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Secondo uno studio di Deloitte e Mefop, i fondi pensione continuano a crescere, ma il loro valore resta pari all’11,6% del Pil, contro il 63,8% del Regno Unito e il 92,3% dei Paesi Bassi. “Ampi margini di crescita”
Per i fondi pensione italiani il 2026 è partito con il piede giusto. Nei primi sei mesi dell’anno le risorse destinate alle prestazioni hanno infatti toccato quota 273,2 miliardi di euro, il 4,3% in più rispetto alla fine del 2025, mentre gli iscritti sono saliti fino a sfiorare gli 11 milioni. A fare i conti è il rapporto ‘La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo’, elaborato dai rappresentanti dei principali comparti pensionistici del Paese con il supporto di Deloitte e Mefop come advisor tecnici. Se i numeri parlano di un sistema in buona salute e in crescita, allargando l’orizzonte la fotografia che emerge è però meno rosea. Il confronto con gli altri Paesi europei mostra infatti che i margini di sviluppo restano decisamente ampi: il peso del comparto sul PIL tricolore è ad esempio ancora molto lontano da quello di Regno Unito e Paesi Bassi, che adottano meccanismi di adesione obbligatoria.
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Numeri i crescita
Secondo il rapporto, a fine 2024 le risorse accumulate dalle forme complementari erano pari a 243,4 miliardi, in crescita dell’8,5% sull’anno precedente. Nel 2025 il sistema ha raggiunto i 10,4 milioni di iscritti, distribuiti su 273 forme pensionistiche, con risorse destinate alle prestazioni pari a circa 262 miliardi. Il dato del primo semestre 2026 conferma quindi un trend positivo.
Il confronto europeo
Tuttavia, il confronto europeo racconta un’altra storia. Lo studio ha infatti messo a confronto undici sistemi pensionistici (Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera), basandosi sui dati Ocse, Eurostat e della Commissione europea, e prendendo il 2024 come anno di riferimento. Ne emerge che mentre Berna, Copenaghen, Amsterdam e Londra possono vantare sistemi complementari maturi, Berlino, Parigi, Roma e Madrid registrano una diffusione della previdenza complementare molto più contenuta. In particolare, nel 2024 gli asset dei fondi italiani si attestavano a 243 miliardi, pari all’11,6% del PIL, contro i 2.360 miliardi (63,8%) del Regno Unito e i 1.700 miliardi (92,3%) dei Paesi Bassi, dove l’adesione è obbligatoria. Sul fronte pubblico, le prestazioni del sistema previdenziale tricolore in essere a fine 2024 ammontavano a 364,1 miliardi, secondo i dati Inps, con un’incidenza della spesa per le pensioni sul prodotto interno lordo in aumento di un punto percentuale, la più alta tra gli Stati analizzati.
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Come investono i fondi
Quanto agli investimenti, nel Vecchio Continente i portafogli risultano composti per la maggior parte di titoli di debito e azioni, con quote diverse di immobili, fondi di investimento e attività alternative, e con una tendenza a puntare di più sull’equity in cerca di rendimenti di lungo periodo. I fondi pensione italiani detengono invece circa 80 miliardi in titoli di Stato (38,5% del patrimonio), la quota più alta del campione, e 35,3 miliardi in altri titoli di debito (17%), percentuale inferiore a quella di Belgio (77%) e Regno Unito (62%).
La chiave è l’educazione finanziaria
Lo studio indica l’educazione finanziaria come condizione per far crescere le adesioni, soprattutto tra giovani, donne e le altre categorie con minore copertura. Nelle scuole, però, i temi previdenziali risultano ancora “poco trattati”, nonostante il 71,3% dei presidi e il 55,4% dei docenti si dica attivo sul tema. Il 21% dei ragazzi indica poi nei social media e negli amici il primo stimolo per iniziare a pensare al risparmio previdenziale.
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Incentivi fiscali e quadro europeo
Dal punto di vista degli incentivi fiscali, il nostro Paese prevede la deducibilità dei contributi, la tassazione agevolata dei rendimenti e un trattamento delle prestazioni via via più favorevole all’aumentare degli anni di partecipazione. Lo studio rileva un “sostanziale allineamento” delle categorie di incentivi tra l’Italia e gli altri sistemi europei e specifica che un’eventuale omogeneizzazione semplificherebbe i futuri interventi e renderebbe più facile il confronto. A livello UE la previdenza complementare ha comunque un ruolo crescente: l’Unione dei risparmi e degli investimenti, la revisione della direttiva IORP II e del regolamento PEPP, insieme alle raccomandazioni su auto-enrolment e sistemi di tracciamento delle pensioni, puntano infatti a rafforzare la partecipazione e a favorire l’integrazione dei sistemi.
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