di stagnazione, ecco perché ora stiamo prendendo decisioni a lungo termine per ricostruire le basi della nostra economia”. Una crescita più bassa non può che ridurre lo spazio di manovra del premier Keir Starmer in vista della Finanziaria d’autunno che verrà presentata a ottobre.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
La notizia arriva mentre la Banca d’Inghilterra si prepara a riunirsi la prossima settimana per prendere la sua ultima decisione sui tassi di interesse, dopo averli tagliati per la prima volta in quattro anni il mese scorso. Secondo Richard Flax, chief investment office di Moneyfarm, lo stallo del PIL desta preoccupazione sia tra le imprese che a Whitehall: “Sebbene la crescita dello 0,5% nei tre mesi fino a luglio possa rassicurare sulla tenuta di fondo, il mancato rispetto delle previsioni di crescita dello 0,2% evidenzia la fragilità dell’economia britannica”. Dal suo punto di vista, inoltre, la forte crescita dei salari registrata negli ultimi giorni e un’attività economica anemica evidenziano le sfide che sarà la BOE a dover affrontare. Ecco perché la risposta del governo, unita al posizionamento di policy della stessa banca centrale, “sarà cruciale per affrontare il resto dell’anno”.
Ruth Gregory, economista di Capital Economics, ha una view più netta. “Ci atteniamo alla nostra opinione secondo cui la BOE manterrà i tassi d’interesse invariati a settembre per poi tagliarli nuovamente a novembre”, spiega, precisando però che gli ultimi dati hanno reso “un po’ più probabile” una sforbiciata già giovedì prossimo.
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