Secondo l’ultimo report della società, la revisione degli attuali assetti potrebbe liberare enormi risorse in 10 anni. Incentivi fiscali e meccanismi di auto-iscrizione obbligatoria le chiavi. Ma la priorità resta la Savings and Investments Union
Una rivoluzione silenziosa, ma potenzialmente decisiva per i mercati dei capitali europei. È quello che delinea l’ultimo studio di Morgan Stanley Research, secondo cui un piano coordinato di riforme deisistemi pensionistici e dei conti di risparmio e investimento (SIA) potrebbe liberare fino a 5.500 miliardi di euro di nuovi asset nell’arco di dieci anni. Un volano capace di soddisfare fabbisogno di investimenti privati da 900 miliardi l’anno stimato nel piano Draghi e rilanciare una la competitività del Vecchio Continente di fronte a sfide come l’inverno demografico e la crescita della spesa pubblica.
Nei principali Paesi dell’Eurozona le pensioni pubbliche rappresentano in media oltre il 70% del reddito dei pensionati, una quota doppia rispetto a Regno Unito e Stati Uniti. Questo aspetto, sottolinea il report, non solo grava sui bilanci degli Stati ma espone anche i sistemi previdenziali delle economie coinvolte a un rischio crescente di insostenibilità. In Germania, ad esempio, il tasso di contribuzione pensionistica potrebbe salire di cinque punti percentuali nei prossimi anni e una dinamica simile potrebbe innescarsi anche in Francia o in Spagna. La soluzione, secondo Morgan Stanley, passa dal rafforzamento del secondo pilastroe del risparmio attraverso meccanismi di auto-iscrizione obbligatoria e pacchetti di incentivi fiscali. “Nelle nostre simulazioni”, si legge”, un contributo combinato datore di lavoro-lavoratore del 4% del salario porterebbe a un aumento degli asset pensionistici fino al 20% del PIL e a una riduzione della spesa pubblica per pensioni di 0,4 punti di PIL nel giro di un decennio”.
Portafogli troppo prudenti
Un capitolo dello documento mette in luce anche la composizione del portafoglio medio europeo, ancora fortemente sbilanciato verso asset a basso rendimento. “Circa il 40% della ricchezza finanziaria delle famiglie resta ferma in conti di deposito contro il 13% negli Stati Uniti,” osserva Morgan Stanley. Al contrario, la quota destinata a fondi pensione e azioni i fondi d’investimento è più che doppia oltreoceano. Una situazione che limita il potenziale di rendimento del risparmio e, di riflesso, la capacità del capitale europeo di alimentare la crescita produttiva. Secondo gli analisti, un maggiore orientamento verso strumenti d’investimento strutturati e di lungo periodo consentirebbe di riequilibrare la composizione patrimoniale delle famiglie e rafforzerebbe al contempo i mercati dei capitali europei. Le riforme proposte dalla società puntano proprio a questo: creare un ecosistema integrato dove pensioni, conti di investimento e incentivi fiscali lavorino insieme per indirizzare il risparmio privato verso strumenti produttivi. L’obiettivo non è solo finanziare il welfare, ma anche “rafforzare l’autonomia finanziaria dell’Europa e ridurre la dipendenza dai flussi di capitale esterni”.
Lo studio richiama poi alcuni casi internazionali che mostrano l’efficacia di riforme simili. In Australia, ad esempio, la superannuation introdotta nel 1992 ha fatto lievitare gli asset pensionistici fino al 150% del PIL. In Danimarca, la copertura è invece arrivata al 90% dei lavoratori e gli asset al 180% del prodotto interno lordo mentre la Svezia ha visto il proprio rapporto salire dal 20% al 120% della produzione nel giro di soli trent’anni. Secondo Morgan Stanley, riforme di questo tipo non solo migliorano la sostenibilità del sistema previdenziale ma rafforzano anche i mercati dei capitali. “Nei Paesi dove i fondi pensione sono cresciuti”, viene sostenuto, “il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e PIL è aumentato mediamente di 25 punti percentuali”. E applicando la stessa tendenza all’Eurozona, la banca d’affari stima un aumento della capitalizzazione dal 63% all’88% del PIL nel prossimo decennio.”
Verso una Savings and Investment Union
Lars Klingbeil, ministro delle Finanze tedesco
Il paper dedica spazio anche all’iniziativa europea per la Savings and Investment Union (SIU), che prevede 22 proposte operative tra cui la creazione dei Savings and Investment Accounts (SIA). I nuovi conti, ispirati ai modelli svedese e britannico, consentirebbero di investire in strumenti finanziari diversificati con vantaggi fiscali e contribuirebbe a ridurre la ricchezza che le famiglie europee continuano a tenere ferma nei conti correnti o nei depositi bancari: parliamo di una quota pari al 30% delle risorse finanziare complessivamente disponibili. Tra i Paesi più vicini a una riforma strutturale, gli esperti di Morgan Stanley citano la Germania: qui il ministro delle Finanze, Lars Klingbeil, ha infatti annunciato una proposta di pensione privata entro fine anno con una commissione ad hoc incaricata di definire i dettagli nel 2026.
Una riforma win-win per l’Europa
Gli autori del rapporto concludono che un piano coordinato di riforme pensionistiche e di risparmio individuale rappresenterebbe una vera e propria ‘win-win’ per l’Unione Europea: pensioni più sostenibili, minore peso fiscale e mercati dei capitali più profondi ma anche liquidi e competitivi. “L’Europa ha bisogno di un sistema che renda i risparmiatori parte attiva della crescita economica”, scrivono gli analisti. Che concludono: “Riforme coordinate del risparmio e della previdenza complementare non rappresentano solo un’opportunità di politica sociale ma anche un motore di sviluppo per i mercati dei capitali europei”.
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